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Il Settimanale
30/10/2009 - Tempo di salute

Inchiesta

Pd: la carica delle primarie

Una grande prova di democrazia e di vitalità. Bersani segretario nazionale, Bonaccini in Regione

Di Fausto Sartini, Roberto Artioli, Riccardo Isola, Danilo Montanari

Sono stati circa tre milioni gli elettori che hanno votato alle primarie del Pd per eleggere il segretario Bersani. Per lui oltre 53% delle preferenze, circa il 34% per Franceschini e il 12% per Marino. In 36.600 al voto in provincia. “Siamo un partito senza padrone – ha dichiarato Bersani - hanno vinto tutti, un esempio di trasparenza”. “Alternativa, non solo opposizione -  è il concetto che viene sottolineato dal nuovo segretario.

Farò il leader del Pd, ma lo farò a modo mio. Non il partito di un uomo solo ma un collettivo di protagonisti”.

“Il percorso congressuale e le primarie sono state da parte del Pd e dei candidati “una prova di trasparenza e spero che il nostro esempio induca qualcuno a riflettere sulla mancanza di trasparenza in altri soggetti politici a partire dalle forze che stanno al governo - ha aggiunto Bersani -. Noi siamo stati un libro aperto, mentre non é ancora chiara la discussione in altri organismi politici a partire dalle forze che stanno al governo”.

I DELEGATI

A Ravenna Bersani tocca quota 58% (con punte a Casola e Cervia di quasi il 70%) mentre Franceschini quasi il 30  e Marino il 12. Stefano Bonaccini, collegato a Bersani, è il nuovo segretario regionale del partito. Questi i delegati all’assemblea nazionale, cinque per la lista Bersani: Simona Sangiorgi, Vasco Errani, Giulia Reina, Alberto Pagani, Alessandro Fiorini, due per la lista Franceschini: Paolo Valenti, Laura Venturi, infine Ivano Marescotti per la lista Marino.

UNA PARTECIPAZIONE POPOLARE

Una giornata di grande partecipazione. La domenica delle primarie ha visto l’adesione di militanti, semplici elettori, ma anche, seppure in piccola percentuale, di simpatizzanti (identificabili con le schede bianche) che hanno ritenuto importante dare un segnale di opposizione.

Le motivazioni che hanno portato al voto sono diverse, a testimonianza di un largo dibattito ancora in corso.

L’ENIGMA DEI GIOVANI

Hai meno di diciotto anni: lo sai che puoi andare a votare per l’elezione del nuovo segretario del Pd?  “Come dici, scusa? Di cosa stai parlando? Non capisco, dici che è una questione di politica, ma non me ne intendo”. Franceschini, Bersani, Marino: ti dicono niente questi nomi? E i tuoi amici, Filippo, ne sanno qualcosa? “Leggo le locandine fuori dalle edicole, sì. Sono nomi che ricordo, però non so a cosa ti riferisci… è roba che non rientra nei nostri interessi, ciao”.

Alla buon’ora! Dare la possibilità di esprimere una preferenza ai ragazzini (anche se la fase decisiva del Congresso Pd non si può certo identificare con una sessione elettorale vera e propria) pare davvero un’utopia. Almeno a sentire gli studenti che transitano nella stazione ferroviaria di Cervia per frequentare l’istituto alberghiero. In sintonia, comunque, ci sono quelli che partono per il breve tratto che li separa dal liceo scientifico di Cesenatico: non hanno il quadro della situazione in cui versa il Bel Paese. E per fortuna che si punta sui giovani, come vorrebbe Domenico Zamagna, architetto che ha ragionato a lungo sulle scelte “di partito” e che ancora si mantiene su posizioni che lasciano spazio alla critica, interna ed esterna. “Purchè si tratti di un discorso costruttivo – precisa – dal momento che di parole inutili non ho più voglia di sentirne. Se Sinistra deve essere, che sia una realtà organizzata e coerente, capace di riunire il meglio delle diverse proposte, con armonia e programmi condivisi. Altrimenti, non si può proseguire. Sarebbe bello abbandonare certe posizioni demagogiche e risvegliare gli studenti e le nuove generazioni, stimolandoli a fare politica”.

