
Presidentessa di Linea Rosa e di Di.Re (donne in rete contro la violenza), Alessandra Bagnara è la nuova vice comandante della Polizia Municipale di Ravenna
RAVENNA – Nell’ambito della riorganizzazione della Polizia Municipale è stata nominata vice comandante Alessandra Bagnara. L’incarico era previsto nell’ultimo regolamento, datato 2007, ma di fatto non era mai stato ricoperto. La nomina si aggiunge a quello di presidentessa dell’associazione nazionale Dire, donne in rete contro la violenza, e di Linea Rosa, associazione ravennate che combatte la violenza alle donne.
Prima si occupava di vigilanza di quartiere, cosa cambierà ora?
“L’attenzione è sempre stata a 360 gradi. Siamo passati dalla sicurezza in strada a quella nei giardini Speyer. Insieme ai miei collaboratori siamo stati impegnati sulla realtà di Marina di Ravenna, dove ci siamo occupati sia dell’illuminazione degli stradelli che dell’ordinanza anti-vetro. Ora l’impegno non cambierà: continuerò ad occuparmi di sicurezza in maniera trasversale, sia di quella in senso lato che di quella percepita. Gli obiettivi sono più di uno, ma di sicuro aumenterà l’impegno nei progetti legati all’etilometro e alla formazione nelle scuole. Inoltre sarò direttamente responsabile della centrale operativa, vero e proprio biglietto da visita del Comando”.
La formazione in ambito scolastico è uno dei progetti che più vi stanno a cuore.
“La formazione dei ragazzi è importante, ed è per questo che crediamo nell’insegnamento dell’educazione stradale di ogni ordine e grado. Crediamo nell’educazione alla legalità ma anche nell’attività su strada, dove ci facciamo accompagnare dai ragazzi delle superiori. Nello specifico il progetto sull’etilometro ha coinvolto i ragazzi del liceo artistico, dell’Itis e di Ragioneria, ma ultimamente nuovi istituti hanno chiesto di partecipare”.
Per quanto riguarda gli altri incarichi, ci sono novità nell’ambito della lotta alla violenza alle donne?
“In questi giorni siamo state a Roma per un incontro organizzato nell’ambito dei trent’anni del Cedaw. Purtroppo ci siamo rese conto che a livello nazionale noi dei centri antiviolenza e delle case di rifugio siamo le uniche ad avere il polso della situazione. In un anno sono state 11.880 le donne che hanno richiesto aiuto. A livello locale invece abbiamo registrato un aumento pari al 20%, e a fine 2009 abbiamo registrato oltre 440 domande. Un numero importante, che ci vede concentrate su attività mirate di supporto, come l’accudimento dei figli di queste donne e l’accompagnamento delle stesse ai servizi”.