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Il Settimanale
7/6/2002 - I giovani sognano il rock

Inchiesta

I giovani suonano il rock

Tra cultura
e costume:
il fenomeno delle band giovanili
in provincia

Le città
della
musica


Da una ricerca effettuata qualche anno fa nel faentino è emerso che tra i ragazzi delle scuole medie e superiori, il 25% suona uno strumento. Insomma, in provincia ci sono almeno un migliaio di rockers che ogni giorno fanno musica. Ecco le loro storie


A cura di: Marianna Carnoli, Marco Montruccoli,
Mariangela Mastrovalerio e Tiziano Zaccaria


Il panorama musicale ravennate è un mondo variegato: dove le band di sedicenni affascinati dalla musica d'oltreoceano si mescolano a cantautori over 30. E dove alcuni interpreti stanno "dicendo la loro" a livello nazionale. Non è un caso quindi che anche il Ravenna Festival abbia voluto ospitare, nell'edizione 2002 che inizierà a breve, una sezione dedicata alle giovani band. Se anche il rock è cultura, non poteva essere diversamente. L'inchiesta di questa settimana vuole fare il punto sulla scena musicale ravennate.

Stagioni del rock ravennate
Fu durante gli anni '80 che prese il via quella che da molti è considerata l'epoca d'oro del rock ravennate, destinata a concludersi a metà del decennio successivo. Sui giradischi "passavano" i Cure e i Clash; e l'onda lunga della new wave contagiò molti ragazzi. Complice una rete di locali che ora non c'è più – come un circolo Arci ospitato nella sala Strocchi, che proponeva concerti "alternativi" o il "mitico" Big Apple – e una grande voglia di uscire dagli schemi di un certo tipo di musica, che in Italia continuava a monopolizzare i posti più alti dell'hit parade.
"Mentre in classifica andavano i Duran Duran e gli Spandau Ballet, noi ci ispiravamo agli Stranglers…ricorda Stefano Bon, voce degli Streamers, uno dei gruppi storici del periodo, alfiere del punk melodico. "Oggi i ragazzi vivono una situazione opposta. Suonare alla maniera dei Korn significa fare una musica che tutti ascoltano. Ed essere in una rock band è diventato una sorta di status symbol. Gruppi come il nostro o i Car Jamming potevano invece essere considerati pionieri ".
Stefano, che ora dal punto di vista artistico si occupa di cinema – è regista di cortometraggi e sceneggiatore – commenta il particolare fermento che caratterizzò Ravenna anche negli anni successivi. "A metà degli anni '90, la scena ravennate raggiunse il suo picco più alto. Anche rispetto ad altre città italiane . Gli Streamers, ma anche i Miskatonic University, i Pitch, i Search o i Re Nudo, tanto per fare qualche nome, comparivano sulle riviste specializzate e facevano moltissime date, in giro per l'Italia e all'estero. Il concerto del mio gruppo che ricordo particolarmente? Diciamo due. Un'esibizione ad "Around the Rock", nel '92 in piazza dell'Aquila a Ravenna e una data a Varese. Con 1500 persone sotto il palco…".
Poi la parabola iniziò la sua fase discendente.
"I motivi sono tanti, in primis le storie personali, il lavoro e perché no, la fortuna. Di certo Ravenna non è mai stata una buona piazza. C'è poca coesione tra i gruppi, poca voglia di unire le forze. Il pubblico – lo riconosceva anche Gassmann… - è freddo. E tranne rari casi, anche le istituzioni tendevano a non aiutare i ragazzi".
"Credo che ora la situazione sia un po' migliorata, soprattutto per quanto riguarda l' impegno dei nostri amministratori pubblici. Un consiglio che posso dare ai più giovani? Di non farsi condizionare. Dai genitori, dai vicini che minacciano di chiamare i vigili e dalla fidanzata che vuole andare mare… E poi di battere delle strade nuove. Se possibile, di non cedere alle lusinghe dei percorsi più facili…".