I giovani rappresentano un serbatoio prezioso, va bene. Ma se il disinteresse è diffuso? “Ho l’impressione che ci sia sfiducia nel sistema politico, e forse anche una sostanziale mancanza di cultura. Il guaio è che l’educazione lascia a desiderare, sia in famiglia che nelle aule scolastiche. In parte, la colpa è di certi personaggi pubblici che non sanno catturare l’attenzione, stimolare il dibattito. Inoltre, si leggono pochissimo i giornali, quotidiani e periodici. Un grosso guaio, perché si è instaurato il regime degli sms, di Facebook, del gossip, delle varie isole dei famosi e dei divi riciclati. Sarà un problema ricreare un clima di partecipazione, avvicinare gli studenti ai temi sociali, chiamarli a un confronto intellettuale. E dire che c’è bisogno di gente nuova. Magari con poca esperienza, però con molto entusiasmo. Bisogna tentare con fiducia, altrimenti (al di là del valore di chi è stato eletto alla segreteria del Pd) è sicuramente una causa persa”.

QUAL È L’ANIMA DEL PD?

Il più simpatico e alla mano è lui, Paride Mambelli, agricoltore della Bassa Romagna, che da quando era un ragazzino coltiva un bell’appezzamento di terra nei pressi di Sant’Agata. Gongola, è restìo a formulare un parere con chi non conosce. Poi, attraverso le rughe collezionate con un lungo lavoro sfibrante, “molla il trattore” e procede a ruota libera. Ricordando, in primis, Berlinguer: “Una volta, non ci pensavo troppo alle decisioni del partito, quando si trattava di votare – dice senza mezzi termini –. Il segretario era una persona che ti faceva sentire importante, un uomo che trasmetteva fiducia, una vera guida. Perché, parliamoci chiaro, di uomini ‘con gli attributi’ avevamo davvero bisogno, come adesso. Di sicuro, non del tipo che sta al governo nel 2009 e nemmeno di quello che c’era meno di un secolo fa... Scusi se sono ‘volgare’, ma mi esprimo in maniera schietta. Non so, devo ancora comprendere la vera anima di questo nuovo Pd”.

Già, il Partito Democratico, che deve riprendere tono a cominciare dal Congresso interno del 25 ottobre. Cosa si aspetta un lavoratore dei campi, per esempio? “Onestà,prima di tutto – sentenzia il signor Paride -. E poi parole chiare, verso la gente che forse non ha grande preparazione culturale ma che capisce alla perfezione come stanno le cose. Qualcuno ha lavorato sodo e ha rinunciato agli studi. Ma non significa che sia uno stupido”.

Rurale anche nelle vene, l’attempato signore rappresenta il cosiddetto “zoccolo duro” del post-comunismo. “Io, all’epoca, non immaginavo sicuramente di trovarmi a braccetto con ex democristiani e personaggi scappati in fretta dal centrodestra. La democrazia, però, ci permette di cambiare opinione. E allora va bene così, li rispetto. Ma voglio persone serie nel Pd, persone di cui mi posso fidare. Attenzione, però. Anche se ho più di settant’anni, non voglio fare la figura del vecchio rimbecillito, che si chiude nella nostalgia. Mi piace pensare al presente, al nuovo, alle scelte coraggiose. Purchè si dia battaglia, naturalmente sui banchi della politica. Come agricoltore, ci spero proprio, perché dal punto di vista economico stiamo passando uno dei momenti più brutti della nostra vita”.

