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Il Settimanale
19/2/2010 - Verso il voto

Inchiesta

In corsa per la Regione

Vasco Errani, dieci anni di sfide - Lavoro, sanità e giovani le priorità del presidente dell’ Emilia-Romagna

Vasco Errani
Vasco Errani

di Matteo Cavezzali

È Presidente della Regione Emilia-Romagna da 10 anni, quali sono i provvedimenti che ha fatto di cui va più orgoglioso? Ci sono cose di cui si pente?

Sottolineo l’impegno sul fronte della ricerca, con la realizzazione della Rete dei Tecnopoli, sul tema delle infrastrutture e del Porto, sulla difesa del lavoro e dell’ambiente. Ma voglio sottolineare soprattutto quello che abbiamo fatto per la qualità della vita delle persone: l’Emilia-Romagna è stata la prima Regione a istituire il  Fondo per le persone non autosufficienti, dotato nel 2010 di 415 milioni di euro. Questa Regione si è inoltre distinta nel razionalizzare i ‘costi della politica’, mantenendo i 50 consiglieri, contenendo il numero delle Comunità montane, dei Consorzi di bonifica, ridefinendo i compensi per gli amministratori e i presidenti delle società partecipate dalla Regione.  Sono tutte cose di cui ciascun cittadino dell’Emilia-Romagna può andare orgoglioso. Pentimenti nessuno: certo si può sempre fare di più. Io ad esempio sono convinto che un tema come il lavoro e la precarietà che colpisce i giovani dovrebbe trovare più posto nelle politiche nazionali, ma questo governo non l’ha fatto e alle Regioni sono dunque mancati strumenti essenziali di contrasto alla crisi e ai suoi effetti sociali.

In questi anni di mandato ha deciso di rimanere a vivere a Ravenna, come mai?

A Ravenna vivo bene. E nonostante le fatiche del pendolarismo con Bologna, non rinuncerei mai a trascorrervi qui i miei momenti liberi. Qui innanzi tutto ritrovo la mia famiglia. Ma è anche un fatto di relazioni, di rapporti umani, di dimensione del vivere a misura d’uomo. Per me tornare a Ravenna significa veramente tornare a casa.

Cosa pensa del “Buon Governo dell’Emila-Romagna”? Pensa che il caso Delbono abbia intaccato questa buona fama?

No, la qualità del governo regionale non si discute. E la vicenda bolognese (nella quale tra l’altro Delbono ha dimostrato un forte senso istituzionale, non comune nel nostro Paese e gliene va dato atto) non scalfisce i risultati concreti che abbiamo raggiunto in questa Regione. Lo attestano, fra l’altro tutte le ricerche che gli istituti più importanti hanno svolto sulla realtà emiliano-romagnola in questi ultimi tempi, primo fra tutti il fatto che siamo la Regione più vicina ai parametri proposti dalla strategia di Lisbona. Certo, ci sono motivi di soddisfazione, ma “buongoverno” significa  molto di più: significa che  in Emilia-Romagna esiste un senso di appartenenza e un’idea forte di comunità. Significa che parole come solidarietà e tolleranza fanno ancora parte del comune sentire. Per me questo è un valore fondamentale.

La crisi economica sta mettendo a dura prova anche l’economia locale, pensiamo all’Omsa a Faenza o alla Nuova Pansac a Ravenna. Cosa sta facendo la Regione?

Insieme a Comuni e Province, ai sindacati e al mondo imprenditoriale abbiamo firmato nel 2009 un vero e proprio Patto per attraversare la crisi. L’obiettivo di fondo era e resta quello di  concertare le politiche e gli investimenti di ciascuno per difendere il lavoro e la base produttiva di questa regione. Con uno stanziamento di oltre 500 milioni di euro (tra risorse statali e risorse del Programma regionale Fondo Sociale Europeo) abbiamo finanziato ammortizzatori ordinari e  soprattutto in deroga  per dare risposte anche ai lavoratori che altrimenti sarebbero stati privi di ogni tutela (le imprese sotto i 15 dipendenti). In questo modo abbiamo evitato 40 mila licenziamenti.  Con il bilancio 2010 poi abbiamo previsto ulteriori 70 milioni di euro per sostenere la ripresa dell’economia regionale. 

Un altro tema caro al nostro territorio è il turismo. Come si può conciliarne lo sviluppo con la tutela dell’ambiente?

Sempre più in futuro la domanda turistica sarà anche una domanda di identità, di autenticità, di recupero delle relazioni tra le persone e i luoghi, l’ambiente, la cultura materiale. Occorre saperlo e lavorare in questa direzione: promuovendo un uso attento del territorio, favorendo il recupero e la riqualificazione piuttosto che  le nuove costruzioni. Sono temi al centro delle politiche di questa Regione. Per moltiplicare e arricchire i prodotti turistici, offrire più qualità e più ospitalità. Premiare le idee nuove e le aggregazioni fra operatori. Vorrei ricordare ad esempio gli 8 milioni di euro stanziati nel 2009 per la riqualificazione degli alberghi, ma anche gli interventi di valorizzazione delle aree verdi, dell’Appennino, dei parchi, dei borghi dell’entroterra, delle terme, che possono rappresentare un fondamentale complemento della vacanza  al mare, proprio in questa direzione. Il turismo va considerato come una industria di valore strategico per un paese come l’Italia e questo non lo si fa riportando in auge il vecchio ministero, ma dando alle Regioni e alle realtà locali il giusto ruolo nelle valorizzazione degli indirizzi turistici nazionali. Ma la strada da fare è ancora lunga.

