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Il Settimanale
20/11/2009 - Non lavorare stanca

Inchiesta

Il lavoro? Ci vorrebbe un'impresa

Per l’occupazione effetti pesanti in tutta la provincia

Di Roberto Artioli, Marianna Carnoli,Matteo Cavezzali. Riccardo Isola, Fausto Sartini

Altro che pensare al dopo crisi. Non c’è niente di nuovo sul fronte occidentale, quando si parla di lavoro. E come fanno notare i rappresentanti delle associazioni di categoria, è il caso di mantenere alto il livello di concentrazione sul presente, perché la congiuntura non accenna a diminuire e l’estratto conto di parecchi imprenditori “medio-piccoli”, operai, impiegati e capi famiglia, piange sonoramente.

Difficile individuare una soluzione valida per l’immediato. Sta di fatto che in provincia di Ravenna, attualmente, sono più di 6.300 le persone in difficoltà. Per loro si prospetta la cassa integrazione o lo stato di riduzione di retribuzione e orario lavorativo. Il numero dei dipendenti colpiti da sospensioni da un anno a questa parte, invece, tocca le 22 mila unità, mentre al momento risultano 30.178 i soggetti in organico nelle imprese attraversate dalla crisi.

Secondo il recente rapporto economico redatto dalla Camera di Commercio, continua il trend negativo dell’industria manifatturiera (la produzione nel secondo trimestre del 2009 ha perso 13,2 punti percentuali, mentre il fatturato ha toccato -14,2%) e si è manifestata anche la crisi del comparto dell’industria delle costruzioni, con un calo del volume d’affari del 4% nel primo trimestre e del 7,5% nel secondo. Ancora più drammatica la situazione dell’agricoltura, dove i prezzi di pesche e nettarine hanno registrato cali del 40-50%, e il commercio continua ad avere la febbre alta. Unico settore a crescere è il turismo, che a livello provinciale ha registrato un +1,4% negli arrivi e un +1,3% nelle presenze da gennaio a luglio. Capitolo esportazioni: è qui che si accusa un vero crollo rispetto all’anno scorso, visto che le imprese ravennati hanno esportato il 16,7% di prodotti in meno nel primo trimestre e addirittura il 33% in meno nei mesi di aprile e maggio.

Facile, di riflesso, parlare di una situazione occupazionale molto seria, che ora registra 3.154 lavoratori in meno rispetto allo stesso periodo del 2008 (-2,8%) e mette in luce un preoccupante numero dei protesti, salito del 12,6%.

Più che mai, la Provincia tiene alta la guardia, come sottolinea l’assessore Germano Savorani : “c’è da parte di tutti un impegno straordinario per fronteggiare le crisi aziendali, difendere occupazione e reddito dei lavoratori e assicurare alle imprese, mediante il rafforzamento delle cooperative di garanzia e dei consorzi fidi, la liquidità necessaria per reggere l’impatto negativo sul mercato”.

IL CARICO FISCALE

Dai vertici di Cna provinciale , per voce del presidente Mauro Cassani , parte un’altra valutazione tutt’altro che allegra riguardo economia e imprese del territorio. “Nonostante un cauto ottimismo, la congiuntura non accenna a ridursi  - osserva -. In particolare, le piccole imprese sono quelle che stanno pagando il prezzo più alto, sopportando un pesante carico fiscale.

I tributi locali non sono commisurati al reddito effettivo prodotto dall’azienda, ma a criteri come dati catastali, metri quadri e altro. Per quanto riguarda l’imposta Irap, poi, nonostante l’incremento della franchigia e le modifiche per il cuneo fiscale, la non deducibilità di determinati costi ha persino incrementato la tassazione sulle piccole imprese. Se le amministrazioni e le istituzioni vogliono dare un contributo efficace al superamento della crisi devono agire sulla leva fiscale”.

Cna chiede uno sforzo straordinario a Regione, Provincia, Comuni e associazioni economiche. E soprattutto avanza una serie di proposte concrete per sostenere le imprese: nuove misure di carattere fiscale, garanzia nei tempi per i pagamenti della pubblica amministrazione, dilazione dei pagamenti per le aziende in crisi, sospensione delle tasse locali per le neo imprese, riduzione dell’Irap per chi mantiene l’occupazione, tariffe agevolate sui rifiuti, aiuti ai lavoratori autonomi, semplificazione amministrativa, accordi con le banche per crediti anticipati alle imprese, sviluppo della Green Economy.

