
Le nuove ztl e l’ormai certa chiusura di piazza Kennedy trovano un muro.
La paura è la desertificazione del centro storico
Di Silvia Manzani
RAVENNA – Due nuove zone a traffico limitato (via Salara e via Baccarini), l’ormai certo progetto di chiudere alle auto anche piazza Kennedy, la crisi economica. Mentre il centro storico diventa sempre più pedonale e sempre meno appetibile per i commercianti, nei negozi l’impazienza si tocca con mano.
“CHIUSURA A PRESCINDERE”
Giampaolo Solitro, uno dei titolari di FotoVideoSystem, parla di una “chiusura a prescindere”. A prescindere da una qualificazione, dalla creazione di un percorso che possa portare gente in via Salara e oltre, anche senza auto: “Se così fosse, e se così fosse stato anni fa, con la scorsa ztl, avremmo potuto anche calare le braghe per il periodo iniziale, in attesa di risultati. Ma senza una programmazione è disarmante”. Quello che è cambiato, con il provvedimento entrato in vigore il 5 novembre, è che i cittadini non posso nemmeno lasciare l’auto un secondo nel tratto finale di via Salara – o in via Matteucci – per fare un salto in negozio. E gli effetti saranno pesanti, prevede Solitro: “Dopo la prima ztl., c’è stata per noi una perdita del 30%, che abbiamo cercato di recuperare in tutti i modi, soprattutto offrendo nuovi servizi. E’ facile presumere che andremo presto incontro ad un’ulteriore perdita del 15/20%. Del resto siamo in un cul-de-sac”.
“FORSE CE NE ANDREMO”
Anche Alice Cornacchia e Maria Pasolini Dall’Onda, titolari della libreria “L’Eternauta” di via Baccarini, hanno preso molto male la ztl che parte da via Rondinelli: “L’abbiamo saputo dal giornale cinque giorni prima – racconta Alice – e abbiamo subito aderito alla raccolta firme. Questa è una politica sbagliata. Il centro andrebbe rilanciato, invece si sta facendo tutto il contrario. Così la gente non si avvicina. Io sono la prima che, se deve scegliere se venire in centro o andare all’Esp, opta per la seconda. E’ molto più comodo”. Le due ragazze, che hanno rilevato l’attività cinque anni fa, stanno già notando i sintomi della nuova chiusura: “L’affluenza sta calando, quelli che prima passavano di qui e facevano un salto al volo, ora non vengono più. Ci stiamo guardando intorno. Se questo provvedimento dovesse colpirci molto, abbiamo intenzione di trasferirci altrove”.
PERSINO LE BANCHE
Mauro Tagiuri è stato in passato, con il padre, uno dei commercianti favorevoli alla pedonalizzazione del centro (in quel caso di via Cavour). Ma adesso è tutta un’altra storia: “Quello di piazza Kennedy è per noi un parcheggio vitale. Se lo chiudono, vogliamo una contropartita immediata. Potrei anche essere favorevole al fatto che le auto non possano più entrare ma solo a fronte di un intervento che ci assicuri maggiore vitalità per il centro”. Cosa che non è successa, invece, nel caso della ztl di via Baccarini: “Sono contrarissimo. A parte l’evidente danno, si toglie una via d’uscita alla città. Gli amministratori cercano di fare passare l’idea di una città caotica, a me non pare reale”. Ancora meno vivo è invece il centro storico: “Non posso parlare di un centro abbandonato ma se ci fosse veramente la voglia di tenerlo in vita avremmo ancora i cinema. Anche per le banche sta diventando meno appetibile”.
FORSE È MEGLIO, CHISSÀ
Meno catastrofista è Yuri Ravaioli, titolare del Central Bar di piazza Kennedy: “Non siamo qui a sostenere che la chiusura della piazza peggiorerà le cose. L’importante è che il progetto e le intenzioni siano seri”. Ma fino ad ora le certezze sono ben poche: “Ravenna ha una logistica tutta sua, è inutile copiare sempre le altre città. Bisogna ragionare sulle caratteristiche e i problemi locali”. Uno dei punti fermi, secondo Ravioli, è che i pullman turistici possano arrivare direttamente in piazza, nella quale si dovrebbero portare un punto informazioni e bagni pubblici. “Sarebbe utile anche avere due o tre fermate del bus per gli studenti – conclude il titolare -. Vanno bene la zona verde, la zona spettacoli, i mercatini ma servono altre politiche per assicurare una continua presenza di gente”.