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Il Settimanale
20/7/2012 - Radici di sale

Inchiesta

"Il sistema rischia di scoppiare"

La denuncia di Domenico Dal Re, presidente Federfarma Emilia-Romagna, che annuncia uno sciopero per salvare il sistema delle farmacie

RAVENNA - di Federica Ferruzzi - I nuovi tagli previsti dal decreto Spending review stanno facendo “saltare” il sistema delle farmacie italiane, mettendo a rischio la stessa distribuzione dei farmaci ai cittadini e `cancellando´ circa 20mila posti di lavoro. Una situazione insostenibile per Federfarma, che ha annunciato uno sciopero per il 26 luglio. Ne parliamo con Domenico Dal Re, presidente Federfarma Emilia-Romagna.

 

Dal Re, quale sarebbe la ricaduta sul nostro territorio qualora passasse il decreto?

“E’ difficile da prevedere, le realtà sono diverse, anche se molte farmacie sono già in sofferenza. A metterle a dura prova saranno anche le prossime aperture indiscriminate, che ne aumenteranno il numero di circa il 30%. I problemi maggiori, ad oggi, sono dati dalla difficoltà di garantire i pagamenti all’Industria. A Ravenna, inoltre,  abbiamo sottoscritto un accordo di distribuzione per conto e abbiamo diminuito la spesa farmaceutica in modo significativo rispetto alla media regionale.

 

Se non cambia nulla procederete quindi con lo sciopero?

“Sì, perché avvertiamo una continua spinta verso il libero mercato. Il servizio farmaceutico è parte integrante del sistema sanitario e non possiamo consegnarlo nelle mani della speculazione.

Se continuiamo così rischiamo di perdere un servizio universale, una delle conquiste più importanti degli ultimi 60 anni che gli americani non sono ancora riusciti ad emulare. Vogliamo inscenare una protesta per formulare una proposta che, da una parte, riduca i costi per il servizio sanitario, dall’altra continui ad assicurare benefici per i cittadini, che continueranno così ad acquistare farmaci sotto casa”.

 

In realtà c’è ancora una speranza, ovvero che il decreto possa essere `corretto´ al Senato, dove è attualmente all’esame della commissione Bilancio. Quali saranno i tempi?

“A breve dovremmo essere ricevuti a Roma per una verifica delle nostre richieste. Quello che chiediamo è che venga applicata una legge del 2010 che prevede un nuovo sistema di remunerazione svincolato dal prezzo. Se non riceveremo garanzie adeguate proseguiremo con lo sciopero”.

 

In Italia molte farmacie stanno chiudendo per fallimento. Qual è la situazione nella nostra provincia?

“I problemi ci sono anche qui, anche se non ci sono situazioni manifeste. La preoccupazione c’è: circa il 10% delle farmacie ha difficoltà a pagare i fornitori. Siamo in un sistema che rischia di scoppiare”.

 

A Ravenna un centro per famiglie adottive

Il progetto al momento è ancora un’idea, ma l’interesse è alto Ne parliamo con la psicoterapeuta Francesca Siboni

 

 

RAVENNA – di Federica Ferruzzi -  Lo scorso 29 giugno, nel negozio Reale Camiceria di piazza Kennedy a Ravenna, è stato compiuto un primo passo verso la costruzione di un centro di assistenza per famiglie adottive. Grazie alla sensibilità dei  proprietari Cristina Lelli e Claudio Romoli, è stato organizzato un incontro rivolto a genitori adottivi condotto da Francesca Siboni, psicologa clinica specializzata in psicoterapia psicoanalitica dell’infanzia, dell’adolescenza e delle famiglie. Francesca ha una lunga esperienza nella formazione di operatori socio-educativi e sanitari nel campo dell’età evolutiva. Titolare di una borsa di ricerca sui servizi post adottivi all’Università di Modena e Reggio Emilia, collabora da alcuni anni con Ugo Uguzzoni, professore associato di Psicologia clinica alla stessa Università, anche lui presente alla serata. Insieme hanno firmato il libro dal titolo “La triade adottiva. Processi di filiazione e affiliazione” pubblicato da Franco Angeli.

Siboni, qual è la realtà adottiva a Ravenna? Quali sono le difficoltà che le vengono maggiormente segnalate?

