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Il Settimanale
30/10/2009 - Tempo di salute

Lettere

Malattie dell'amianto

 

Vorrei sollevare una questione, secondo me molto importante, ovvero il problema della prevenzione per coloro che hanno lavorato o sono stati a contatto con le fibre di amianto.

Ogni anno nella nostra città aumentano i decessi per cancro alla pleura - Mesotelioma pleurico - dovuto proprio al maledetto amianto. È una malattia bastarda e ancora abbastanza rara, ma molto molto aggressiva. I sintomi sono spesso sottovalutati o non riconosciuti, poiché potrebbero essere paragonati a comuni dolori reumatici. Pertanto il più delle volte questa malattia viene diagnosticata in stato già avanzato. E quando questo avviene cosa fa la Sanità Pubblica? Il nulla più assoluto.

Purtroppo questa maledetta malattia ha portato via mio padre. Nel giro di tre mesi ci ha lasciato. Il mesotelioma gli è stato diagnosticato a fine maggio (grazie all’intervento immediato del reparto di Pneumologia Interventistica di Forlì) ed il primo di settembre è deceduto. Dopo un periodo iniziale di visite radiologiche e oncologiche non abbiamo saputo più nulla, a cominciare dal nostro medico di base. Pensate che abbiamo atteso due mesi per poter iniziare la terapia radiante (mio padre aveva una grande speranza in questa terapia) ma purtroppo non vi è riuscito, poiché le sue condizioni non glielo hanno permesso. Ma perché attendere così tanto? Io capisco che ci siano dei tempi tecnici da rispettare, ma da un mese di attesa, come ci avevano preannunciato, siamo passati a due. A volte mi viene da pensare che la Sanità Pubblica, quando vede che comunque si tratta di malati terminali, lascia passare appositamente il tempo con la speranza che qualche malato muoia, come è successo a mio padre. È una cosa bruttissima, e mi auguro che non sia così, ma io purtroppo molte volte lo penso. Inoltre quando ti capita di avere bisogno di cure e ti rechi al Pronto Soccorso ed i medici vedono Mesotelioma Pleurico, per loro sei già morto, come è successo a noi dieci giorni prima che mio padre morisse. Ci siamo recati al pronto soccorso ed il medico di guardia ci ha messo nelle condizioni di non far ricoverare mio padre, anche se aveva i reni quasi bloccati. Dopo due giorni siamo ritornati al Pronto Soccorso e fortunatamente c’era una dottoressa più umana che, viste le condizioni di mio padre, ha deciso di ricoverarlo. Aveva i reni che non funzionavano praticamente più. Questo vi sembra giusto, con tutte le tasse che paghiamo per la sanità? Non poter morire neanche dignitosamente? Io non volevo che facessero guarire mio padre, anche perché conoscevo perfettamente le sue condizioni, ma almeno che potessero alleviargli un po’ di dolore e la sofferenza. È per questo motivo che sollevo il problema. Mio padre, purtroppo, non lo farà tornare in vita, però, forse, se per i prossimi malati, che mi sa tanto saranno destinati ad aumentare, ci fosse una prevenzione più adeguata, si potrebbe diagnosticare prima la malattia e avere una migliore qualità di vita attraverso le cure che sono sempre in evoluzione.

Lettera firmata