Una scommessa importante per la regione è il trasporto. Come risolvere le criticità di questo settore?

Ci sono indubbiamente alcuni interventi strategici, previsti da questa Regione. Penso ai lavori in corso per la nuova Statale 16, ma anche alla realizzazione della nuova Romea o alle infrastrutture al servizio dell’Hub portuale di Ravenna, che riveste un ruolo fondamentale per lo sviluppo produttivo e logistico nazionale e regionale. Poi sottolineo che noi, come tutto il paese, abbiamo bisogno di una seria ‘cura del ferro’: trasferire quote importanti di trasporto merci e viaggiatori dalle strade alle ferrovie è decisivo per la sicurezza, per l’ambiente e modernizzare il nostro sistema dei trasporti. Penso alla metropolitana di costa (necessaria e per la quale insistiamo tenacemente) e ai tanti investimenti che questa Regione ha avviato per riequilibrare il sistema trasportistico emiliano-romagnolo  a favore del trasporto su rotaia, meno inquinante e impattante sul territorio. Si tratta di 400 milioni di euro per l’acquisto di nuovo materiale rotabile, per l’ammodernamento delle infrastrutture e l’incremento delle condizioni di sicurezza sulle linee.

Secondo il Censis la sanità in Emilia-Romagna è la migliore d’Italia. In cosa differisce dalle altre regioni?

Credo che la grande scommessa vinta da questa Regione sia stata quella di costruire in sistema sanitario veramente universalistico, aperto a tutti, anche a fronte dei cambiamenti demografici che ci coinvolgono (incremento delle nascite, aumento di anziani,  di immigrati). Per farlo abbiamo puntato sull’integrazione: fra sociale e sanitario, tra pubblico e privato accreditato, con regole e controlli ben chiari da parte del pubblico.  Abbiamo inoltre puntato moltissimo sulla territorialità dei servizi, per dare risposte flessibili e diversificate ai cittadini, che non fossero solo il ricovero in ospedale. Penso all’assistenza domiciliare, alle strutture per anziani. Sono alcune delle scelte che in questi anni hanno caratterizzato il welfare e la sanità emiliano-romagnola e che hanno permesso di coniugare un’attenta gestione  dei costi, senza introdurre ticket, con la qualità dei servizi offerti a tutti i cittadini.

L’istruzione è uno dei fiori all’occhiello dell’Emilia-Romagna. Qual è il futuro della scuola dopo i tagli del ministro Gelmini?

Purtroppo questo Governo parla di riforma, ma in realtà opera solo tagli lineari, trattando la scuola come una semplice voce di spesa. E’ una visione miope, che mette a rischio il futuro dei nostri ragazzi e dello stesso Paese. Questa regione ha da tempo avviato una politica di diritto allo studio, per contrastare l’abbandono scolastico, per dare più qualità formativa ai nostri ragazzi. In questo anno scolastico abbiamo stanziato 7 milioni di euro, di cui 1,5 milioni poche settimane fa,  proprio per sostenere  i progetti delle autonomie scolastiche, dando così un segnale forte e in controtendenza rispetto alle scelte di questo Governo. Tagliare sulla scuola è l’errore più grave che un Governo, che voglia assicurare al proprio Paese un futuro di qualità, può fare.

Uno degli ultimi provvedimenti che avete approvato sono stati i cosìdetti “dico all’emiliano-romagnola” in cosa consistono? Hanno creato una frattura con i vostri elettori cattolici?

Nessun ‘Dico’. Con l’art 42 della Finanziaria regionale abbiamo introdotto una norma antidiscriminazione che dice che tutte le famiglie anagrafiche possono accedere ai servizi sociali  che nascono da leggi regionali. Nessuna pretesa di ridefinire la famiglia: è già spiegata in Costituzione e non spetta certo alla Regione. Al contrario abbiamo scelto di dare una mano in più alle famiglie numerose rivedendo il calcolo ISEE in favore di chi ha più figli.  D’altra parte la società italiana sta cambiando e i diversi tipi di convivenza – spesso dettati anche da ragioni  di necessità economica – sono in aumento. Aiutarli significa tra l’altro agevolarne il percorso verso la stabilizzazione e il matrimonio. E non tenerne conto significherebbe escludere dal welfare fasce crescenti di cittadini, il che sarebbe un errore e una ingiustizia. Credo che gran parte del mondo cattolico abbia compreso lo spirito e la sostanza del nostro provvedimento.