Logo stampa
 
Il quotidiano online della provincia di Ravenna
 
 
 
 
Sei in: Homepage » Il Settimanale » Ecco il made in Italy » La Costituzione?cattive nuove e buone nuove
Il Settimanale
5/2/2010 - Ecco il made in Italy

L' Opinione

La Costituzione?cattive nuove e buone nuove

di Maria Paola Patuelli *

Sembra uno dei consueti paradossi italiani, che ci riporta ai tempi di Piero Calamandrei, uno dei Padri Costituenti. Si accorse da subito, infatti, come, subito dopo l’entrata in vigore della Costituzione, fosse necessario non solo attuarla, ma difenderla. La sua rivista, Il Ponte, ebbe infatti questo compito prioritario. Non solo. Calamandrei fece da subito quello che una parte significativa della società civilmente impegnata sta facendo ormai da venti anni, da quando Dossetti lanciò l’allarme costituzionale, chiedendo ai cittadini di fondare, in ogni luogo, anche nei più piccoli villaggi, Comitati in Difesa della Costituzione. Dossetti si rese conto, fu il primo, forse, ad averne la chiara percezione, che la Costituzione correva il pericolo di essere stravolta, e che dalle sue rovine poteva uscire una Repubblica che le Madri e i Padri Costituenti non avrebbero più riconosciuta come propria. E quale era la bussola di   Calamandrei fino alla sua morte, nel 1956? Invitava i giovani ad essere il carburante della Costituzione, che, altrimenti, è una macchina che non si muove da sola; è, come diceva, un pezzo di carta che, inerte, cade per terra. Maurizio Viroli ci ricordava recentemente, a proposito di riforme costituzionali, che, in Italia, la riforma migliore sarebbe la attuazione piena della Costituzione. Ma, nelle cattive nuove,   c’è il paradosso   dei paradossi. Recentemente il Presidente Scalfaro ci ricordava infatti che una alta   percentuale di parlamentari non conosce la Costituzione. Altra cattiva nuova, a proposito di memoria più o meno condivisa. Buona parte della società civilmente impegnata, nel 2006, dopo mesi di informazione capillare della pubblica opinione, ha, con il referendum Costituzionale, salvato la Costituzione del 1948 dalla più grave aggressione mai subita. Il governo sembra   averlo già dimenticato, e propone, come se nulla fosse, di ricominciare da capo, di proporre una Repubblica presidenziale e non più parlamentare e di rimuovere l’“ostacolo Magistratura” indebolendone gli autonomi poteri, rendendola così dipendente dal   potere esecutivo. Eugenio Scalfari ha scritto   (la Repubblica di domenica 31 gennaio), nel considerare che l’attuale governo sta ogni giorno delineando una democrazia autoritaria: “Lo Stato di diritto è a pezzi”. Il nostro augurio è   che le forze di opposizione, in Parlamento e nel paese, si oppongano a tutto questo, informando in modo chiaro la pubblica opinione sul merito delle questioni, e nella piena trasparenza. Il luogo del confronto esplicito non può che essere il parlamento. Ma la pubblica opinione non   dimentica che moltissimi parlamentari o non conoscono la Costituzione, “orrore” tipicamente italiano e impensabile in ogni altro paese europeo, o, conoscendola, intendono scriverne un’altra. E queste sono le cattive nuove. Le buone nuove, invece, piacerebbero a Calamandrei e a Dossetti, così come piacciono, molto, al nostro presidente Scalfaro. Molti dei comitati referendari che hanno vinto il Referendum del 2006 non si sono sciolti, hanno dato vita a una Associazione nazionale Salviamo la Costituzione. Aggiornarla, non demolirla, presieduta con grande autorevolezza, energia e convinzione da Oscar Luigi Scalfaro, e hanno operato, in questi anni, ininterrottamente nei vari territori. Sono in rete fra di loro, si sono spesso mobilitati, collaborano con i giovani del Popolo Viola che non a caso, il 30 gennaio, hanno messo al centro della loro azione coordinata in tante città d’Italia la Costituzione, con, a Ravenna, un motto semplice e bellissimo “La Costituzione è nostra”. Inoltre, il Consiglio Direttivo della Associazione Salviamo la Costituzione ha proposto   a tutti i Comitati ancora attivi in Italia una azione politica concordata e condivisa di grande forza: fare pubblica richiesta ai candidati Presidenti nelle prossime elezioni regionali di impegnarsi, in modo altrettanto pubblico e prima delle elezioni, per consentire all’elettorato di regolarsi di conseguenza, a ricorrere ad un potere che la Costituzione riconosce alle Regioni (articolo 138), di attivare referendum   nel caso di riforme Costituzionali che stravolgano la Repubblica così come è stata configurata dalla Costituzione del 1948. E’ una buona nuova che si aggiunge ad altre buone notizie. Infatti i vari Comitati, in Italia, promuovono, in un continuo rapporto con le scuole, gli insegnanti, altre associazioni, e, a Ravenna, anche con i sindacati e le associazioni di immigrati, la cultura e la conoscenza della Costituzione,   il carburante auspicato a suo tempo da Calamandrei   e da Dossetti, per una macchina che, naturalmente, da sola non   si muove.

* Presidente comitato in difesa della Costituzione