Il RILANCIO DELLA RIVIERA

Un quadro che non è omnicomprensivo, naturalmente, ma che in un contesto come quello della riviera risulta abbastanza fedele alla realtà. Soffrono le Pmi e si lamentano le realtà artigiane, che hanno investito negli ultimi anni quattrini e risorse, in termini di personale, organizzazione logistica, promozione e innovazione del prodotto.

Da Cervia, considerata “un’isola felice” fino a pochi mesi fa, parte l’analisi sull’occupazione che investe il comparto del turismo (con il relativo indotto). “I segnali d’allarme li abbiamo avvertiti chiaramente – dice il presidente cervese di Cna, Renzo Dell’Amore , che da pochi mesi conta sull’apporto di Sauro Bernabei come suo vice e di Giovanni Alessandrini in veste di responsabile in ambito comunale -. Alcune imprese hanno ridotto l’organico per scongiurare la chiusura, altre sono state costrette a rivolgersi alle banche per ottenere crediti. Aspetto, quest’ultimo, che non è sempre stato soddisfatto. Il frangente è davvero complesso, anche se l’area di Cervia si sta difendendo bene. Si produce e ci si dà parecchio da fare, provando nuove strade, lanciando iniziative. Però andrebbe potenziato il porto, bisognerebbe trovare un accordo di fondo, deciso e definitivo, tra le diverse categorie produttive e la stessa amministrazione pubblica. E poi debellare il fenomeno del commercio abusivo”. Lo sfogo è legittimo, ma le priorità da considerare sono importanti: “riapriamo una grande stagione di investimenti, anche se in questo momento serve coraggio – afferma Dell’Amore -. Per uscire dalla crisi e rilanciare l’economia del territorio servono progetti validi. Ragioniamo, per esempio, sul comparto delle costruzioni, ridisegnando modalità compatibili con l’ambiente e avviando un piano straordinario per l’efficienza energetica degli edifici pubblici. E’ fondamentale adottare tecnologie pulite e soluzioni ecosostenibili, credere nelle energie rinnovabili e nella ricerca. L’occupazione e la riqualificazione delle nostre piccole e medie imprese passano proprio di lì, dalle frontiere dell’economia, capaci di guardare in direzione della scienza e dell’innovazione in maniera coraggiosa”.

I CASI CRITICI IN PROVINCIA

Il momento è difficile per tutti, dalla costa alla collina, con la spada di Damocle della cassa integrazione che pende sulle teste di operai e impiegati delle società più prestigiose. Basta pensare (ma sono solo alcuni esempi in un panorama ben più vasto) all’Omsa e alla Cisa di Faenza, alla Gallignani di Russi, all’Europack di Conselice o, nel settore della moda per vip, della Loop di Castiglione di Cervia.

Dunque, la Gallignani ha bloccato gli anticipi per la cassa integrazione, in conseguenza del mancato arrivo di soldi liquidi dalle banche. Per ottanta operai su 110 si è verificata la sospensione dello stipendio, determinando un’autentica emergenza sociale. I numeri produttivi, d’altro canto, evidenziano che nel 2010 le previsioni di vendita saranno inferiori di oltre il 50% rispetto al 2008. Buio pesto anche per il settore metalmeccanico dell’area faentina, che ha visto la mobilitazione alla Cisa e alla Curti di Castelbolognese, con scioperi spontanei allo scopo di rivendicare la possibilità di esprimere la propria opinione sul contratto (accordo separato) sottoscritto da Fim, Uilm e Federmeccanica. In sostanza, si richiede il ripristino di uno strumento di democrazia diretta tra la forza lavoro.

