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Il Settimanale
19/2/2010 - Verso il voto

Intervista

A ciascuno il proprio medico

L’Ausl di Ravenna ha lanciato il progetto pilota che vede un professionista a disposizione di ogni paziente. Il commento di Paolo Palmarini, sindacalista della Uil

Al grido di “più umanità in corsia” l’Ausl di Ravenna ha avviato l’atteso progetto pilota denominato “medico di riferimento”. Dallo scorso 20 ottobre nei tre ospedali di Ravenna, Faenza e Lugo è attiva una sperimentazione volta ad affidare il paziente ricoverato alla responsabilità di un medico (e di un infermiere) che si faccia carico di coordinare il percorso di diagnosi e cura del paziente durante il ricovero e che si  rapporti con il medico di base per garantire la continuità delle cure dopo la dimissione. I reparti finora interessati sono quelli di Medicina interna, Neurologia, Geriatria, Lungodegenza e Post-acuti. Oltre al medico il paziente avrà anche un infermiere di riferimento che si farà carico con continuità della sua assistenza e della comunicazione.

Una scelta innovativa di cui abbiamo parlato con Paolo Palmarini della Uil.

Palmarini, come giudica il nuovo percorso proposto dall’Ausl?

“Spesso le pubbliche amministrazioni producono una ricchezza esagerata di progetti che nella maggior parte dei casi non trovano concretizzazione. In questo caso invece va dato merito a tutto il personale di aver avviato un’iniziativa che migliora il servizio e l’organizzazione, perfezionando il rapporto di umanizzazione nei reparti ospedalieri. I dati raccolti finora sembrano avviarsi ad una ragione di positività, ma aspettiamo ad emettere giudizi. In ogni caso la valutazione sul principio non può che essere positiva”.

Lo ritiene utile anche per gli altri reparti?

“Certamente sì. Attualmente la percentuale di popolazione anziana ricoverata in ospedale è molto alta e quindi si è scelto di partire dai reparti con il maggior grado di non autosufficienza. Il principio è corretto per tutte le unità operative e inoltre garantisce una maggiore valorizzazione dei professionisti. Se avrà esito positivo dovrà essere esteso non solo agli altri reparti, ma anche ai servizi. Pensiamo ad esempio a Radiologia: il procedimento potrebbe migliorare l’organizzazione del servizio al cittadino. La qualità di una prestazione non deriva dalla migliore organizzazione della singola professione ma dal lavoro d’equipe”.

Il medico e l’infermiere di riferimento sono il primo passo del nuovo Pal 2010-12. Come valutate il documento approvato di recente dalla Conferenza sociale e sanitaria di Ravenna?

“Il Pal rappresenta il primo piano sociosanitario integrato a livello regionale. La valutazione all’interno della Uil in proposito è positiva, in quanto il documento è in continuità con il precedente piano attuativo locale, che comprendeva due punti a noi cari: l’integrazione dei tre ospedali del territorio - con un’equipe di chirurghi che, a seconda delle professionalità, potevano essere itineranti - e i servizi di prossimità a partire dalle prenotazioni. Uno degli aspetti che abbiamo richiesto insieme alla Cgil e alla Cisl è la riduzione dei tempi di attesa per gli interventi chirurgici. Un’altra questione che ci preme - e che è inserita in questo piano - è il settore della sanità pubblica, e quindi la prevenzione in ogni sua declinazione. In ultimo ci auguriamo che venga dato l’avvio ai nuclei delle cure primarie. Molte prestazioni, infatti, potrebbero essere erogate in apposite strutture alla presenza di medici di base. Questo, ad esempio, agevolerebbe la popolazione anziana negli spostamenti. Tutti sembrano convenire su questo punto e auspichiamo che i soggetti interessati trovino presto gli elementi per far partire questi centri”.