“Non dispongo di numeri ma posso dire che l’argomento è molto sentito. All’incontro in Reale Camiceria hanno partecipato alcune coppie di genitori che hanno segnalato, principalmente, problemi legati alla quotidianità. Questo è molto normale, e rappresenta una difficoltà frequente. Quello che viene richiesto non è di ottenere strumenti per lavorare su un sintomo preciso, ma la necessità di seguire una quotidianità a lungo termine. I problemi maggiori, infatti, emergono durante l’adolescenza e nel percorso scolastico”.

Quanto è importante avere un punto di riferimento?

“Direi che è fondamentale. L’attenzione per il post-adozione sta nascendo ora; il malessere diffuso tra i genitori deriva da una necessità di ascolto che viene disattesa. Per questo stiamo lavorando alla realizzazione di un centro privato in cui ricevere assistenza sul lungo periodo, durante il cammino con i propri figli. Il problema principale per queste famiglie è infatti quello di una verifica del proprio percorso. L’adozione è un fatto sociale e i genitori, spesso, sentono il bisogno di una ‘verifica’ a distanza di tempo”.

“La Triade adottiva”: dal titolo si evince che i protagonisti dell’adozione sono tre…a chi si rivolge?

“Sì, si tratta della famiglia adottiva, del bimbo adottato e della famiglia biologica. Il libro non è rivolto solo agli ‘addetti ai lavori’ ma anche ai genitori, perché invita a riflettere e a valorizzare la propria esperienza emotiva con il bimbo adottato”.

 

“Da noi l’assistenza non si improvvisa”

Il direttore dell’Opera di Santa Teresa, Don Paolo Pasini, replica agli attacchi del sindacato Uilfpl

 

 

RAVENNA - di Federica Ferruzzi - Incapacità organizzative e scarse dotazioni organiche. Sono queste le principali accuse da parte del sindacato Uilfpl di Ravenna uscite nei giorni scorsi ai danni dell’Opera di Santa Teresa. Un fulmine a ciel sereno per l’Istituto, che ha tenuto a ribadire il prezioso lavoro ‘professionalmente valido e affidabile’ svolto negli anni e che ha deciso di rispondere alle critiche tramite il direttore Don Paolo Pasini.

 

Pasini, il sindacato Uilfpl vi ha accusato di condurre una cattiva gestione dell’Opera. In particolare le critiche si concentrano sulla carenza del personale e su una gestione precaria, con un’organizzazione da ‘giorno per giorno’. Cosa risponde?

“Parto dal presupposto che siamo in un momento di cambiamento e di trasformazione della struttura, che da una dimensione più approssimativa si sta dando un’organizzazione più razionale. Questo anche per evitare sprechi, dal momento che non riceviamo alcun tipo di contributo. In merito alla gestione, qualsiasi disguido eventualmente riscontrato non può giustificare un attacco come quello che ci è stato sferrato. Credo che il sindacato abbia confuso l’Opera con la Cooperativa”.

 

Le critiche sono infatti rivolte anche alla cooperativa Terzo Millennio a cui avete affidato l’attività assistenziale. Quali sono i rapporti?

“La Cooperativa, che da oltre dieci anni segue la gestione del servizio alla persona e di pulizia dei locali, sta mettendo in atto nostre indicazioni. Pertanto è normale riscontrare eventuali ‘sbavature’. Attacchi di questo tipo, però, sono a dir poco sconcertanti. Inoltre non è vero che ci sia una carenza di personale. Le nostre assunzioni variano a seconda delle esigenze. In pochi mesi abbiamo dato lavoro ad una decina di infermieri che svolgono la loro attività h24.

Attualmente all’interno dell’Opera sono impegnati oltre 200 dipendenti ed è normale che, in una fase di riorganizzazione, si possano verificare inceppamenti’”.

 

Secondo il sindacato gli operatori non sono preparati…

“Dalle accuse sembra che l’assistenza venga improvvisata, ma vorrei ricordare che l’Opera è attiva da ottant’anni. All’interno nessuno ‘va allo sbaraglio’, in quanto esiste un piano di lavoro ben preciso. Chi entra per la prima volta segue un percorso di affiancamento con esperti a più livelli”.

 

Da dove nasce, secondo lei, questo attacco?

“Stiamo valutando i motivi di questa presa di posizione da parte del sindacato e daremo una risposta in merito appena ci sarà possibile”.