Scorrendo la lista dei casi critici si incontra anche quello della Carer, i cui dipendenti sono senza stipendio da luglio. A rischio sono 34 posti di lavoro e gli operai (per la maggior parte in cassa integrazione) hanno proclamato lo stato di agitazione. Le retribuzioni di agosto, settembre e ottobre non sono arrivate e a luglio c’è stato solo un acconto. Inoltre, l’azienda non ha effettuato i versamenti ai fondi di pensione integrativa (Tfr, quota del lavoratore, quota aziendale) dall’ottobre 2008, pur essendo stati trattenuti alle lavoratrici e ai lavoratori nelle buste paga. Inutile dire che, di questo passo, dopo il ricorso allo sciopero potrebbero scattare azioni in sede giudiziaria.

CASSA INTEGRAZIONE

La crisi a Faenza c’è e si fa sentire in tutta la sua portata. Non usa mezzi termini il rappresentante della Uil per il commercio, Massimo Scarpelli . “Il comprensorio faentino sta vivendo la crisi in tutta la sua forza. Non è facile allarmismo ma i dati sull’occupazione parlano chiaro. A fine ottobre – spiega il sindacato – si registravano 7.000 persone in cassa integrazione ed il trend continua a far segnare performance sempre crescenti in questa direzione”. Causa di tutto questo sembra essere in primis la costituzione dell’assetto produttivo ed industriale della città formato da un numero consistente di grandi imprese che lavorano soprattutto con commesse estere. Di conseguenza anche il mondo delle piccole e medie imprese e dell’indotto non è esente da questa situazione. “Il calo delle richieste delle commesse – ci tiene a sottolineare Scalpelli – sta influendo in modo concreto sulle performance occupazionali. Oggi ci troviamo ad avere industrie che mettono in cassa integrazione ordinaria i propri dipendenti, a cui si aggiungono realtà industriali che sono già nella fase straordinaria nella cosiddetta “cassa integrazione in deroga”. E non sembra che segnali in controtendenza si stiano affacciando. Dai dati in nostro possesso – conclude la Uil faentina - le previsione fino al nuovo anno non sono affatto buone”.

NESSUN MIGLIORAMENTO

“I segnali di ripresa di cui qualcuno ha parlato io non me li ritrovo - torna a ribadire Giorgio Graziani, segretario provinciale della Cisl -. La situazione stenta a modificarsi in positivo, anzi i dati sono sempre più allarmanti. Molte realtà non si sono affatto riprese. Questo è il caso dell’industria e del porto che sta vivendo un momento di grave rallentamento”. Secondo Graziani inoltre “quando la situazione ripartirà ci vorrà del tempo prima di tornare alla normalità visto il crollo che c’è stato”.

Una domanda incombente su cui la Cisl ha messo l’accento è: “Quando scadranno gli ammortizzatori sociali i lavoratori saranno riassunti normalmente o finiranno disoccupati? È necessario un accordo sul credito per un fondo anticrisi che li tuteli maggiormente”.

Prematuro parlare di ripresa

“Parlare di ripresa è decisamente prematuro”. Questo il pensiero che esprime la piccola e media industria aderente all’Api (Associazione Piccole e Medie Industrie della provincia di Ravenna), dopo un’analisi dei dati relativi al periodo settembre 2008 – novembre 2009. Mauro Basurto, segretario generale dell’Associazione, rende noto che, “negli ultimi 14 mesi, sono state istruite 66 pratiche di cassa integrazione, di cui 4 straordinaria, 3 aziende hanno cessato l’attività e 2 hanno fatto ricorso alla procedura di mobilità (i licenziamenti, comunque, sono stati posticipati al termine dell’anno di Cigs). L’utilizzo degli ammortizzatori sociali tra le Pmi provinciali continua tuttora: parlare di una ripresa, quindi, è prematuro, anche se qualche segnale positivo c’è”.

