
Ermanno Cicognani è il nuovo presidente dell’ordine degli avvocati
In provincia si contano oltre 700 legali
Di Federica Ferruzzi
RAVENNA – Ermanno Cicognani è succeduto a Roberto Ridolfi nella carica di presidente dell’ordine degli avvocati della provincia di Ravenna. Nell’avvocatura dal 7 febbraio del 1984, Cicognani si occupa di diritto penale. A lui chiediamo qual è la condizione di salute della Giustizia a Ravenna.
“Il mio osservatorio è limitato. Di sicuro posso dire che quella penale gode di ottima salute.
Dal punto di vista dell’operosità dei giudici il tribunale di Ravenna funziona: procedure snelle, tempi brevi e definizioni rapide delle vicende processuali. La giustizia civile ha maggiori problemi in tutt’Italia, di conseguenza anche qui. Comunque mi sento di spezzare una lancia in favore di giudici e pubblici ministeri per il modo in cui svolgono il loro lavoro”.
Gli avvocati in provincia sono circa 750. C’è davvero posto per tutti?
“Di sicuro per tutti quelli che hanno voglia, passione e possibilità. Occorre infatti sperare in una famiglia che possa mantenere un figlio fino ai trent’anni. Ma nell’Italia dei bamboccioni - scherza - non dovrebbero esserci troppi problemi”.
Non si corre il rischio di un impoverimento della professione?
“Il rischio c’è, ma forse il problema è che si è impoverita la giustizia. Non è una questione che riguarda solo l’avvocatura ma coinvolge la società nel suo complesso”.
Su cosa si concentrerà il suo mandato?
“Sono stato preceduto da un presidente bravissimo, generoso e molto equilibrato. Il primo pensiero va a lui e l’obiettivo è avvicinarmi a queste sue caratteristiche. Non penso di sbagliare nel dire che il consiglio, composto da colleghi preparati, è concorde con me”.
Cosa ne pensa della presenza della facoltà di Giurisprudenza in città?
“Giurisprudenza è una facoltà che offre molte possibilità ma che soffre della condizione di crisi generale che si avverte in Italia. Di sicuro rappresenta un arricchimento sia per noi professionisti, che possiamo contare su utili ed efficaci collaborazioni, che per la città”.
Il “penale” non è certo un settore in cui stare allegri, ma ci può raccontare un episodio che le è capitato?
“Risale ad un po’ di anni fa. Il giudice si era ritirato in camera di consiglio ed io ero in aula insieme ad un collega che stava leggendo con interesse le carte del processo in cui era difensore. Ad un certo punto uno dei sette imputati che risiedevano dietro le sbarre gli si rivolse dicendo in dialetto: “Avuchet, e’ bsugnéva stugè prema! (avvocato, bisognava studiare prima!).
Come andò quel processo?
“Tutti condannati. Ora, che avessimo dovuto studiare prima non lo so, di più di sicuro!”.