
Il sindaco uscente Claudio Casadio fa il punto dei suoi due mandati:
“Spirito competitivo, effervescenza culturale e federalismo costruttivo”
Di Riccardo Isola
FAENZA – Tra il 28 e il 29 marzo Claudio Casadio lascerà la guida della città. Una posizione ricoperta per dieci anni e caratterizzata “da un’azione amministrativa che ha guardato a Faenza come momento di convergenza tra valorizzazione localistica e proposizioni costruttive verso l’esterno”. Un lavoro non certo facile che ha visto l’orgoglio delle tradizioni dover confrontarsi con le sfide della globalizzazione che proprio in questi ultimi due lustri ha riversato sui territori nuove sfide e nuovi traguardi da raggiungere. “Noi abbiamo sempre guardato al futuro con speranza e con spirito competitivo. Abbiamo pensato alla città di Faenza come fucina urbana, sociale ed economica cercando di percorrere linee politiche ed amministrative in grado di affrontare le sfide della modernità superando il facile provincialismo e le pretese di autosufficienza che da sempre caratterizzano i municipi italiani, Faenza in testa. Non so se siamo riusciti in tutto – continua Casadio – ma possiamo e sentiamo riconosciuta ancora oggi quella grande personalità che fece Faenza un realtà famosa nel passato”.
Un altro importante tassello nel mosaico dell’amministrazione Casadio è stata la promozione e valorizzazione dell’arte e della cultura. “Faenza è sempre stata una città d’arte e di cultura. Il suo nome nel mondo è arrivato grazie alla mentalità e al lavoro continuo dei propri cittadini. Ieri ed oggi il nostro compito è stato quello di non far perdere questa impostazione. Anzi – precisa il sindaco uscente – abbiamo cercato di riportare in città quell’effervescenza culturale che potesse portare una ventata internazionale. Innovazione, sviluppo e solidarietà sono stati i cardini su cui abbiamo cercato di erigere il nostro progetto politico e amministrativo”.
Sul lato pratico Casadio non ha dubbi: “Sono da sempre un uomo progressista. Questa mia impostazione ho cercato di concretizzarla anche nell’amministrazione della città. In questi anni abbiamo cercato di ravvivare Faenza attraverso un piano di riconversione ed espansione urbanistica senza precedenti. Abbiamo risolto problemi di logistica e strutturazione urbana importante con la riqualificazione di un intero quartiere, il centro nord e con la trasformazione di aree in settori produttivi, abbiamo sposato la riconversione ecologica del costruire ricevendo attestazioni a livello internazionale”.
Grande attenzione è stata portata alla gestione politica del territorio “mettendo in pratica, dal basso, un federalismo costruttivo e corale tra i soggetti istituzionali”. L’Italia – ricorda Casadio – è da sempre “un paese di comuni ma senza il dialogo continuativo con provincia, regione e stato molti dei risultati positivi ottenuti non sarebbero stati possibili”. Infine, l’analisi politica dei suoi due mandati: “Non ho rammarichi particolari. Da sempre ho pensato che guardare avanti fosse l’unica possibilità per non trovarsi immerso nelle sabbie mobili dell’incertezza e dell’immobilità. Se di errori ne abbiamo commessi è proprio da quelli che siamo sempre ripartiti”.
E sul futuro personale? “Per ora non ho aspettative particolari e stabilite. Io ormai sono un uomo che di politica si è sfamato anche se non credo di esserne sazio, non posso esserlo. Se qualcosa dovrà arrivare (la provincia?, ndr) sarà il tempo a dirlo. Io rimango sempre e comunque a disposizione della comunità”.