Giuseppe Vaira, responsabile dell’area Lavoro dell’Api sottolinea la generale tenuta della maggior parte dei comparti industriali - in specie l’agroalimentare e il tessile/calzaturiero, con l’eccezione del metalmeccanico, ancora in forte difficoltà -, la diminuzione delle ore di Cig utilizzate a ottobre, il mantenimento dei posti di lavoro e quindi del sostegno alle famiglie e alle imprese, che evita l’indebolimento strutturale del sistema produttivo, e, in linea di massima, delle posizioni di mercato acquisite dalle Pmi tutto ciò nonostante un andamento altalenante e non omogeneo. “Non possiamo dimenticare- sottolinea Vaira- la collaborazione proficua con le Organizzazioni sindacali e l’efficace e tempestivo lavoro compiuto dalla locale sede Inps e dalla Commissione provinciale, grazie ai quali si riescono a esaminare e istruire in tempi brevi le pratiche, per erogare tempestivamente la Cig ai lavoratori e non aggravare la situazione di temporanea difficoltà in cui versano le aziende richiedenti”.

PAGANO LE PICCOLE AZIENDE

Antonello Piazza di Confartigianato spiega: “Ciò che non ha riscosso la dovuta attenzione in fatto di crisi del lavoro sono le piccole imprese. Per fare un esempio si è molto parlato a Russi della Gallignani, ma in pochi sanno che quella crisi si è ripercossa su una serie di piccole aziende i cui disoccupati sono più di quelli della Gallignani. La somma dei lavoratori colpiti in tali casi è superiore a quella delle grandi aziende. Per questo mercoledì 18 novembre noi della Confesercenti, assieme alla CNA, incontreremo il sindaco di Russi”. Inoltre “la cassa integrazione straordinaria non è pagata subito ai lavoratori, questo crea grandi disagi a centinaia di famiglie. Per questo è necessario trovare un accordo con le banche perché anticipino i soldi”. Nelle imprese artigiane sono oltre un milione le ore di cassa integrazione straordinaria. Di cui più della metà nella filiera metalmeccanica.

67 MILIONI PER L’EDILIZIA

Uno dei settori cardine paralizzati dalla crisi è l’edilizio che costituisce il 12% del comparto artigianale. Per questo è stato visto come molto favorevolmente l’impegno dei Comuni della provincia a stanziare 67 milioni di euro per lavori pubblici nel 2010. “E’ un dato positivo, ma bisognerebbe utilizzare tutti gli strumenti per fronteggiare la crisi” afferma Antonello Piazza di Confartigianato. Per far sì che le procedure siano più snelle e rapide Confartigianato suggerisce di fare un numero maggiore di piccoli appalti anziché concentrare tutto in grandi gare che rendono i lavori più lenti e attirano concorrenza da altre città e dall’estero. Piazza sottolinea che “il piano casa regionale non è stato recepito in maniera adeguata da tutti i comuni. A Cervia infatti è stato quasi bloccato, mentre a Ravenna il Rue ne ha limitato alcune possibilità definendo aree ‘sature’ che rimangono di fatto escluse dalla possibilità di ampliamento”. Confartigianato inoltre aggiunge “ci pare che le iniziative contro la crisi non siano state applicata a tutti gli ambiti. Alcuni provvedimenti, infatti, non solo non aiutano, ma addirittura danneggiano settori dell’economia. Questo è il caso delle nuove Ztl che arrivano proprio mentre il commercio sta vivendo un brutto momento. Accanto a provvedimenti importanti come quelli del tavolo provinciale le amministrazioni danno il via libera a misure che paiono andare nella direzione opposta”.

