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Il Settimanale
5/3/2010 - 8 marzo: ci siamo ancora

Sport

Sport in rosa

Si allenano, sperano, vivono il loro tempo

con l’entusiasmo della giovane età

Di Alessandro Zauli

RAVENNA - La festa della donna è spesso l’occasione per parlare dei diritti, della parità dei sessi ed organizzare iniziative ad hoc. Poi, spentesi le luci dell’8 marzo, le cose rimangono come prima e tutte le promesse restano lettera morta.

Abbiamo intervistato quattro sportive, che vivono i problemi del quotidiano e fanno sport con tenacia raggiungendo buoni risultati, affrontando problemi reali della vita di tutti i giorni.  Le persone, a nostro parere, più indicate per parlare di sport al femminile.

Oh capitano mio capitano

Marinella Piolanti, 36 anni, capitana dell’ACFD Dinamo Ravenna, serie A/2 di calcio femminile, ci parla della situazione a Ravenna.

“Siamo poco considerate dalla città;  in occasione dello scontro col Cervia, squadra con la quale stiamo lottando per la seconda posizione, che vale anch’essa la promozione in serie A1, abbiamo chiesto di poter giocare la partita allo stadio Benelli, anche in considerazione del fatto che la gara sarebbe stata ripresa dalle telecamere di Rai Sat; per vari motivi c’è stato un rifiuto e abbiamo dovuto giocare la partita a Cervia allo stadio dei Pini. In pratica una partita che dovevamo disputare in casa , alla fine è stata giocata in trasferta”.

Quanto pubblico vi segue?

“Col Cervia c’era molta gente, era una partita importante come già detto. Di solito invece vengono parenti, amici, poca gente. Noi in genere giochiamo la domenica pomeriggio a Punta Marina alle 15”.

E’ dura conciliare il lavoro con lo sport?

“Certo che lo è! Lavorare otto ore e poi allenarsi dalle 20.30 alle 22.30 non è semplice. Si pensi poi che ci sono ragazze che vengono da Ferrara e Verona; il bello delle donne è però che se fanno calcio lo amano proprio, anche nelle bambine si vede già chi lo ama e da tutta se stessa”.

Concretamente cosa vorresti dall’8 marzo?

“Che ci fosse la stessa considerazione che c’è per il calcio maschile. E comunque per lo sport in generale. Il calcio femminile ovviamente ne risente in maniera particolare, oscurato dal calcio maschile- forse perchè è anche lo sport nazionale- ma comunque la sezione femminile di ogni sport in genere è considerata meno di quella maschile”.

Cosa rispondi a chi dice che il calcio femminile non è spettacolare?

“Che ignorano la materia, è ovvio che se pensano di trovare da noi le stesse prestazioni dei colleghi maschi (la stessa forza,  potenza, velocità e altro ancora), sono fuori strada: è un calcio di certo diverso,ma, a mio parere, altrettanto valido e spettacolare. Io alleno gli esordienti del Classe 1997 e alcuni allenatori di quel settore giovanile sono venuti a vederci e si sono divertiti, probabilmente perchè provenendo dal calcio giovanile hanno un approccio mentale diverso e meno prevenuto”.

Cosa auspichi per la tua disciplina?

“Il calcio femminile deve continuare ad impegnarsi come fa adesso, bisognerebbe parlare coi genitori per avvicinare le bambine a questa disciplina perchè lo stereotipo è che chi gioca a calcio sia un “maschiaccio”, io ho una bimba di 11 anni, un’altra giocatrice ha un figlio di 14 e amano tutti lo sport. Il calcio femminile è uno sport come un altro, anche se da quando gioco e sono circa 22 anni di cose migliorate ne ho viste poche”.

L’imperatrice ritorna

Monia Laghi 28 anni gioca nell’Ottima Teodora, serie C pallavolo femminile.

Qual è lo stato di salute della pallavolo a Ravenna?

“Abbiamo delle buone strutture, ci alleniamo e giochiamo al Pala Mattioli, l’unico problema è che ci sono molte società. Per quanto riguarda il pubblico poca gente, amici, parenti, fidanzati, più qualche altra persona ancora attratta dal nome Teodora”.

Vi pesa il nome glorioso che portate, un nome che evoca grandi giocatrici, scudetti, coppe europee?

“Prima di Natale, durante una partita una nostra compagna è stata sostituita e ci sono stati cori del pubblico che invocava il cambio; non ci ha fatto molto piacere che si contestasse in quel modo una ragazza. Nel nostro sito sul blog sono apparsi commenti di persone che ci accusava di non essere all’altezza del nome che portiamo, di non avere questo orgoglio e altro ancora; io sono molto orgogliosa di portare il nome Teodora anche se provengo dal Torrione e spero che in futuro si riesca a riportare la pallavolo femminile ravennate a livelli più consoni”.

Lavoro e sport si conciliano?

“Benissimo, noi facciamo tre allenamenti  alla sera più la partita, sia che studi o che lavori lo riesci a fare, avevo più problemi nel settore giovanile dove facevo 5 allenamenti alla settimana più la gara. E’ un impegno che ho da quando avevo 23 anni, io ho iniziato a 8 anni a giocare nelle giovanili Teodora, poi a Faenza, a Forlì e di nuovo a Ravenna. Lavoro nel pubblico e i miei titolari hanno sempre apprezzato questa mia attività e non mi hanno ostacolata. Il privato è un po’ più difficile da gestire”.

Cosa vorresti per l’8 marzo?

“Come festa mi è indifferente.  Sogno che la pallavolo possa interessare un numero sempre maggiore di persone. Personalmente spero di rimanere in questo ambiente anche dopo il termine della mia attività agonistica”.

