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Il Settimanale
2/7/2010 - Figli di un Dio minore?

Inchiesta

Non avrai altro Dio all'infuori di me

Nella provincia con oltre 200 chiese vivono centinaia di ortodossi e cristiani non-cattolici

Intanto apre il cantiere della prima moschea

Di Matteo Cavezzali e Silvia Manzani

"Non avrai altro Dio all'infuori di me", recita il primo comandamento. "Ma di quale Dio, del tuo o del mio"? L'apertura del cantiere per la costruzione della prima moschea di Ravenna ha scatenato una grande polemica politica e c'è chi ha accusato la moschea di essere contro la cultura cristiana storicamente radicata in queste terre. In provincia esistono 217 chiese cattoliche (71 a Ravenna, 13 a Bagnacavallo, 1 a Bagnara, 13 a Brisighella, 9 a Casola Valsenio, 10 a Castel Bolognese, 10 a Cervia, 4 a Conselice, 6 a Cotignola, 46 a Faenza, 4 a Fusignano, 20 a Lugo, 3 a Massa Lombarda, 6 a Riolo Terme, 6 a Russi, 1 a Sant'Agata sul Santerno, 7 a Solarolo), ma la religione cattolica non è l'unica ad esistere nel ravennate. Ci sono infatti molte minoranze religiose con i propri fedeli e i propri luoghi di culto di cui nessuno si è mai preoccupato. Abbiamo creato una mappatura delle principali religioni presenti in provincia e delle loro chiese e templi, scoprendo che ci sono molti più "dei" di quello che si pensa.

MOSCHEA: SI PARTE

Dopo mesi di polemiche e anche di più, la comunità islamica di Ravenna ha finalmente inaugurato, domenica scorsa, i cantieri della moschea che sorgerà in zona Bassette. I lavori per la realizzazione del luogo di culto tanto osteggiato da alcuni settori della città, dunque, sono iniziati. Tanto che i diretti interessati sperano di inaugurare almeno la sala preghiere per dicembre prossimo. A parlare a nome della comunità musulmana sunnita del comune ravennate è Ahmes Basel, presidente del Centro di cultura e studi islamici della Romagna: "Un vero censimento non è mai stato fatto. Ma contiamo di rappresentare circa 5mila persone, solo a Ravenna. Altri centri come i nostri sono a Lugo, Faenza, Fusignano". Tra le nazionalità più numerose compaiono senegalesi, marocchini, albanesi: "Nell'ultimo periodo, però, abbiamo notato un buon numero di fratelli del Bangladesh". Ma Basel preferisce non soffermarsi sulle etnie: "Quando andiamo alla Mecca, siamo tutti musulmani. La stessa cosa succede qui, la religione ci unisce sotto un unico credo, paese di origine che sia". Del resto non mancano gli italiani di religione islamica che si ritrovano insieme agli altri, di origine straniera, nella sede provvisoria di via Ravegnana. Un luogo che non ospita solo i momenti di preghiera, ma una miriade di attività culturali, aperte a tutti: "Organizziamo corsi di lingua araba e lingua italiana, teniamo rapporti con tutte le associazioni del territorio, facciamo volontariato, partecipiamo in modo attivo alle manifestazioni che si tengono in città, promuoviamo incontri". Un lavoro che, sostiene Basel, non resta confinato alla cerchia dei musulmani: "Alle nostre attività partecipano anche italiani. Per noi il concetto di integrazione non esiste. Siamo parte di questa città, siamo uno dei suoi tanti colori. Alcuni di noi vivono qui da trent'anni, hanno la cittadinanza, i nostri figli sono cresciuti a Ravenna. Non stiamo parlando di integrazione ma di religione".

ORTODOSSI ROMENI E RUSSI

Un centinaio di persone alla Messa delle 9 e mezza la domenica, fino a mille in occasione di Pasqua, Natale, Pentecoste. Sono i romeni che frequentano San Giorgio, la chiesa ortodossa che sorge nella piazzetta degli Ariani, accanto al Battistero. La loro guida spirituale da sette anni è il 35enne Dan Gavril Vesea, che ha un lavoro come guida turistica, una moglie e tre bambini. Parla un italiano quasi perfetto, ha studiato in Vaticano ed è poi approdato a Ravenna, dove ha trovato le porte spalancate da parte della Curia locale: "In città sono stato accolto bene, anche i non romeni ci vedono di buon occhio perché abbiamo valorizzato una chiesa abbandonata e che ora è invece inquadrata nel giro dei turisti". La collaborazione con il vescovo don Giuseppe Verucchi è ormai per Dan Vesea un fatto assodato: "Gli ortodossi hanno vissuto per undici secoli con i cristiani, abbiamo in comune un patrimonio immenso, tra cui i sette sacramenti. Capita che ci incontriamo con il vescovo, soprattutto durante la settimana che celebra l'unità dei cristiani, in gennaio". La comunità rappresentata da Vesea è molto giovane: più della metà è sotto i 35 anni. Tra di loro, anche italiani, in virtù del fenomeno delle famiglie miste. Molti i bambini, che frequentano anche il catechismo. Tra le attività settimanali ci sono i vespri, le preghiere per i malati, l'estrema unzione. Martedì scorso, invece, è stato celebrato il digiuno in occasione dei Santi Pietro e Paolo. Quello che preme al parroco è il lavoro di integrazione della sua comunità in tutto quello che significa vivere in Italia, ma senza le degenerazioni del caso: "Dico sempre loro che dai fiori dobbiamo prendere il miele. La strada del mero materialismo occidentale è sbagliata. Io voglio che si inseriscano nel mondo in cui sono ma che abbiano ben presenti i pericoli".

