
L’arcivescovo Verucchi fa il punto sulla situazione economica e sulla perdita di valori. E sogna una gestione diversa dell’immigrazione
RAVENNA – La congiuntura economica, la penuria di valori, la città che cambia. Abbiamo affidato l’ultima riflessione del 2009 all’arcivescovo di Ravenna-Cervia Giuseppe Verucchi.
L’anno che sta per finire ha portato tanti problemi: aumento della disoccupazione, meno possibilità per le famiglie. Lei, da arcivescovo, come ha affrontato tutto ciò?
“Già un anno fa avevamo avvertito la crisi che poi è cresciuta ulteriormente e non sappiamo se è in via di risoluzione. Ci vorrà molto tempo per tornare alla condizione in cui si viveva precedentemente. Per restare vicino alle famiglie disagiate abbiamo innanzitutto cercato di sensibilizzare il mondo imprenditoriale e politico; abbiamo poi promosso una raccolta di fondi in tutta la Diocesi, cioè in tutte le parrocchie: la risposta è stata generosa e i fondi sono stati affidati alla Caritas diocesana che ha provveduto ad intervenire, dove necessario, con distribuzione di viveri, vestiti e pagamento di utenze. Abbiamo, inoltre, contattato le banche locali che hanno risposto con il loro contributo che è stato anch’esso affidato alla Caritas. Non possiamo dire di avere risolto i problemi ma abbiamo dato un segno di buona volontà e di vicinanza a coloro che hanno bisogno”.
Oggi si parla di crisi di valori. Come può la Chiesa aiutare a recuperarli?
“Credo sia chiaro a tutti che il crollo delle borse e delle banche oltremare, è avvenuto proprio perché non c’è stato, nel passato, un riferimento ai valori, all’etica. Si è agito con la massima spregiudicatezza senza basarsi sulla realtà, senza senso di responsabilità e onestà; non si è badato al bene comune ma solo all’interesse puramente economico; nell’ottica del guadagno sono state ingannate le famiglie e la società. Io aggiungo che alla base c’è la crisi delle radici dei valori che sono Dio e la natura umana. Su una lavagna disegnerei alla base una radice, farei nascere da quelle radici i valori che userei per programmare la vita delle persone, della società, della politica e dell’economia. Per mancanza di valori si intende il non riconoscere alla base di tutto la natura umana, dono di Dio. Sono anni che insisto su questo messaggio: non si può parlare di valori se non si radicano i valori. Si può parlare di mele se non c’è la pianta del melo? E’ importante tornare a riflettere e ragionare e, per chi ha fede, ad ascoltare la parola del Signore. E’ importante educare i giovani ad agire secondo i valori e non inseguendo solo scelte di convenienza per la propria soddisfazione. E’ una missione da attuare con l’aiuto delle famiglie, della Scuola e della Chiesa”.
Come pensa si possa affrontare la mutata realtà della città, la presenza di sempre più numerosi immigrati con costumi e religioni diverse?
“E’ importante che la Chiesa continui a vivere la sua missione di fedeltà al Vangelo che ci invita a considerare le persone come fratelli, qualunque sia la loro religione e la loro provenienza. Si nota che in alcune zone la presenza degli immigrati è più concentrata che in altre: contemporaneamente all’azione ecclesiale di amore e accoglienza bisognerebbe che ci fosse un’azione politica per meglio distribuire la loro presenza evitando così una conflittualità futura. L’ideale sarebbe aiutare queste persone, nel loro stesso paese, permettendo loro di vivere una vita dignitosa”.
Qual è il suo augurio per Natale e il nuovo anno?
“Auguro a tutti di accogliere il Bambino di Betlemme perché simbolo di amore, pace e accoglienza per tutti. Quel Bambino, se accolto, rinnoverà in noi tali valori. Ai non cattolici auguro la stessa cosa o, altrimenti, tanta riflessione, tanta meditazione per poter arrivare ai valori fondamentali della natura umana su cui basare la propria vita”.