
Sauro Mattarelli, che ritengo uno dei massimi cultori del Risorgimento e del Mazzinianesimo, nella rubrica “L’Opinione” del settimanale “Qui” del 19 febbraio scorso ha fatto un intervento sulla “Romagna Provincia”.
In pratica ha ripreso una precedente asserzione di Roberto Balzani, sindaco di Forlì, che come del resto il partito in cui attualmente milita, è sempre stato contrario all’ istituzione della Romagna come Regione, anche se da studioso ne conosce certamente il passato che inizia con la Lex Flaminia (e parliamo del 232 a.C.). Ebbene propone e propongono di fondere le tre Province della Romagna in una sola: la Provincia Romagnola. Nuova Provincia che farebbe sempre parte della Regione Emilia-Romagna.
Con questo si dice che eliminando tre Province e facendone una sola si risparmierebbe, certamente, ma a discapito di quella migliore autonomia locale che loro asseriscono. Il punto dolente della questione è però un altro e mi auguro che i proponenti non ne siano a piena conoscenza. Vorrei continuare a credere nella loro buona fede. Il punto o meglio i punti, sono ben impressi nella Costituzione, almeno in quella ancora vigente. Si tratta degli articoli 132 e 133. Se le province venissero eliminate (tutte) il problema si presenterebbe meno e sarebbe più semplice e veloce l’istituzione della Regione. Vogliono l’eliminazione delle Province, ma nello stesso tempo ne vogliono istituire un’altra e quindi se si arriverà all’eliminazione delle Province anche la nuova verrebbe eliminata.
Mah… E sull’eliminazione delle province sembrano tutti d’accordo, ma nessuno si muove, persino gli assertori del federalismo. L’articolo 132 della Costituzione prevede, nella prima parte, la creazione di nuove Regioni con certi requisiti (che la Romagna ha) e, nella seconda parte prevede che Province e Comuni possano chiedere il distacco e l’aggregazione ad altra Regione. Non prevede quindi l’istituzione di nuove Province e tantomeno la fusione fra esse.
L’Art. 133 della Costituzione prevede invece quindi il mutamento delle circoscrizioni provinciali nonché l’istituzione di nuove Province e l’istituzione di nuovi Comuni. Non prevede quindi la fusione fra Province. In pratica si possono istituire Regioni o Province per scorporo di quelle esistenti, ma non è prevista la loro eliminazione. Vuol dire che qualora si istituisse una nuova provincia, le altre rimarrebbero egualmente perché con le attuali norme non è possibile fonderle fra loro. Cosa voglio dire con questo?
Semplicemente che l’operazione di istituzione della Provincia di Romagna con la fusione per incorporazione delle altre tre province romagnole, non è fattibile. Quindi non è ragionevole lanciare delle proposte che si sa, a priori, che non possono essere realizzate. Altro mio dispiacere alla proposta di Balzani sta nel fatto che, a pagina 9 dello stesso settimanale, il discorso viene ripreso dal coordinatore provinciale di Ravenna dell’IDV quando alcuni anni or sono il Presidente del partito non solo era favorevole affinché i romagnoli potessero esprimere un Si o un No con il Referendum previsto dalla Costituzione, ma anche per la Romagna Regione. Però se i benefici indicati sono favorevoli per i Romagnoli nella nuova Provincia di Romagna, che non si può fare, perché gli stessi non li trasferiamo alla Regione Romagna che invece è possibile fare? La risposta dei soliti noti è semplice: Non ci interessa istituire la Regione Romagna perché rischieremmo di perdere politicamente l’Emilia. Probabilmente questa è anche la ragione per la non risposta dei sindaci al referendum.
Ugo Cortesi