UN DIBATTITO LONTANO

La crisi si sente, infatti. E’ il mostro da combattere con tutte le forze, anche se in campo le idee risolutive assumono facce variegate, spesso in conflitto. Se più che mai sembra necessaria una condensazione delle tre ipotesi in seno alla Sinistra, non risulta altrettanto limpida la proposta. Almeno sotto il profilo popolare, che poi è quello che conta veramente. Parole, proclami, programmi, riunioni, dibattiti ad ogni livello: il Pd tenta di ritagliarsi un’identità e una credibilità, a partire dalla base. Concetto che molti cittadini lughesi tengono a sottolineare: “Ci aspettiamo trasparenza nei progetti e grande coerenza rispetto alle promesse” afferma Tiziano Bertozzi, camionista con una laurea mancata per poco, abituato a macinare chilometri lungo le autostrade di mezza Europa. E’ preoccupato per il destino della categoria a cui appartiene e, ovviamente, per la crisi che fa stringere la cinghia alla sua  famiglia. “A Lugo l’amministrazione si è sempre mossa bene – ammette -. Ma qui si tratta di aprire un discorso nazionale, capire se la Sinistra riuscirà a riprendere solidità e assumere un’identità nuova. Bersani mi sembra la persona giusta, sempre che si chiudano certe polemiche interne. Devo dire che, visto da una piccola città come la nostra, il dibattito nazionale sembra un po’ troppo lontano. Vorremmo sentirci meno distanti dal vertice, come storicamente dovrebbe essere. Al limite, non importa il nome del nuovo segretario, se davvero c’è coesione, se esiste una direzione comune. Mi meraviglio, piuttosto, che ci siamo ridotti a questo punto: scegliere tre mozioni, come fossero altrettanti partiti diversi. Al nuovo Pd chiedo meno conflitti interni, un indirizzo preciso che sia un punto di riferimento per tutti e parecchia attività verso i giovani. Finiamola con la politica fatta solo di attacchi all’opposizione e cominciamo a formulare delle proposte. Dopo, decollare sarà più facile”.

UNA NUOVA APPARTENENZA

 “Le primarie del Pd – sostiene Eugenio Cozzolino, 49 anni agronomo di Piangipane, iscritto in occasione delle primarie a sostegno della mozione Marino - hanno consegnato all’azione politica del prossimo futuro un partito con alcuni assetti chiari e altri molto sfumati su cui è necessario lavorare ancora lungamente.

Le partecipazione alle primarie è stata superiore alle più rosee previsioni, ma c’è stata ancora una volta una perdita di entusiamo (leggi voti), che è figlia di quell’abbandono del popolo delle primarie tante volte denunciato dopo l’atto fondativo del Pd nel 2007 ad oggi.

Ha vinto la proposta politica che vuol dare ‘più peso al partito’ che però deve fare i conti con un numero di elettori delle primarie sei volte più numerosi di quelli che sono ‘organici al partito’ e che, per esempio,  hanno fatto quasi raddoppiare i voti per Marino. Questo aspetto è più rilevante degli stessi numeri perché l’auspicato rinnovamento del partito è unanimemente riconosciuto essere fondamentalmente nella squadra del chirurgo prestato alla politica. Riuscire o volere tenere dentro al partito di domani queste spinte sarà responsabilità del nuovo Segretario ma anche di chi deve imparare a trovare le condizioni di ‘nuova appartenenza’.

Con la vittoria di Bersani esce fortemente ridimensionata la ‘vocazione maggioritaria’ del PD. Le suggestioni della Mozione Marino che intendevano ripercorrere quella strada ponendo temi alti su cui creare convergenze oltre i recinti del partito, seppur premiata, non ha avuto lo slancio necessario per condizionare incisivamente la politica del partito stesso.

Il risultato delle primarie sta ponendo molti interrogativi ad alcuni sostenitori di Franceschini, in particolare quelli dell’area ex Margherita, con Rutelli in testa, che stanno maturando un allontanamento dalla segreteria Bersani; se ciò accadesse, oltre che ad essere l’ennesima divisione nel centro sinistra, dovrebbe essere un segnale forte per ripensare con forza e determinazione i valori fondanti su cui un partito, seppur plurale per definizione, deve necessariamente riconoscersi, per evitare di ripetere gli errori che in questi ultimi mesi in particolare hanno disorientato il popolo del PD e non solo”.

