Logo stampa
 
Il quotidiano online della provincia di Ravenna
 
 
 
 
Sei in: Homepage » Il Settimanale » Inseguire la sicurezza » Pedalando verso la libertà
Il Settimanale
24/4/2009 - Inseguire la sicurezza

Cronaca Ravenna

Pedalando verso la libertà

Lea Bendandi parteciperà alla staffetta dell'Udi

RUSSI - Racconta di tedeschi, di biciclette e di compagne morte; di sporcizia, di paura e di una guerra insensata senza perdere il sorriso, l'eleganza e la fermezza che l'hanno accompagnata fin dagli anni di lotta partigiana. Lea Bendandi, classe '22, ha cominciato la propria battaglia nel '43, quando il cognato le fece conoscere il movimento di resistenza di Russi, svolgendo il ruolo di staffetta partigiana con il nome di "Sultana". Un contributo fondamentale - da lei più modestamente definito "una fortunata coincidenza" - che ebbe il merito di risparmiare la città dal bombardamento delle truppe alleate. "Sarebbe stato impensabile rifiutarsi di diventare una staffetta - racconta Lea, oggi presidentessa dell'Anpi di Russi -: eravamo così soffocati dal totalitarismo che l'idea di poter fare qualcosa ci riempiva d'energia". A Russi Lea fondò il gruppo di difesa della donna, ed in seguito venne nominata responsabile anche di quelli di Bagnacavallo e Fusignano. Un giorno da Ravenna arrivò la proposta di recapitare stampa di propaganda al seguito di Ines Bedeschi, oggi medaglia d'oro al valore della Resistenza. "Ricordo che l'ultimo recapito era a San Zaccaria, e quando tornavamo indietro potevamo pedalare vicine, e raccontarci i nostri piccoli segreti. Nonostante il peso delle sporte, gli 80 km percorsi e il caldo, riuscivamo ancora a ridere". Ines venne catturata sulle colline parmensi, dove era andata per raggiungere il suo compagno, un comandante partigiano, e venne condannata ad orribili torture. "Insieme fantasticavamo sulla possibilità di fare un bel bagno. Tutto quello che Ines avrebbe voluto era una semplice saponetta profumata, invece le hanno dato una medaglia". Nonostante questo Lea non si è persa d'animo e, inforcata la bicicletta, ha proseguito nel suo viaggio verso la libertà. E più continua nel racconto, più sembra di vedere quei soldati pronti ad intimare l'alt, più Lea parla, più si respirano il caldo e la tensione di quei giorni. "La stampa si ammucchiava e così una mattina sono uscita da sola. A San Pietro in Trento, all'altezza di palazzo Ramona, sbucarono all'improvviso cinque nazi-fascisti. Sfoggiai un gran sorriso e credo che abbiano pensato che praticassi il mercato nero perché, battendo sulle sporte mi hanno chiesto, sorridendo a loro volta: 'Maccaroni signorina?'. 'Sì, li ho fatti adesso al pastificio. Ne volete?' risposi giocandomi il tutto per tutto. A quel punto i due soldati si misero a ridere e mi fecero proseguire. Non avevano fatto caso a quei manici allungati dal peso delle stampe, e io pensai che ero riuscita a fargliela in barba anche quel giorno". Un episodio che si aggiunge a quello in cui Lea riuscì a scappare mentre due gendarmi, armati, la stavano conducendo in caserma, o all'altro in cui, aggrappandosi alla sella della sua preziosa bicicletta, riuscì a spuntarla con il tedesco che tirava dal manubrio per portargliela via. Una miriade di ricordi che Sultana non manca di descrivere con i particolari più precisi, come quando accompagnò l'allora presidente del comitato di liberazione provinciale, Benigno Zaccagnini, ad una riunione. "Ogni volta che mi voltavo lui mi seguiva da vicino e allora acceleravo. Quando arrivammo, però, Zac aveva il fiatone e mi disse 'la mi sgnurena, la ma fat sciupè'(signorina, mi ha fatto scoppiare)". A distanza di oltre sessant'anni i capelli si sono un pochino schiariti, le gambe sono più stanche ma la determinazione è rimasta immutata: per questo motivo Lea parteciperà alla "staffetta di donne contro la violenza sulle donne" organizzata dall'Udi che, partita dalla Sicilia e diretta a Brescia, passerà da Ravenna dal 9 all'11 maggio.