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Il Settimanale
30/10/2009 - Tempo di salute

Cronaca Ravenna

Città Meticcia, esempio di integrazione

L’esperienza del doposcuola dell’associazione di volontariato vede insieme bimbi di varie nazionalità

Di Federica Ferruzzi

RAVENNA - Se i genitori si fermano a disquisire sul fatto che nel piatto dei figli il pollo e il riso vengano mischiati, i bambini, come al solito, sono già un passo più avanti. Le polemiche che hanno tenuto banco nei giorni scorsi - relative al fatto che in una mensa scolastica si consumasse cibo etnico una volta al mese - sfumano davanti alle immagini del doposcuola dedicato al sostegno scolastico che l’associazione Città Meticcia organizza ormai da una decina d’anni. “Sia in estate che in inverno ospitiamo bambini, stranieri e non, e li aiutiamo a fare i compiti - racconta Marinella Gondolini, presidente dell’associazione che ha sede in piazza Medaglie d’oro -. L’obiettivo, però, è finalizzato all’accoglienza: il nostro compito è quello di fungere da tramite. Molto spesso sui piccoli ricade il peso dell’isolamento della propria famiglia e quindi il compito di mediare tra due diverse culture”. Al momento i bambini che afferiscono al doposcuola invernale “Tra due mondi” - la sede è nei locali della Prima Circoscrizione - provengono principalmente dall’Europa dell’Est e dall’Africa, ma ci sono anche bimbi di cultura araba e cinese. “Lavoriamo con le scuole Torre, Morelli, Ricci e Mordani, ma in generale accettiamo qualsiasi bambino si presenti. Abbiamo anche un pulmino donato dal Rotary Ravenna che utilizziamo per gli spostamenti e ci sono tante insegnanti in pensione che hanno scelto di spendere qui il proprio tempo libero. Accanto a loro alcuni studenti dell’ Università e del liceo Dante Alighieri ”. E prosegue: “Rispetto ai coetanei italiani questi bimbi sono più educati e tengono in molta considerazione quello che dicono gli insegnanti. Hanno più rispetto e sono più attenti. A volte ci accordiamo con le insegnanti e portiamo in classe alcune mamme straniere che parlano del loro paese. Paradossalmente però, se i bambini italiani si dimostrano interessati, quelli stranieri si vergognano e cercano di non rimarcare le differenze perché vogliono essere considerati come gli altri”. In qualità di appartenenti a Ravenna Solidarietà, l’associazione Città Meticcia ha proposto un’azione di promozione contro il razzismo nelle scuole. “Servirebbe anche un’iniziativa rivolta ai genitori. In molti casi siamo noi adulti i primi a non farci conoscere. Assumiamo l’atteggiamento di ‘maestrini’ barricandoci dietro a noi stessi”.

SOLIDARIETA’ INASPETTATA

“Questa esperienza - prosegue Gondolini - mi ha dato modo di scoprire che Ravenna è una città viva dal punto di vista della solidarietà. Basti dire che ci sono ragazzi che anche alle medie presentano alcune difficoltà e queste ex insegnanti continuano a seguirli direttamente nelle loro case. Accanto alla Fondazione Cassa di Risparmio sono tanti i privati che ci aiutano: un esempio è il forno La Coccinella, che senza farsi pubblicità ci dona ogni volta cabaret di paste e pizza per la merenda dei bambini”.

LA CRISI E’ PER TUTTI

I problemi lavorativi non hanno risparmiato neanche gli immigrati che già, in molti casi, sono costretti ad accettare condizioni precarie. “Quest’anno le maestre ci hanno detto che alcuni ragazzi non si sono ripresentati. Le famiglie sono tornate nei paesi di origine per aver perso il lavoro. In tanti, poi, hanno denunciato la pesante burocrazia che in molti casi sono è costretti ad affrontare”.

Gaudenzi: “Così i piccoli si sentono più sicuri”

RAVENNA - “E’ un’attività meritoria che contribuisce a rendere i piccoli più sicuri delle proprie capacità”. Commenta così Giorgio Gaudenzi, il direttore didattico del secondo circolo, l’attività educativa extrascolastica svolta da Città Meticcia. “Collaboriamo con questa associazione da circa dieci anni - prosegue Gaudenzi - e siamo legati da un vero e proprio un protocollo d’intesa. Il lavoro che questi volontari svolgono, a titolo gratuito, è fondamentale anche per far apprendere ai bambini il linguaggio dello studio. In questo modo i piccoli si sentono curati ma anche amati, e anche i genitori dimostrano di apprezzare il servizio. Non bisogna dimenticare che avere fiducia in sé stessi è il primo passo nella direzione di un buon apprendimento”.