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Il Settimanale
5/2/2010 - Ecco il made in Italy

Inchiesta

La rabbia delle operaie

Di Matteo Cavezzali

FAENZA - “Italian brand: made in Italy”: questa è scritta campeggia sul sito della Omsa sottolineando come Omsa sia “un marchio italiano”. La Golden Lady, “il re dei collant”, ha ritenuto di non dover dare spiegazione ai “servi dei collant” e così ha stabilito la chiusura. A quel punto le operaie hanno bloccato tutto. Hanno chiuso i cancelli e con picchetti e presidi hanno reso impossibile lo smantellamento dei macchinari.

LA VOCE DEI LAVORATORI

Ha la voce spezzata Mario Sangiorgi, 51 anni, 25 dei quali trascorsi all’Omsa: “Non pensavo saremmo mai arrivati a questo punto, dopo tutto questo tempo”. Antonella Valgimigli, sua collega, incalza: “Il marchio Omsa è nostro, lo abbiamo costruito con il nostro sudore. Nerino Grassi non ha il diritto di utilizzarlo all’estero e rubarcelo”. Alla sua voce si aggiungono quelle infuriate di Laura, Nadia, Roberta, Celestina e Stefania: “Noi pensiamo solo ai nostri figli. I miliardi loro li hanno fatti quando le cose andavano bene, e adesso?”. E ancora: “Mi meraviglio della moglie di Grassi che era un’operaia come noi. Se l’è già dimenticato?”. C’è anche chi si è già guardata intorno: “Sto cercando un altro lavoro, ma non mi prendono perché sono troppo vecchia- E’ vero ma l’Inps mi dice che devo lavorare ancora vent’anni. Come faccio?”. A protestare c’è anche Mary, una donna più anziana: “Sono stata operaia tutta la vita all’Omsa e ora è lì mia figlia. Andava a lavorare anche con 38 di febbre. Dire che sono dei cafoni è poco”.

LA SPERANZA

Ma c’è anche, per la prima volta, un po’ di ottimismo. Dopo essere andata in onda su Striscia la Notizia e Anno Zero, l’Unità ha messo il caso Omsa in prima pagina: “Finalmente siamo diventate un caso nazionale, chissà che adesso non ci aiuti qualcuno”, dice l’operaia Rosa Borghi. Che aggiunge: “Lavoro all’Omsa da più di 20 anni, come la maggior parte delle donne che sono qui”. “Se va giù l’Omsa crolla tutta l’economia del faentino, è un domino”, aggiunge un’altra lavoratrice.

MADE IN SLOVENIA

Intanto sono sorti problemi anche oltremare, dove le operaie serbe hanno manifestato aspramente per l’aumento del salario, scioperi che sono culminati con una colluttazione fisica ai danni del dirigente locale dell’azienda. Con le operaie serbe non c’è rivalità, ma un sostegno ‘di classe’, come si sarebbe detto una volta. “Le donne dello stabilimento in Serbia hanno protestato perché non le pagavano da due mesi, a loro va tutta la nostra solidarietà. Hanno anche aggredito il dirigente. Hanno fatto bene, noi gli abbiamo sempre dato del lei ed ecco come ci ha trattate”. Ma “il re del collant” Nerino Grassi non si è visto né da una parte né dall’altra dell’Adriatico.

Il ministro con le calze

FAENZA - L’Omsa ha avuto numerosi testimonial nella sua storia. Dalle famose sorelle Kessler ad altre soubrette meno note. Tra queste, negli anni ’80, c’era una ragazza dai capelli rossi che anni dopo sarebbe diventata ministro, era Michela Vittoria Brambilla. Ironia della sorte: proprio quando la Brambilla è diventata la paladina del Made in Italy, l’Omsa ha iniziato ad abbandonare l’Italia.