Gli ortodossi di nazionalità russa, ucraina e moldava si riuiscono invece, dal luglio dello scorso anno, nella chiesa dei Santi Simone e Giuda, in circonvallazione Piazza D'Armi. Già da qualche anno la comunità ortodossa russa voleva disporre di un proprio luogo di culto, di cui aveva fatto richiesta alla Curia arcivescovile e al Comune.

EBREI: "DI COGNOME MI CHIAMO RAVENNA"

Motivi storici ed economici hanno allontanato nei secoli gli ebrei dei territori ravennati. Ravenna, comunque, la sua rappresentanza ce l'ha lo stesso nel rabbino Luciano Caro, punto di riferimento per la comunità ferrarese e romagnola: "Al massimo, a Ravenna, ci saranno quattro o cinque persone di religione ebraica. Quelle poche sono solite venire a Ferrara, dove c'è una comunità organizzata e molto consistente". Ma in passato dev'essere stato molto diverso: "Molte famiglie che conosciamo, di cognome si chiamano Ravenna. Questo sta a spiegare che secoli fa, ci devono essere stati dei nuclei stanziati anche da voi". Luciano Caro, comunque, Ravenna la conosce bene: "Per dibattiti, conferenze e tavole rotonde, vengo almeno due o tre volte al mese".

MORMONI IN BICICLETTA

I mormoni sono i fedeli della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni fondata da Joseph Smith Jr. nel 1830 nello stato di New York. A Ravenna conta una cinquantina di fedeli e due missionari. I missionari sono ragazzi americani che girano sempre con la camicia bianca, in bicicletta con il casco e vanno di casa in casa a "fare proseliti". "Con tutta la comunità ci incontriamo ogni domenica per tre ore – racconta il missionario "anziano" Matley del New Mexico -. Discutiamo di Vangelo e dottrina, teniamo la messa e cantiamo con i cinquanta fedeli. Sono soprattutto italiani, ma ce ne sono alcuni dell'Albania, Germania, della Nigeria e del Ghana. La nostra chiesa è in via Ravegnana 142/D. Noi missionari siamo due – prosegue Matley con tono molto cordiale e un forte accento americano -. Rimaniamo in Italia due anni, cambiando città ogni 4/6 mesi. Spieghiamo la nostra religione e chiediamo alle persone di pregare". E la gente come reagisce? "Ci prendiamo tante porte in faccia – sospira Matley -. Ma altri ci aprono, ascoltano e sono contenti di vederci".

DUEMILA TESTIMONI DI GEOVA

I Testimoni di Geova sono un movimento religioso cristiano derivato dalla congregazione fondata nel 1870 in Pennsylvania (USA) da Charles Taze Russell. I Testimoni presenti in provincia sono circa 1.800, di cui 800 solo a Ravenna. Vi sono due sedi, dette "Sale del Regno" a Ravenna in via Marconi e a Punta Marina in via Portone, in cui si ritrovano due volte alla settimana per le loro riunioni, leggendo e commentando l'edizione della Bibbia da loro curata. Il prossimo congresso dei Testimoni di Geova si terrà a Imola in via Pastore 1, dal 9 all'11 luglio. Quali le loro credenze? "I Testimoni di Geova fanno parte di una religione cristiana presente in tutto il mondo e si impegnano per parlare ad altri di Dio, il cui nome è Geova, e di suo Figlio, Gesù Cristo - spiega il referente locale Claudio Pasi -. I Testimoni si rifanno al modello del cristianesimo del I secolo. Credono che oltre a farci avvicinare di più a Dio, vivere secondo i princìpi della Bibbia dia un senso alla vita, promuova forti vincoli familiari e aiuti le persone a divenire cittadini onesti e produttivi. I testimoni di Geova si trovano a ogni livello sociale. Non vivono fisicamente appartati da chi non condivide la loro fede. Vivono, lavorano e vanno a scuola con persone di ogni fede religiosa con cui mantengono rapporti cordiali. I testimoni di Geova seguono l'esempio di Gesù di ‘non fare parte del mondo' nel senso di evitare le controversie e i pregiudizi contrari allo spirito cristiano che oggi dividono l'umanità. Pur non facendo vita ascetica, evitano gli eccessi legati alla ricerca dei piaceri, della ricchezza e della preminenza. Come indicato nel Vangelo di Giovanni 17:15, 16; 1 e Giovanni 2:15, 16. I testimoni di Geova si interessano vivamente del benessere dei giovani. Geova Dio attribuisce grande valore all'adorazione che gli viene resa dai giovani e desidera che siano felici. (Salmo 110:3; Ecclesiaste 11:9, 10) Anche Gesù mostrò sincero interesse  per i giovani. (Matteo 19:14) I testimoni di Geova considerano i giovani fedeli degli esempi da imitare. (Timoteo 4:12)".

