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Il Settimanale
9/4/2010 - Dopo le elezioni

Cronaca Ravenna

La centrale a biomasse di Russi: risorsa o pericolo?

Due esperti a confronto su un progetto che ha spaccato l’opinione pubblica

di Matteo Cavezzali

RUSSI- La riconversione dell’ex-zuccherificio Eridania di Russi in una centrale a biomasse iniziata dalla scorsa Amministrazione di Vanicelli e proseguita dalla nuova giunta Retini ha creato numerose polemiche. Abbiamo intervistato due tecnici di nota caratura per dare due valutazioni del progetto.

Carlo Manganelli, Project Manager di Powercrop SpA la società che si sta occupando della riconversione.

Come funziona una centrale a biomasse?

L’energia, termica o elettrica, può  essere  prodotta  da  un  impianto alimentato  da  fonti fossili come il carbone, il petrolio, l’uranio oppure da  fonti  rinnovabili  (cioè che si rigenerano in un tempo breve) come il vento, il sole, le biomasse. Le più importanti tipologie di biomassa sono derivanti da colture dedicate: lignocellulosiche  (come  il  pioppo)  e  oleaginose (come il girasole o la soya). Altra importante tipologia di biomasse sono i residui delle attività umane (residui  legnosi,  scarti  dell’industria agroalimentare, eccedenze agricole, scarti delle aziende zootecniche).

I metodi  per  produrre energia a partire da una biomassa si basano sulla combustione  del  carbonio presente. La differenza sta nella valorizzazione del combustibile. Ad esempio, se un materiale ha molto carbonio e poca acqua è adatto per essere bruciato per ottenere calore o elettricità (come la  legna); se ha molto azoto ed è molto umido, può essere sottoposto a un processo biochimico che produce metano (come i reflui zootecnici); infine, combustibili liquidi adatti ad essere utilizzati nei motori diesel possono essere ottenuti da particolari specie vegetali (oleaginose).

Quale tipologia di biomasse utilizzerà la centrale di Russi? In quale quantità?

Il Polo a Energie Rinnovabili di Russi è composto da:

1. Centrale elettrica a vapore alimentata a biomassa lignocellulosica da circa 30 MWe

2. Centrale elettrica a biogas alimentata da insilato di mais e deiezioni suine da circa 1 MWe

3. Impianto fotovoltaico da circa 300 KWp

La centrale elettrica a vapore verrà alimentata da circa 270.000 t/a di legno cippato proveniente esclusivamente da filiera agricola (pioppo) e da manutenzioni boschive in modo da garantire la tracciabilità della materia prima.

La centrale elettrica a biogas verrà alimentata da circa 18.000 t/a di cereali e da circa 26.000 t/a di reflui zootecnici prodotti dagli allevamenti suinicoli della zona.

Che dimensioni avrà la centrale di Russi?

Il Polo a energie rinnovabili di Russi sorgerà nello stesso luogo occupato per tanti anni dallo zuccherificio in un’area di circa 16 ettari posta accanto alla rimanente attività di confezionamento dello zucchero di proprietà di Eridania Sadam.

Quando inizieranno i lavori? Quando entrerà in funzione?

Sta per essere completato il processo di valutazione di impatto ambientale e attendiamo nei prossimi mesi il termine dell’iter regionale per l’autorizzazione alla realizzazione del polo energetico di Russi. I lavori dureranno poi circa 30 mesi e quindi è presumibile pensare che la centrale possa iniziare a produrre effettivamente energia solo nel 2013, sempre che tutto fili liscio.

Pensa che possa causare danni all’ambiente e alle persone?

Come lei sa meglio di me, qualsiasi attività umana, dalla più semplice alla più complessa, comporta degli impatti sull’ambiente in cui viviamo. Quello che dobbiamo valutare è se gli impatti derivanti dal Polo Energetico possono provocare modifiche all’ambiente tali da causare danni alle persone. Se questa è la domanda la risposta è: no. Per fare un paragone che ogni cittadino di Russi potrà facilmente valutare autonomamente le posso dire che gli impatti provocati dal polo energetico saranno di gran lunga inferiori rispetto a quelli a suo tempo provocati dallo zuccherificio.

Perché secondo lei una parte della cittadinanza è contraria al progetto?

