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Il Settimanale
6/11/2009 - Zac, vent'anni dopo

Lettere

Una riflessione su Ravenna Capitale

Due sono le componenti  che la alimentano. La prima, che definirei oggettiva, proviene dalla semplice considerazione che se non si conoscono “le cose”, non si può pensare di discuterle. La seconda, che definirei “storica”, affonda le sue radici nella tradizione umanistica del nostro  paese e in una scuola che l’ha sempre privilegiata nei confronti di quella scientifica. Per molto tempo ed ancora oggi la formazione dei nostri intellettuali (locali ed anche importati) risente di un contesto che, se non proprio di rifiuto totale, di sicuro non investe sul versante della cultura scientifica. E’ questa seconda che rappresenta il vero problema che potrebbe impedire che sul nostro territorio si possano sviluppare energie fresche, in particolare giovanili, per contribuire a fare di Ravenna una vera capitale della cultura europea. Abbiamo più volte ribadito che Ravenna deve saper camminare con tutte e due le gambe della cultura e abbiamo anche più volte ribadito che “in questo momento di crisi economica dobbiamo cogliere l’occasione per rivedere i nostri modelli di sviluppo e di consumo”. Sembrano due questioni separate, ma non lo sono; mi limito a suggerire alle forze più sensibili allo sviluppo nelle scuole questa volontà di modificare il vecchio mondo che li circonda e pretendere  che nei loro programmi di studio “entri” finalmente a farvi parte anche la componente scientifica della cultura. Certo che si può anche scendere in piazza ma quello che necessita alla scuola oggi è pretendere una  sua maggior qualità nella formazione e che nei programmi scolastici “entrino” finalmente a far parte l’insegnamento delle scienze, ed in particolare della sua storia. Un exploratorium a Ravenna, con le sue esposizioni con le sue attività di laboratorio, di ricerca, didattiche, con i suoi spettacoli, ecc., ecc.,.....può far fare alla scuola quel salto di qualità di cui  necessita e al nostro territorio dare una occasione in più perché possa essere veramente riconosciuta capitale della cultura. Non solo possiamo competere con la nostra storia e con le eccellenze, ma anche e soprattutto con la “novità” che vogliamo portare con il progetto che abbiamo chiamato Exploratorium. E’ con questa aggiunta che (come è stato scritto) “Ravenna merita di essere la capitale europea della cultura” senza ovviamente escludere la possibilità che, nonostante questo grande contributo sul fronte delle scienze, possa riuscirci; nel caso negativo ci può consolare il fatto che almeno ci abbiamo provato con tutte le nostre energie pubbliche e private. Concludo con una nota che vuole essere di stimolo più che di critica: gli assessorati alla cultura, alle attività produttive del nostro territorio, sembrano avere una sorta di timore (non ben definibile) a proporre un progetto in cui si possa recuperare quella che abbiamo definito “ignoranza diffusa” ed inoltre dimenticano di dire quello che manca a Ravenna per diventare una vera e completa capitale della cultura.

Ermes Fuschini