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Il Settimanale
6/11/2009 - Zac, vent'anni dopo

Cronaca Ravenna

Scuole occupate: è polemica

Una piccola “onda”  invade gli istituti ravennati:

sotto accusa i tagli all’istruzione pubblica

Occupazioni lampo nelle scuole della città. Gli studenti di Itis e Geometri, dei licei scientifico e artistico, di agraria e ragioneria hanno imposto per qualche giorno lo stop alle lezioni per protestare contro la riforma Gelmini e i tagli alla scuola (alcune occupazioni sono ancora in corso mentre stiamo andando in stampa). Si è trattato di occupazioni pacifiche che, in alcuni casi, non hanno risparmiato momenti di tensione, accompagnate da incontri e approfondimenti organizzati dagli stessi studenti. Solo per fare alcuni esempi, al liceo scientifico si è parlato di laicità e Stato mentre al liceo artistico i ragazzi hanno invitato un esperto che ha parlato di crisi economica e del suo effetto nel territorio romagnolo.

Forze dell’ordine contro le occupazioni

Le occupazioni degli studenti hanno comunque dato fuoco alle polveri dando vita ad una violenta polemica politica. Le dichiarazioni di Alberto Ancarani del Pdl hanno scatenato un putiferio. Il giovane esponente del Popolo delle libertà ha invocato l’intervento delle forze dell’ordine per fare sgomberare le scuole e ha anche invitato a perseguire i responsabili dell’interruzione di pubblico servizio. Pronta la replica del Pd. “La Gelmini -  ha detto il segretario provinciale Alberto Pagani - taglia senza cambiare nulla. Stiamo assistendo a tagli su tutti i fronti che rendono povera la scuola, poveri i nostri figli, e povere migliaia di famiglie, ravennati e italiane. Questo è lo scenario nel quale si propongono le occupazioni e le proteste dei ragazzi. Le nostre scuole devono autotassarsi perchè non ci sono i fondi per avere il materiale minimo per fare attività, non parliamo di materiale per una scuola di eccellenza ma degli standard minimi”. Contro l’intervento delle forze dell’ordine si schiera nettamente la Cgil: “La richiesta di fermare le legittime proteste con le forze dell’ordine è un atto irresponsabile. Sarebbe meglio che gli esponenti del Pdl entrassero nel merito delle rivendicazioni avanzate dagli studenti, rispondendo ai sempre più numerosi interrogativi che accomunano studenti e genitori. Si sta avverando quanto la Cgil denuncia da tempo: i tagli del ministro Gelmini stanno portando la scuola pubblica al collasso con un inaccettabile peggioramento ed arretramento del sistema educativo italiano. I tagli del Governo proseguiranno anche nei prossimi anni determinando una situazione ancora più drammatica”.

Scuole al collasso

In soccorso di Ancarani intervengono i colleghi di partito Eugenio Costa e Giulio Bazzocchi: “I soldi pubblici sono preziosi e siccome in passato sono stati sciupati in spese inutili, le scuole sono chiamate a razionalizzare”. I due esponenti  si sono poi scagliati contro la Uil Scuola accusandola di dare una rappresentazione non veritiera di ciò che sta avvenendo. Difficile però smentire i numeri che ormai da settimane i sindacati stanno mettendo sul piatto per dimostrare quanto la scuola sia in difficoltà. “Se non arriveranno a breve soldi freschi, la scuola sarà al collasso  - sostiene la sindacalista della Uil Edera Fusconi -. Nell’anno scolastico 2008/2009 le scuole statali  non hanno ricevuto nessun finanziamento dal ministro Gelmini per il funzionamento ordinario. Per la prima volta nella storia della Repubblica, le istituzioni scolastiche pubbliche hanno dovuto funzionare a zero euro di finanziamento statale per il  funzionamento. E così le scuole hanno chiesto contributi vari ai genitori, anche nella scuola dell’obbligo che va dai 6 ai 16 anni. Le famiglie hanno, in buona sostanza,  pagato il materiale di facile consumo che costituisce la dota immediata di ogni classe (colori, fotocopie, cartucce per l’inchiostro, carta igienica). I contributi versati dalle famiglie non possono però servire per pagare le bollette del telefono, l’affrancatura della posta, la cancelleria per gli uffici, i registri; tali oneri devono essere a carico del Ministero perché indispensabili alla scuola. La situazione sta diventando drammatica, anche sul fronte della garanzia costituzionale del diritto allo studio, in quanto se si ammala un docente, non ci sono i soldi per pagare il contratto del supplente e gli alunni malcapitati vengono distribuiti nelle classi. Registriamo inoltre, con preoccupazione, che non viene garantito, in molte realtà, il diritto di avvalersi dell’ora alternativa alla religione cattolica, in quanto mancano i docenti a disposizione (per effetto dei tagli) e le scuole non provvedono a  stipulare i contratti di lavoro per coprire tali esigenze”.