Certamente, siamo stati oggetto di polemiche locali in cui persone hanno attuato un’opera di disinformazione con l’intento di creare un allarmismo ingiustificato. Naturalmente, siccome ogni azione compiuta per alti ideali nasconde sempre un interesse più pratico, mutuando la saggezza dei latini bisogna chiedersi: “cui prodest”, a chi giova? Non volendo entrare nelle polemiche locali, non si è potuto trasmettere compiutamente i valori positivi insiti nel nostro progetto che possono portare benefici sia di carattere generale sia locale. Dal punto di vista generale un Polo energetico così concepito oltre a ridurre la quantità di anidride carbonica immessa nell’aria contribuendo al raggiungimento degli obiettivi dichiarati nel protocollo di Kyoto, riduce la dipendenza energetica italiana da fonti provenienti dall’estero. Dal punto di vista locale la creazione di una nuova filiera agroindustriale consente di creare ricchezza riversando sul territorio risorse che sarebbero comunque destinate altrove. In un momento così difficile per le imprese operanti sul territorio, il nostro investimento porta una boccata di ossigeno difficile da trascurare. Infine un’ultima notazione: dobbiamo toglierci dalla testa l’ecomostro che emette fumane tipo “antro di Vulcano”. Il nostro impianto è all’avanguardia dal punto di vista tecnologico e bello dal punto di vista architettonico. E’ integrato nel territorio con la valorizzazione dei reflui zootecnici della zona e il teleriscaldamento disponibile per area artigianali o residenziali. Sarà un punto di riferimento importante per le scolaresche e gli studenti universitari. La sfida che ci è stata lanciata a suo tempo dagli amministratori comunali è di dover dimostrare che non è necessario andare in Danimarca o in Svezia per vedere un impianto a biomasse fatto come si eve. La sfida sarà vinta.

Gianni Tamino, biologo di fama internazionale e docente di Biologia generale e di Fondamenti di Diritto ambientale al Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova ed espoente della Federazione dei Verdi.

Come valuta il progetto di riconversione dell’ex zuccherificio in una centrale a biomasse?

E’ discutibile la decisione europea di bloccare di fatto la produzione italiana di zucchero da barbabietole, ma certamente non è una valida soluzione proporre in alternativa la produzione di energia elettrica da biomasse.

Infatti le biomasse coltivate possono essere considerate energie sostenibili e rinnovabili solo se l’energia ricavata è superiore a quella impiegata per la coltivazione e se non si riduce la produzione di cibo necessaria a sfamare la popolazione umana.
Ma l’agricoltura industriale utilizza molta energia di origine fossile, sotto forma di fertilizzanti, pesticidi ed energia per la lavorazione del terreno, per i trasporti, per l’irrigazione, per trasformazioni, ecc. Secondo Mario Giampietro dell’ Istituto Nazionale della Nutrizione e David Pimentel del College of Agriculture and Life Sciences negli Stati Uniti sono necessarie fino a 10 calorie di energia fossile per produrre una caloria di cibo consegnato al consumatore. Questi dati dimostrano che la superficie destinata all’agricoltura industrializzata non solo non è in grado di assorbire la CO2, come potrebbe farlo un bosco di dimensioni equivalenti, ma anzi produce più CO2 di quanta possa assorbire.
Inoltre, dato il basso rendimento energetico delle piante (meno dell’1% dell’energia solare è accumulata nella biomassa vegetale) e i consumi di energia fossile per coltivarle, il bilancio energetico rischia di essere negativo. Mario Giampietro, in un Convegno tenuto a Padova nel 2006, ha spiegato che per coprire il 10% dei consumi energetici italiani servirebbe una superficie tre volte superiore alla terra attualmente arabile nel nostro paese, che non ha eccedenze di cibo prodotto, ma anzi importa cereali dall’estero.
In realtà dal punto di vista energetico ed ambientale le centrali a biomasse sono un fallimento e lo sarebbero anche dal punto di vista economico, se non fossero finanziate con incentivi pagati da noi contribuenti (CIP6 e certificati verdi).

Che differenza c’è tra una centrale a biomasse classica e quella di Russi?

Il problema è che non ha senso, per quanto sopra esposto, produrre energia elettrica da biomasse, le uniche centrali a biomasse, che possono essere utili, sono piccole centrali per produrre calore con gli scarti della lavorazione del legno (come in Trentino o in Alto Adige).

Pensa che possa causare danni all’ambiente e alle persone?

Ogni centrale che brucia biomasse produce inevitablmente inquinamento sotto forma di fumi che escono dal camino. Nel caso specifico della centrale proposta a Russi questo inquinamento può essere quantificato, sulla base dei dati forniti dall’azienda, in oltre 16 tonnellate all’anno di polveri sottili (micro e nano-polveri), oltre 320 tonnellate all’anno di ossidi d’azoto e oltre 16 tonnellate all’anno di composti organici di carbonio, tra i quali composti cancerogeni e molto tossici, come idrocarburi policiclici e diossine (di cui, però l’azienda non parla).

Quali migliorie potrebbero essere apportate al progetto? Pensa sarebbe meglio sostituirlo con un progetto alternativo?

Non si tratta di apportare migliorie, dato che qualunque combustione di biomasse produce inquinamento con una limitata produzione di energia, non sostenibile. Qualunque filtro o altro dispositivo per ridurre l’inquinamento ha effetti molto modesti.
Sicuramente avrebbe più senso produrre energia con metodi più sostenibili e fonti veramente rinnovabili (come quella solare), ma soprattutto avrebbe senso consumare meno energia, risparmiandola ed aumentando l’efficienza dei sistemi che la consumano.