 

 

Un bracciale contro l’alzheimer

Il progetto di Pubblica Assistenza per aiutare le persone affette da deficit di orientamento

 

RAVENNA - DI SiPi - La Pubblica Assistenza di Ravenna presenta “Il Bracciale di Diogene”, uno strumento di ultimissima generazione dotato di sistema satellitare che permette di rintracciare, contattare e proteggere le persone ammalate di alzheimer affette da deficit di orientamento. Il presidente Dino Guerra avverte che i familiari degli utenti del servizio potranno, in ogni momento, contattare la sala operativa che si trova presso la sede della Pubblica Assistenza di via Meucci, per rilevare la posizione della persona da rintracciare e monitorarne gli spostamenti fino al ritrovamento. Il servizio è a disposizione delle famiglie di chiunque sia a rischio di smarrimento, ma anche di case di riposo per anziani e dei Servizi sociali. Dal prossimo anno è anche previsto un servizio specifico per prevenire lo smarrimento di bambini in spiaggia. Chi fosse interessato a saperne di più può contattare la Pubblica Assistenza in via Meucci, 25 a Ravenna, oppure telefonare allo 0544-400888. L’apparecchiatura, sostanzialmente un apparecchio GPS, è un bracciale antirimozione ed antitaglio, impermeabile fino a 10 metri di profondità dotato di un tasto di allarme che il portatore può azionare in caso di difficoltà o pericolo. In dotazione anche altre funzioni come “Drive me home”, portami a casa e “Reminder”, avviso di messaggio. Il costo dell’apparecchiatura è di circa 290 euro complessivi e la gestione della “sorveglianza” da parte della Pubblica Assistenza circa 30 euro.

 

 

 

Bilanci

Avis: 727 nuovi donatori

 

PROVINCIA– Di BG - Da oltre 25 anni  l’Avis  provinciale  di Ravenna offre e chiede collaborazione alle scuole della provincia di ogni ordine e grado. Agli incontri organizzati da Avis nelle scuole superiori si sono presentati circa 300 studenti “e negli otto mesi di cui si compone l’anno scolastico - illustra Giovanni Zanzi, responsabile Avis provinciale per i rapporti con le scuole - la statistica dei nuovi donatori ne indica 727 di cui ben 244 con età dai  18 ai 20 anni (33,5% ) ed altri 170 con età dai 20 ai 30 anni (23,4%). Credo di poter affermare che i giovani hanno voluto dimostrarsi veramente campioni di solidarietà e che all’Avis la promozione fra i giovani sta dando risultati veramente soddisfacenti”.  Durante l’anno scolastico appena terminato, in accordo con i docenti referenti per la salute e con il benestare del dirigente scolastico, l’equipe medica Avis ha potuto sostare con l’autoemoteca nei seguenti istituti superiori della provincia: ITI / IPSIA “BUCCI” Faenza; “PERSOLINO-STROCCHI” Faenza; “A.ORIANI” Faenza; Licei “TORRICELLI-SEVERI” Faenza; ITCG “Compagnoni” Lugo; IPS “Stoppa” Lugo; ITI “Marconi” Lugo; IPSIA ”Manfredi” Lugo; Liceo Artistico “L. NERVI” Ravenna; ITC “GINANNI” Ravenna e IPS Alberghiero “ARTUSI” Riolo Terme.

In alcune delle scuole sopra elencate l’autoemoteca ha dovuto sostare per due mattinate onde soddisfare le richieste dei numerosi studenti. Nei  tre ordini di scuole gli interventi si differenziano a seconda degli interessi degli studenti, ma hanno alla base gli stessi  obiettivi: fornire informazioni sanitarie e sociali, formare una coscienza solidale sulla donazione gratuita di sé, suggerire comportamenti e stili di vita tesi a salvaguardare al massimo la propria salute. È proprio nelle ultime classi delle scuole superiori  che si concretizza il raggiungimento degli obiettivi. “L’alto numero dei nuovi donatori che hanno una età compresa fra i 18 e i 20 anni (28-30%) evidenzia che tanti  giovani  desiderano dimostrare in modo trasparente la propria responsabilità e solidarietà - conclude Zanzi - e ci dicono quanto sia più facile avvicinarsi alla donazione nell’ambiente quotidiano dove il gesto evidenzia aspetti sociali e formativi”.