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Il Settimanale
5/2/2010 - Ecco il made in Italy

Cronaca Ravenna

La lunga trafila delle orfanelle

Il conte Carlo Galletti Abbiosi e la sua fortuna spaccano l’opinione pubblica

di Matteo Cavezzali

RAVENNA - Luglio 1876. Nella torrida calura estiva la nobiltà vestita a lutto segue in processione un feretro. Dietro di essa semplici cittadini e povera gente procede al passo lento nel cordoglio mentre quaranta sacerdoti svolgono i funerali solenni con uno sfarzo e una partecipazione che raramente Ravenna aveva conosciuto. L’estremo saluto di quella piazza commossa è rivolto al conte Carlo Galletti Abbiosi, noto e stimato nobile che in vita aveva accumulato molti titoli: Gonfaloniere del Municipio, membro dell’Accademia di Filosofia, Presidente del Consiglio Accademico di Belle Arti di Ravenna, Consigliere della Congregazione Governativa nonché uno dei soci fondatori della Cassa di Risparmio.

Qui inizia la lunga vicissitudine di questa storia. Una storia che ha radici lontane, che parla di orfanelle, di uno splendido edificio del ‘700, di molto denaro e di un testamento: il testamento del conte Carlo Galletti Abbiosi, ricchissimo proprietario di palazzi e oltre 240 ettari di terreno dal valore di circa 10 milioni di euro. Non avendo avuto figli il conte aveva fondato un orfanotrofio. Erano loro le “figlie” del conte a cui lui voleva lasciare i suoi beni nel caso l’orfanotrofio fosse stato chiuso, come aveva scritto. Ma le orfanelle non videro mai questa fortuna.

Il caso

Sono delle anziane signore oggi, ma sono proprio loro, le bambine che si possono vedere nelle vecchie foto sbiadite dell’orfanotrofio Galletti Abbiosi. C’era chi aveva perso i genitori, chi era figlia di “ragazze madri” o di chi non aveva i soldi per mantenerle. Sono vissute tutte lì, all’orfanotrofio, nei cent’anni in cui è esistito. Sono 339 orfane che oggi l’avvocato Chiara Boschetti sta cercando perché vengano risarcite del torto che secondo l’avvocato hanno subito. Oggi l’ex-orfanotrofio Galletti Abbiosi è un albergo gestito da Maurizio Bucci consigliere del PdL. Le posizioni sul caso sono molteplici, il sindaco Fabrizio Matteucci ha sottolineato come per lui sarebbe più opportuno che il denaro fosse usato dalla Fondazione Istituto Galletti Abbiosi per aiutare i bambini bisognosi di oggi. A decidere sarà la magistratura.

La testimonianza

Le orfanelle stanno scoprendo la vicenda alla spicciolata grazie ai giornali e alle reti televisive che si sono occupate del caso. Una ha vissuto per trent’anni negli Stati Uniti e ha scoperto la storia tramite un amico di Torino, dove ora vive. Un’altra è venuta a saperlo da noi quando l’abbiamo contattata telefonicamente. “Mia zia è stata all’orfanotrofio dal 1933 al 1944, è molto anziana” ci ha raccontato la nipote Maria Clara De Laurentis. L’orfanella chiama Eugenia Bertaccini, oggi ha 81 anni e forse di questa vecchia storia non vuol più sentir parlare. “Mi ricordo quando la andammo a prendere con il nonno, era l’aprile del ’44, non avevo ancora 15 anni. Si trovava bene all’orfanotrofio, mangiava tre volte al giorno e in quel periodo era una gran fortuna. Uscì con solo i vestiti che aveva addosso. Se avesse aspettato altri due anni le avrebbero dato il corredo da portare con se, ma non ce ne fu il tempo”. Oggi l’anziana Eugenia non sa se aggiungersi alle altre orfanelle nella causa “vogliamo capire bene se vale la pena di mettersi in un’impresa così faticosa”.