Pallavolo maschile e femminile, dicci la tua

“La pallavolo viene considerata uno sport maschile, in realtà quella femminile è una pallavolo diversa. Quella maschile è a mio avviso più potente, si batte, si riceve , si schiaccia, le azioni non durano molto; quella femminile è più tecnica , con più variazione di colpi e scambi più lunghi”.

La grinta di Valeria

Valeria Rossi 27 anni è la capitana del Basket Cervia , serie A/2 femminile

Qual è lo stato di salute del basket a Cervia?

“Buono direi. Ci alleniamo al Palazzetto dello sport che è  un ottimo impianto, siamo la squadra rivelazione dell’A/2 perchè siamo le più giovani in assoluto e io, nonostante i miei 27 anni, sono la più esperta. Come impianti non possiamo lamentarci, in giro c’è ben di peggio: a Cagliari ci siamo cambiate in piedi in uno scantinato mezzo allagato e non c’era posto per tutte a sedere”.

Quante persone vi seguono?

“Siamo abbastanza seguite. Siamo una under 19 e siamo la squadra rivelazione del campionato, si dice che il basket femminile sia meno spettacolare di quello maschile, ma mi sembra una ovvietà, sono due cose diverse: la bravura sta nel prendere gli aspetti buoni di entrambi”.

Riesci a conciliare sport e studio o lavoro?

“Non è semplice, ci alleniamo 5 volte alla settimana più la partita, gli orari variano a seconda della disponibilità del palazzetto e la seduta dura due ore circa; io frequento l’università e mi gestisco bene, alle superiori invece qualche professore mi remava contro: perchè osteggiare una persona che cerca di conciliare una passione allo studio?”

L’8 marzo a cosa vorresti che servisse?

“Ridendo ti dico “ad aumentarmi il rimborso spese”, ma non lo so sinceramente, Cervia è un’isola felice.  Non apprezzo molto questa festa, perchè , nonostante si parli sempre di parità, le disparità sono ancora molte, i pregiudizi tanti.

Durante l’8 marzo si organizzano incontri che lasciano il tempo che trovano secondo me. Bisognerebbe lavorare ogni giorno e non pensare alle donne solo l’8 marzo”.

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“Io consiglio di fare sport in generale perchè personalmente mi ha aiutata tantissimo, i miei genitori erano felici e sereni che fossi in un ambiente sano, a Cervia nessuno ci ha mai proposto nessuna sostanza dopante tengo a precisare (inoltre siamo controllate a sorpresa  dopo le gare e quindi fare le furbe può costare molto caro!). Gli sport di squadra aiutano molto a livello di socializzazione, da bambini, a parer mio, il basket è il più divertente di tanti sport come danza o nuoto. A calcio non ho giocato solo perchè non c’era il settore giovanile,ma è uno sport che mi piace”.

Solo per passione

Melinda Mancinelli 20 anni schermitrice del Circolo della Spada di Ravenna, 16esima nel Ranking Mondiale Under 20 e quarta in Italia, convocata per gare di coppa del mondo, finalista per due anni alle finali Italiane Assoluti, sicuramente un’atleta di ottimo livello.

Come vedi la scherma a Ravenna?

“Bene direi, la nostra sala scherma è una delle più belle e più grandi d’Italia, ci sono tanti spazi per la preparazione atletica e tante pedane; quando invece si vanno a fare le gare molte volte le pedane sono poche e capita che una gara con 200 concorrenti, inizi alle 8 della mattina per concludersi a mezzanotte. Inoltre il pubblico è poco -parenti, amici-  e c’è sempre l’ingresso libero”.

Ma come si gestisce un impegno così protratto nel tempo?

“Nel girone eliminatorio incominci alle 8.30 del mattino, ci sono delle pause poi le eliminazioni dirette, ci portiamo da casa miele e zucchero per mantenere un buon livello energetico,ma è lunga arrivare a sera. La gara che invece viene organizzata a Ravenna al Pala De Andrè a dicembre ogni anno, è ben strutturata con molte pedane e quindi il tutto scorre veloce”.

Quali sono i tuoi impegni settimanali?

“Mi alleno dl lunedì al venerdì dalle 17 alle 21, il lavoro è suddiviso in una parte teorica, tecnica e di preparazione fisica, ogni fine settimana, invece,  ho delle gare. Pochi soldi: o vai alle Olimpiadi o altrimenti mi è capitato per delle gare di Coppa del Mondo di dovermi pagare la trasferta, perchè la federazione non poteva permetterselo”.

Ma cosa ti spinge ad affrontare tutto questo allora?

“Il divertimento, il portare a casa un risultato, una grande soddisfazione personale e vedere il mio maestro Guido Marzari felice. (Guido Marzari è stato commissario tecnico della Nazionale alle Olimpiadi di Atlanta 1996 dove fu conquistato l’oro, ora è sempre nel giro della Under 20 n.d.r.)”.

Qual è la tua posizione sull’8 marzo?

“E’ una festa importante per le sue origini, ma oggi, purtroppo, è diventata molto commerciale e quindi mi è abbastanza indifferente”.

Con quale messaggio promuoveresti la scherma?

“Essendo uno sport individuale ti fa crescere molto, non ti puoi nascondere dietro altri come in uno sport di squadra; l’ambiente è bello a Ravenna e anche a livello nazionale, ci sono brave persone, è divertente. Io ho iniziato da quando avevo 5 anni grazie a mia mamma che conosceva un allenatore di sciabola di Bologna, noi abitavamo a Comacchio e la palestra più vicina era Ravenna, pertanto tre volte alla settimana venivo qua ad allenarmi.  Poi ci siamo trasferiti a Ravenna sopratutto perchè potessi continuare a fare questo sport che pratica anche mia sorella.