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Il Settimanale
13/4/2007 - Il popolo della radio

Cronaca

Bullismo, dalle violenze fisiche a quelle psicologiche




di Fiorenza Marani

Un problema che interessa
il 30-40% dei giovani e degli adolescenti

Parolacce, offese e “prese in giro”, ma anche violenze fisiche, danni alle cose, fino al teppismo sessuale sono fra gli innumerevoli atti di violenza che si consumano per lo più fra i banchi di scuola, parliamo di bullismo, fenomeno di cui sono oramai vittime, nel nostro paese il 30-40 % di giovani ed adolescenti.
Dan Olweus, studioso e principale esperto mondiale di Bullyng, ha definito con precisione gli aspetti che contraddistinguono il fenomeno. Si tratta di una particolare forma di aggressività che si verifica soprattutto a scuola, caratterizzata dall'asimmetria nella relazione e da attacchi ripetuti nel tempo che si fanno più raffinati e invasivi col crescere dell'età.
Un anno fa fece scalpore il brutale filmato che riprendeva un ragazzo autistico di una scuola superiore torinese, mentre veniva preso a calci e pugni dai suoi compagni di classe. Il filmato suscitò moltissima indignazione poiché finì in rete risultando essere, in assoluto, il più cliccato. Questo e altri fatti devono farci riflettere sull'uso, da parte dei giovani, della violenza come il modo, più semplicistico e primitivo, di affermarsi e di prevalere nel gruppo dei pari.
Ci chiediamo se è meglio preoccuparci o dobbiamo sdrammatizzare. La violenza allo scopo di infliggere una sofferenza fisica e psichica ad un soggetto, ritenuto più debole, c'è sempre stata visibile o non visibile. Oggi però siamo divenuti più sensibili ai soprusi in genere e non tolleriamo che in un contesto civile come il nostro certe forme di violenza invadano anche il mondo della scuola e dei giovani.

Chi è il bullo?
Ma chi è il bullo? E chi è la vittima? In tutte e due i casi si tratta di ragazzi che vivono nel disagio e manifestano in modo differente la loro sofferenza, la loro solitudine. Il bullo è in genere un ragazzo poco integrato, che può aver subito a sua volta violenze, non molto amato, ma spesso temuto dai compagni, il quale utilizza la forza proprio per imporsi nel gruppo. La vittima, invece, è un ragazzo che fatica ad avere amici, spesso iperprotetto dalla famiglia e poco capace di difendersi verbalmente o fisicamente.
Ci si chiede, da più parti come è possibile impedire che i nostri giovani, vittime o bulli che siano, si rovinino la vita, una risposta viene dall'istituzione scuola mobilitata per la ridefinizione di nuove regole di convivenza e legalità. Non possiamo però ignorare il mondo degli adulti che, come dice il giornalista Michele Serra, pare affetto da una sorta di “bulimia esistenziale” ovvero la moltiplicazione dei desideri, contagiosa soprattutto fra i giovani, i quali cercano scorciatoie per consumare, possedere, avere potere, sempre di più e in tempi brevi.
In causa, quindi, sono sia i modelli devianti degli adulti, della televisione e dei giochi violenti con cui i ragazzi riempiono il loro tempo libero, sia l'assenza di modelli costruttivi nella scuola e nella famiglia.

L'aiuto di esperti
Le istituzioni educative vanno sostenute, anche con l'aiuto di esperti fra cui psicologi e medici, per avviare progetti di prevenzione alla violenza nella scuola che tengano presente l'esigenza di educare i bambini ad incanalare, già dai primi anni di vita, la loro emotività verso risposte positive ed adeguate. Diventa, invece importante per i giovani, già coinvolti in atti di bullismo, poter comunicare il proprio disagio, e venire a contatto con le proprie emozioni, paure e con quelle dei loro compagni di scuola, le loro stesse vittime. Si parla di educazione all'emotività che dovrebbe interessare vittime, bulli, e adulti al fine di creare nuovi modelli educativi in grado di reggere la complessità della vita e delle relazioni umane.
Come afferma la psicologa Anna Oliviero Ferraris è possibile impedire che la violenza rovini la vita ai nostri figli, a tal riguardo suggerisce agli adulti di leggere e tradurre i “segnali” di disagio che mandano i giovani. A cui aggiunge: “L'impresa più ardua è farsi ascoltare, punendo con autorevolezza, quando occorre ma anche dimostrando alle giovani generazioni che il mondo non appartiene ai violenti e che bisogna aiutare vittime e bulli a diventare cittadini del futuro e dare a questi bambini il regalo più bello che ci sia. Un ideale di bellezza, di armonia e di giustizia in cui credere”. Ma, siamo noi adulti, per primi a dover ritrovare il coraggio di andare contro corrente, diventare rivoluzionari, non tutto, non subito, nelle complesse ma affascinanti leggi dell'amore.