EVANGELICI DAL 1961

La Chiesa Cristiana Evangelica di Ravenna via Ravegnana 38/B esiste dal 1961, quando arrivarono a Ravenna dagli USA i coniugi Paul Lawrence e Margaret MacKnight. "La nostra chiesa - spiega Germano Zannoni ‘anziano' - è frequentata da circa una trentina di persone, la riunione più importante è il culto per il Signore Gesù Cristo alla domenica mattina nella sala di via Ravegnana. Durante la settimana ci sono incontri di preghiera e studio della Parola (Bibbia) sia presso la sala che nelle case private. Ci sono anche incontri dedicati ai bambini e ai giovani. Abbiamo poi incontri con le chiese evangeliche delle città vicine. La chiesa è attualmente condotta da due responsabili (‘anziani')".

"La denominazione ‘evangelici' deriva dal fatto che crediamo a tutto quello che viene insegnato nell'Evangelo - spiega un fedele - che, in quando parte della Bibbia è quindi Parola di Dio che noi utilizziamo come guida per la nostra vita. Le radici del credo evangelico risalgono a un'epoca molto più antica di Lutero o dei Valdesi; esse sono basate sulla persona di Gesù Cristo che conosciamo per mezzo del Vangelo.
A partire dai primi discepoli di Gesù, sono sempre esistite delle persone che hanno seguito la Sua Parola. Per questo spesso nella storia degli evangelici sono chiamati ‘gli uomini del Libro'.
Basta entrare in una chiesa evangelica per capire il motivo di questa definizione: non c'è altare, ma al suo posto un pulpito, che è essenzialmente un piano d'appoggio per la Bibbia, perchè la spiegazione di passi biblici costituisce la parte centrale del culto. Inoltre, non c'è più bisogno di un altare, perchè Cristo ha compiuto l'unico sacrificio necessario 2000 anni fa, morendo sulla croce per i nostri peccati".

I VALDESI VANNO A RIMINI

La chiesa valdese non ha sedi a Ravenna, ma Lidia, la moglie del Pastore Arrigo Boldes, ci racconta che alcuni da Ravenna e da Cervia frequentano la chiesa Evangelica Valdese di Rimini in via Trento 61. "Vengono una trentina di persone al culto della domenica alle 10.30, tra cui un professore di liceo, una donna con il figlio e alcuni altri da Ravenna e Cervia. Siamo l'unica chiesa valdese della Romagna".

NEOCATECUMENALI "VIETATI" A LUGO

I neocatecumenali sono cristiano-cattolici che compiono un cammino spirituale neo-catecumenale e applicano la Bibbia in modo molto rigoroso. Per questo hanno solitamente famiglie numerose, alcuni arrivano ad avere una decina di figli. Il cammino neocatecumenale è nato in Spagna a metà anni '70 fondato dal pittore Kiko Argüello e Carmen Hernández ed è stato riconosciuto ufficialmente da Papa Giovanni Paolo II come parte integrante della religione Cristiano Cattolica nel 2002. La troppa autonomia dei neocatecumenali rispetto ai ranghi ecclesiastici non è però ben vista da molti vescovi. A Lugo c'è una delle comunità più numerose d'Italia, ma dall'estate scorsa, pare a causa di uno screzio con il Vescovo di Imola, a cui Lugo fa riferimento, è stata definitivamente sciolta. Ora i neocatecumenali di Lugo proseguono il loro cammino divisi nelle comunità di Bologna e di Ravenna dove si incontrano il sabato sera alle 21 alla chiesa di Santa Maria in Porto in via di Roma, in una messa frequentata da una cinquantina di fedeli ogni settimana.

I BUDDISTI CHIUDONO IL TEMPIO

Il primo tempio di Buddhismo Theravada in Emilia-Romagna a Ravenna in Via Giuseppe Savini 23 era nato nel 2007 guidata da un monaco tailandese e legato all'associazione di Buddhismo Theravada chiamata "La luce del Dhamma" di Bologna. Il Buddhismo Theravada è la forma di buddhismo dominante nell'Asia meridionale e nel Sud-est asiatico, in modo particolare in Sri Lanka, Thailandia, Cambogia, Myanmar e Laos. È la più antica scuola buddhista tra quelle tuttora esistenti, originata da una delle prime e più importanti scuole nate dall'insegnamento di Siddhartha Gautama. Nel 2009 però il centro ha chiuso i battenti a causa degli alti costi di gestione dell'affitto e i pochi buddisti di Ravenna sono attualmente orfani di un tempio.