
Maria Rita Bentini: centrale il ruolo del mosaico
Dopo un periodo di incertezze che faceva temere per le sue sorti l’Accademia di Belle Arti di Ravenna tenta il rilancio con un nuovo progetto. Ne parliamo con Maria Rita Bentini, coordinatrice didattica.
“Le Accademie oggi- dice Maria Rita Bentini nonostante la loro storia complessa (non solo quella di Ravenna), sono un laboratorio vivo per l’arte contemporanea. Molti giovani artisti italiani, anche quelli più promettenti, sono partiti dall’esperienza in Accademia che è un luogo di formazione e di dialogo, che funziona come prima apertura al sistema dell’arte.
Il “nuovo” progetto dell’Accademia di Ravenna? Riparte da questa idea e dal fatto che la città di Ravenna, ricca di un grande passato nel quale ci si può addormentare, ha bisogno di un laboratorio del contemporaneo in cui pensare e fare arte.
L’altra idea chiave di questo nuovo momento dell’Accademia è la centralità del mosaico come uno dei molti media del contemporaneo: non dunque solo alta tradizione, ma sperimentalismo, reinvenzione in un’attualità fatta di contaminazioni. Adesso all’Accademia di Ravenna si può fare un Triennio di Arti Visive-Mosaico (con un titolo finale equivalente a una laurea universitaria di primo livello) dove accanto al mosaico si trovano molti altri laboratori come pittura, scultura, decorazione, incisione, ma anche fotografia, new media e un corso molto particolare dedicato all’orificeria. C’è anche un livello successivo, specialistico, decisamente dedicato al mosaico come linguaggio artistico raffinato che può rivolgersi al design, all’arredo urbano, al restauro.
Anche i corsi teorici in entrambi i livelli sono molto interessanti, legati agli sviluppi dell’arte contemporanea. E i docenti, molti dei quali nuovi, giovani e pieni di talento, sono qualificati.
L’accordo di collaborazione con Bologna ha contribuito a relazionare Ravenna alle regole generali del sistema italiano dell’Alta Formazione Artistica, lasciando ogni autonomia, perchè l’Accademia resta così come è nata 180 anni fa : comunale e legata al territorio (non dimentichiamo il sostegno della Provincia!)”.
Finito il tempo delle polemiche come si delinea oggi l’Accademia?
“Direi un ‘Accademia che vuole vivere una grande sinergia con la città e che fa della dimensione internazionale qualcosa di necessario. Non esiste al mondo un’altra scuola che a livello accademico propone questa formazione.
Il Festival RavennaMosaico ha già mostrato la vitalità di quel che c’è in Accademia: opere belle e sperimentali in Santa Maria delle Croci, con la mostra “Doppio gioco”, molti giovani artisti dell’Accademia selezionati per la mostra centrale del Festival a cura dell’AIMC, uno straordianrio murales musivo dedicato al “Che” che andrà a Cuba, un bellissimo nuovo mosaico per il Museo d’Arte della Città in collaborazione con l’artista Eugenio Carmi.
L’anno accademico apre adesso con la lectio magistralis di un artista come Peter Greenaway, che sperimenta le infinite possibilità dell’immagine di diventare visione mixando arte e nuove tecnologie, un appuntamento da non perdere che dice esattamente questo. Il titolo che lui ha pensato è New Possibilities...: perfetto, sia per l’Accademia che per Ravenna.
Soprattutto adesso c’è un’Accademia che vuole pensarsi in rete con tutte le altre realtà che sostengono la creatività giovanile nel territorio, da Cantieri a Ravenna Teatro, dall’Ufficio Giovani artsiti al Mar, come il progetto “Crossing” nel settembre scorso ha bene indicato con un’ipotesi di attraversamento tra discipline e al futuro, non solo per l’Accademia. Già l’anno scorso le iniziative più importanti sono state il frutto di collaborazione: penso al Premio Tesi “Starting Point!”, che ha premiato con una mostra quattro giovani artisti dell’Accademia, e alla mostra di fine anno “Oralites” che si è tenuta nell’ambito del Festival delle Culture diretto da Tahar Lamri”.