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Il Settimanale
6/11/2009 - Zac, vent'anni dopo

Intervista

"Sogno una biblioteca alla portata di tutti"

La sfida della Grande Classense nelle parole di Donatino Domini

RAVENNA – Biblioteca come sapere alto, come collezioni prestigiose. Non solo. La sfida, alla Classense, è anche un’altra. E parte da cantieri e impalcature. Ne parla il direttore Donatino Domini.

A che punto siamo con il progetto della “Grande Classense”?

“I lavori di restauro, articolati in più fasi d’interventi, procedono senza interruzioni, osservando in toto i tempi previsti. Ciò ci permette di guardare con ottimismo al prossimo futuro, nonostante la crisi finanziaria che incombe sugli enti locali. Grazie all’accordo Stato-Regione-Comune e, in seguito a questo, ai considerevoli finanziamenti della Fondazione Cassa di Risparmio, nel prossimo triennio si porteranno a termine i primi tre lotti dei lavori riguardanti gli spazi più antichi dell’abbazia di Classe, quelli che si affacciano su via Baccarini, occupati nell’Ottocento dall’Accademia di Belle Arti e successivamente, fino ad un decennio fa, dal liceo artistico”.

Quali saranno le prossime tappe?

“Nella primavera del 2010 saremo in grado di completare il secondo lotto di lavori aprendo al pubblico una parte considerevole degli spazi restaurati al piano terra (circa 1000 metri quadri su un totale di 2.500 di superficie lorda) destinati a costituire la nuova sezione moderna e contemporanea della Classense, organizzata per aree tematiche dove troveranno posto libri e documenti, nonché materiali multimediali, che rispondono a bisogni immediati di informazione e di lettura”.

Che Classense ne verrà fuori?

“Le trasformazioni di riuso funzionale degli antichi spazi abbaziali rispondono in pieno ai criteri informatori che guidano i nostri programmi bibliotecari e culturali, tesi a realizzare e a dare vita a una biblioteca nuova, in linea con i modelli europei, tutta orientata a concretizzare, in spazi di grande valenza architettonica ed artistica, connessioni profonde tra esigenze di studio, di ricerca, di divulgazione e di svago. Non solo. Anche biblioteca da vivere come spazio pubblico di socializzazione, di  incontro tra  generazioni, di inclusione sociale”.

In che senso la biblioteca sarà “grande”?

“La Grande Classense sarà tale solo se riuscirà a legare alla sua tradizione storica, alla sua natura di essere la memoria culturale di Ravenna, la sua nuova funzione di spazio bibliotecario pubblico, legato anche alle funzioni altre, di natura culturale, che la biblioteca contemporanea è tenuta a svolgere”.

Considera i ravennati dei lettori? 

“Storicamente le biblioteche in Italia non sono mai state un fenomeno di massa. Negli ultimi decenni del secolo appena concluso si è enormemente allargata la base della lettura, per cui accanto a un pubblico tradizionale è cresciuto un pubblico di nuovi lettori che si reca in biblioteca per prendere in lettura sia il bestseller del momento, sia il testo altrove non reperibile. Nella nostra città, la crescita dei lettori è un dato ormai strutturale. Le nostre indagini ci mostrano come negli ultimi anni ci sia stato un costante e progressivo aumento della quota di lettori e di fruitori dei servizi bibliotecari. Gli stessi dati ci consentono di delineare l’universo dei lettori nelle sue diverse sfaccettature: appartengono a tutte le classi sociali e a tutte le fasce di età. Il compito che abbiamo di fronte è quello di allargare ulteriormente la base della lettura, immettendo nel circuito nuovi soggetti, rendendo i lettori meno occasionali, facendo in modo che quelli attuali non regrediscano, cercando di trasformare nel nostro lettore l’atto del leggere in un incontro personale durevole col libro”.

Nel dibattito cultura alta-cultura popolare s’inserisce la figura di Dante. Si fa abbastanza per promuoverla?

“La valorizzazione della figura e dell’opera di Dante è centrale nella politica e nell’offerta  culturale della Classense. Molto fanno anche gli altri enti pubblici e privati della città. Il Settembre Dantesco è un appuntamento annuale di grande respiro culturale a valenza nazionale ed internazionale. Le iniziative dantesche suscitano il consenso dei ravennati e dei turisti, dimostrando, se ce ne fosse ancora bisogno, che Dante, oltre ad essere un grande valore in sé per la storia e la cultura universale, può rivelarsi un formidabile volano di crescita culturale ed economica per la città”.

A proposito, ce l’ha un sogno per Ravenna?

“Che possa essere eletta per un anno capitale europea della cultura”.