SALVAGUARDARE IL TERRITORIO

 “Il territorio lughese sta pagando a caro prezzo questa crisi – spiega il responsabile di Lugo per la Cgil, Alberto Mazzoni -, per noi purtroppo si tratta di una situazione in parte annunciata visto che quando, nel 2008 firmammo il patto di sviluppo per la Bassa Romagna, abbiamo denunciato una serie di debolezze del sistema economico lughese. Il tessuto produttivo è infatti troppo frammentato, sia nell’artigianato che nel settore industriale. A ciò si aggiunga il fatto che le risorse dedicate alla ricerca sono sempre state scarse e molte imprese sono sottocapitalizzate”. Per Mazzoni – che comunque sottolinea anche che nel Lughese esistono realtà produttive di eccellenza che nonostante la crisi investono e producono fatturati – la situazione attuale non giunge dunque del tutto inattesa: “Ci troviamo in difficoltà non solo per la crisi globale ma anche per l’esistenza di debolezze pregresse”. Dal punto di vista occupazionale la situazione è in evoluzione: “Fino ad ora – commenta il sindacalista della Cgil – gli ammortizzatori tradizionali e quelli in deroga hanno fatto in modo che gran parte dei lavoratori coinvolti dalla crisi abbiano conservato il posto. Ci sono state riduzioni di orario di lavoro e procedure di cassa integrazione che hanno permesso comunque di non aprire procedure di mobilità. La preoccupazione principale è ora capire cosa accadrà quando verranno meno gli ammortizzatori sociali. Il rischio è che le imprese passino ad una riduzione di personale perché deve essere ben chiaro il fatto che anche se la crisi si arresta non torneremo più ai livelli precedenti di produzione. I licenziamenti che abbiamo sventato nel 2009 potrebbero verificarsi nel 2010”. Mazzoni si sofferma sulle contromisure adottabili: “Grazie alla sottoscrizione del patto dello sviluppo i protagonisti economici e sociali del territorio hanno segnato già un percorso e individuato interventi su cui fare leva per aiutare la nostra economia. Occorrerà perseguire la strada dell’ammodernamento  delle istituzioni, con il consolidamento dell’Unione, e trarre benefici dalla gestione centralizzata dei servizi socio sanitari. Le associazioni dal canto loro possono fare tanto sul piano della promozione complessiva del territorio. In questo momento ci vuole responsabilità da parte di tutti i soggetti di rappresentanza che devono svolgere – conclude Mazzoni – in maniera costruttiva il proprio ruolo, altrimenti si rischia di assistere a una destrutturazione progressiva del tessuto economico”.

Sostenere le piccole imprese

Di Matteo Casadio, assessore alle attività produttive del Comune di Ravenna

Coloro che hanno assistito all’interessante dibattito tra i giornalisti economici premiati al Guidarello, si saranno sicuramente resi conto di come siano discordanti, anche tra gli esperti, le idee sul posizionamento dell’Italia nel contesto della crisi e sulle ricette che servono al paese per agganciare la ripresa che sembra essere alle porte.

Quello che sta succedendo, del resto, anche all’interno del Governo che non pare essere in grado, oggi, di progettare una vera e propria manovra economica, limitandosi a qualche intervento, in alcuni casi anche condivisibile, ma ancora frutto di un approccio attendista e un po’ troppo timoroso. E mentre siamo in attesa di quelle che io considero priorità assolute, abbattimento della spesa pubblica, riforma del fisco e abbattimento delle tasse per piccole e medie imprese e lavoro dipendente, riforma del mercato del lavoro e contestualmente degli ammortizzatori sociali, a livello locale non sappiamo cosa potrà succedere con l’esaurimento dei fondi stanziati per gli ammortizzatori in deroga e ci troviamo a convivere con il timore che molte imprese decidano di chiudere con un conseguente aumento della disoccupazione. Molto si giocherà in questa fase prima di tutto sul rapporto tra banca e impresa e in tal senso è positiva l’idea di promuovere un accordo di livello provinciale tra enti locali e sistema bancario, a vantaggio delle famiglie e delle imprese, con l’auspicio però che, ad esempio, le banche dimostrino di essere attrezzate per valutare l’affidabilità e la credibilità di una impresa anche sulla base della qualità dei progetti di investimento e accettino la sfida della patrimonializzazione delle nostre piccole e medie imprese , esigenza oramai improrogabile e rispetto alla quale le imprese stesse non possono essere lasciate sole .

Allo stesso tempo, con il supporto delle associazioni di categoria, il sistema PMI deve con più decisione perseguire la strada delle reti, delle aggregazioni, delle filiere , dove ciascuno conserva la propria identità, ma insieme si decidono strategie, logistica, relazioni commerciali, marketing, ecc. Il pubblico, poi, si deve modernizzare ed efficientare : la sfida di eliminare tutte le spese e la burocrazia che non servono, rappresenta, oggi più che mai, un dovere morale per noi amministratori, in un periodo nel quale manca ricchezza e quella che c’è si ridistribuisce male: abbiamo il dovere morale di fare tutto ciò che ci compete per facilitare ai cittadini ed alle imprese il rapporto con noi e per essere nei loro confronti sempre più giusti ed equi.