IL LAVORO AL CENTRO

Roberto Gusella,  sindacalista ravennate, ha votato per Bersani per l’impegno e l’attenzione  che il candidato ha promesso di riporre sulla questione del lavoro: “Il partito, su questo tema, nell’ultimo periodo è stato decisamente appannato; con Bersani credo invece che il lavoro possa tornare al centro delle politiche del Pd.  Mi aspetto che il nuovo segretario affronti la questione con la grande serietà che lo contraddistingue. Il Paese sta vivendo un periodo estremamente difficile, c’è forte disagio e occorre risolvere al più presto diverse questioni a partire, ad esempio, dal precariato. Spero inoltre che l’elezione di Bersani possa portare ad un partito unito e coeso e ponga fine alle diatribe interne”. Da Gusella giunge infine una critica allo strumento delle primarie: “Nella scelta del segretario penso che il partito si debba affidare ai propri iscritti, non avrei demandato questa decisione anche al popolo delle primarie. Queste ultime invece sono da proporre nel momento in cui il Pd candida propri uomini a cariche monocratiche come sindaci, premier e amministratori”.

LA FORZA DEL RINNOVAMENTO

Emidio Ravaioli, in pensione da qualche anno dopo una lunga attività di commerciante, è stato tra i primi a presentarsi al seggio elettorale allestito a Carraie, a pochi chilometri da Ravenna: “Ho dato il mio voto a Franceschini – ci ha spiegato – perchè sta dimostrando una forte volontà di rinnovamento e di apertura verso i giovani. Ne è dimostrazione il fatto che Debora Serracchiani, di cui apprezzo molto le idee, si è schierata proprio con Franceschini.  Il Pd deve assolutamente cogliere questi segnali; nella candidatura di Bersani ho visto invece prevalere vecchie logiche. Pur apprezzandolo come politico non credo che Bersani voglia perseguire la linea di cambiamento di cui c’è bisogno. La sua candidatura è stata caldeggiata e sostenuta da D’Alema che da troppo tempo sta condizionando il partito. D’Alema ha fatto il suo tempo e deve lasciare spazio ad altre persone. Il partito si deve rinnovare e non deve continuare ad essere condizionato da personaggi che hanno precise responsabilità sulle pesanti sconfitte elettorali di questi anni e sulle troppo brevi esperienze di governo”.

PIU’ CONTENUTI CHE IMMAGINE

“Ho votato per Bersani – dice Massimo Saporetti, 57 anni, amministratore -  proprio perchè mi aspetto che imposti la politica del partito più sui contenuti che sull’immagine, che promuova il dibattito sui temi dell’artigianato e delle piccole imprese, temi che solitamente la sinistra e in special modo il Pd non sollevano. Penso anche che ora si darà più peso all’organizzazione, a un partito che sia davvero radicato sul territorio, non ‘liquido’.

Anche localmente credo che si debba essere  più presenti rispetto alle esigenze dei cittadini. I funzionari nelle sedi non bastano, si deve tornare a parlare con la gente, come del resto è nella nostra tradizione”.

RESPONSABILITA’ E DECISIONE

Migliaia di ragazzi e ragazze, persone di mezza età e numerosi over 60 hanno affollato le urne del territorio faentino per dare voce ai propri desideri di rappresentatività all’interno del futuro del Partito Democratico. “Sono qui perché sono convinto che il metodo delle primarie sia un momento di grande partecipazione  e responsabilità democratica. Spero che dal voto – si augura il giovane Marco Unibosi – possa uscire un leader capace di ridare slancio alle idee di rinnovamento, di uguaglianza e di rispetto per le giovani generazioni”.

Sulla stessa linea sono i commenti di Valentina Sagrini che aggiunge come “il momento delle primarie sono un grande valore per la democrazia. Da qui, però, deve anche uscire una nuova solidità ed una più ferma rappresentatività. Non possiamo a ogni battito di ciglia tornare a decidere chi debba guidare il più grande partito riformista che l’Italia abbia fino ad oggi conosciuto”.