
L’annuncio di un progetto per interrare la stazione ferroviaria con un restyling complessivo della Darsena per realizzare un unicum con il centro urbano, risponde, probabilmente, ad un’ esigenza di rendere più funzionale e fruibile il territorio cittadino. Sotto il profilo urbanistico e della viabilità, ed anche sul piano turistico i vantaggi con tale scelta potrebbero essere tanti, ma in un rapporto costi e benefici specie in un momento come quello attuale, è richiesta molta prudenza soprattutto se le opere in discussione sono di portata economica così elevata. Poco importa se le risorse siano un mix d’intervento fra pubblico e privato o in project financing o altro ancora; tale scelta, in ogni modo, comporta oneri finanziari troppo alti, soprattutto se si tiene conto di tutte le esigenze del territorio. Interrare una stazione ferroviaria comporta spese inimmaginabili e, fermo restando che la stazione nel centro cittadino rappresenta un disagio per la nostra confusa viabilità, oltre a recare danni ambientali per i numerosi attraversamenti (basta citare i passaggi a livello ferroviari di via Canale Molinetto e quello di via Candiano), si osserva come in tante città italiane il principale scalo ferroviario è situato nel centro storico, a cominciare da Bologna, Firenze, Roma ed altre città. Molto probabilmente per le amministrazioni comunali di quelle città tale questione non è ritenuta un danno insormontabile, facendo parte integrante, peraltro, della coreografia complessiva.
Vanno individuate le priorità preferibilmente con un occhio di lunga gittata per l’economia, lo sviluppo e la vivibilità del nostro territorio. Per questo, è molto utile, infatti, che lo stesso consiglio comunale, proprio per le sue prerogative di indicare alla Giunta le linee d’indirizzo generali, deve fornire indicazioni di massima sull’opera in questione, stabilendo, peraltro, se una delle priorità di Ravenna è questa o, viceversa, ne esistono altre di non minore rilievo. A tal proposito ricordo come questa città viva nell’ isolamento viario, aeroportuale e ferroviario, ma la questione di tale isolamento e di questa carenza di collegamenti, non credo sia migliorabile attraverso la delocalizzazione della stazione. Il tema, semmai è quello di pensare a ricollocare Ravenna in un circuito dinamico per la nostra economia, per le attività industriali e portuali, per il comparto turistico e per i beni artistici e culturali: obiettivo visto come opportunità imprescindibile per i prossimi decenni, pur sapendo bene come la condizione basilare per fare tutto questo sia rappresentato da un sistema adeguato di collegamenti.
Gianfranco Spadoni, consigliere comunale