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Il Settimanale
6/11/2009 - Zac, vent'anni dopo

L' Opinione

Il nostro impegno per l'accoglienza e l'integrazione

di Ilario Farabegoli Assessore all’Immigrazione del Comune di Ravenna

Il termine “integrazione” è in generale utilizzato, dalle diverse forze politiche, per dimostrare come si intende l’inserimento dei cittadini stranieri nel nostro tessuto sociale. Quindi, per qualcuno, integrazione significa semplicemente il rispetto delle regole, per qualcun altro la capacità del cittadino straniero di adattarsi alla nostra cultura, e per qualcun altro ancora integrazione significa sapersi avvicinare alla cultura altrui.

Io ritengo che l’integrazione sia un processo che può innescarsi solo se vi è la volontà di riconoscere le reciproche differenze, e quindi, è sulla base della conoscenza reciproca che si può pensare ad un processo di integrazione sociale vero. Personalmente ritengo che Ravenna, sul versante dell’accoglienza e dei percorsi di integrazione sociale, sia un esempio in positivo su tutto il territorio nazionale. A dimostrare questo in questi anni è stato soprattutto il ruolo  della Casa delle culture, che ha saputo qualificare la mediazione scolastica e l’accoglienza delle famiglie.Non vi è dubbio che l’integrazione è da intendersi come un percorso che non può che cominciare dalle giovani generazioni.

Senza mediazione culturale all’interno della scuola non vi è nessuna possibilità di avviare percorsi di integrazione sociale. Il percorso intrapreso a Ravenna per l’integrazione sociale dei cittadini stranieri ha influito molto positivamente nei confronti delle associazioni presenti a Ravenna. Questa autorevolezza conquistata dall’amministrazione nei confronti dei migranti ha favorito anche il dialogo fra le varie associazioni dei cittadini immigrati, riunite in un unica sigla (Ravenna Solidarietà).

Organizzano, insieme alla Rappresentanza, eletta nel Comune di Ravenna, dei cittadini extra UE il festival delle culture, (unico festival in Italia organizzato interamente da immigrati). Questo però non significa che siano tutte rose e fiori. L’immigrazione non è solo una risorsa, ma implica anche delle criticità che vanno governate con  risorse, progetti e soprattutto strategie a lungo termine.

L’immigrazione coinvolge i settori più importanti della nostra società, quali il lavoro, la scuola, i servizi sociali, la sanità. Ognuno di questi settori dovrebbe essere governato tenendo conto di una nuova conformazione della società. Per essere chiaro: la presenza degli immigrati nel mondo del lavoro non può essere interpretata dalle aziende come l’occasione di dequalificare i contratti o le mansioni, creando conflitti fra i lavoratori, come non può essere accettabile che vi siano esclusioni dai servizi sociali o sanitari, discriminazioni sul diritto allo studio e così via. Ecco perché io ritengo che al centro del tema dell’immigrazione debbano essere messi i diritti.

Diritti uguali per tutti significa diritti anche per noi italiani e l’obbligo da parte delle istituzioni  di regolare e governare i processi sociali. Invece il Governo attuale utilizza il tema dell’immigrazione solo in maniera strumentale, per ottenere consensi elettorali. A Ravenna, nonostante tutto ciò, si vive un rapporto molto meno conflittuale con gli immigrati, ma i segnali di intolleranza e di arretramento culturale, spinti dalle politiche del governo centrale,cominciano a farsi sentire. La soluzione a tutto ciò non è semplice, forse se i cittadini immigrati avessero diritto al voto, anche il dibattito su questo tema muterebbe in maniera radicale.

Di fronte all’imbarbarimento della società si deve saper rispondere con il ragionamento, la mediazione e la gestione dei conflitti.