Una Casa per la Musica
Un osservatorio privilegiato per capire le dinamiche della musica giovanile è senz'altro lo Studio 73 di via Sant'Alberto a Ravenna (tel. 0544 684365), una struttura allestita dal Comune che ospita tre sale prove – ingresso a prezzi assolutamente politici… - e una per registrare i demo. Nel suo ambito organizzano anche corsi legati alle professioni della musica, come quello per tecnici del suono. Gli spazi sono aperti nei giorni feriali dalle 15 alle 23. "Il bilancio del primo anno di attività dello Studio è molto positivo, dice Federico Tanzi, presidente dell'associazione Norma, che gestisce i locali. " Ospitiamo musicisti di tutte le età. La media è sui 25-28 anni, ma non mancano i quarantenni, che sono spesso più scatenati dei ragazzini". Federico parla di una certa vivacità del panorama ravennate – sono almeno una settantina le formazioni in città - anche se la tendenza attuale – dopo la stagione hard core di qualche anno fa - è legata in particolare al fenomeno delle cover band. Gruppi che ripropongono pezzi di autori famosi: sacrificando quindi un po' di creatività.

Metallari e no
Ci sono però delle punte di eccellenza. La band che va per la maggiore a Ravenna sono attualmente i Livello Zero, che suonano crossover. I ragazzi sembrano molto promettenti, tanto che una casa discografica a livello nazionale, la Ammonia records/V2 Sony Music, li ha messi sotto contratto. A maggio le riviste Rock Star e Rumore hanno recensito "Ciò che è (stato), il loro ultimo lavoro. Altro gruppo emergente – suonerà alla Festa della Musica, sono i Viola, che preferisce sonorità più dolci. Continua, con grandi soddisfazioni, anche a livello italiano e internazionale, la carriera di Gianluca Lo Presti, cantautore storico della scena ravennate, "innamorato" della musica elettronica. "Volano" Titta e le Fecce Tricolori, tornati sulle scene…

Faenza d'autore
Anche a Faenza e a Lugo si registra un importante fermento musicale. Il nome di punta è naturalmente John de Leo, che con i Quintorigo sta lavorando alla colonna sonora del film "La forza del passato", con Sergio Rubini.
Ma non mancano altri interpreti. Vanno forte i cantautori, come Vittorio Bonetti di Bagnacavallo, che ha realizzato recentemente un cd con la collaborazione di Stefano Benni e Sergio Staino. Altri nomi sono Michele Fenati e Francesco Bejor, autore di Romagna da baciare, dagli esperti considerato un vero e proprio inno alla nostra terra… Sempre sulla cresta dell'onda I Koppertoni di Castel Bolognese. Tra blues e dialetto romagnolo , il gruppo è giunto, con una brano dedicato a Wanna Marchi nelle primissime posizioni al Festival di Sanscemo: nome a parte un traguardo ambito.
Nel campo del blues non si può dimenticare il chitarrista Antonio Gramentieri. Alessandro Ristori predilige invece sonorità legate al rock and roll anno '50. Anche il suo è un nome importante nel panorama, come quelli di Serena Bandoli e Fabrizio Tarroni, impegnati in un percorso musicale di ricerca e qualità..
A Faenza c'è stato molto fermento per la musica giovanile fin dagli anni Sessanta, quando rock e pop fecero presa sia negli ambienti di sinistra, sia nelle parrocchie, con don Italo che inventò il Pavone d'Oro. Gli anni Settanta furono l'epoca di ‘Rock verde', manifestazione che univa la cultura della musica giovanile a quella dell'ambiente, poi nel 1986 nacque ‘Faenza rock', primo concorso in regione fra band giovanili. Passando da ‘Rock Nero' (anno 1989), manifestazione legata alla cultura interazziale, si è infine arrivati al Meeting delle Etichette Indipendenti nel 1997 ed alla realizzazione della Casa della Musica, aperta un paio di anni fa in città ha sede anche Audiocoop, il coordinamento nazionale delle etichette indipendenti. "Questi dati – commenta Giordano Sangiorgi di Materiali Musicali, uno dei maggiori promotori della musica giovanile cittadina - fanno capire come Faenza sia sempre stata all'avanguarda in regione in questi progetti. Molti ci hanno seguito a ruota, magari cercando di imitarci. In questi ultimi anni, poi, il fenomeno è fortememente aumentato, anche se ciò non ha significato un aumento della creatività, visto che sono aumentate in particolare le ‘cover band', anche per rispondere alle esigenze di molti club. Ma il problema principale è legato alla frammentarietà del settore. Si sono create piccole nicchie che raggruppano, per esempio, i gruppi metal o quelli punk. L'obiettivo di noi ‘operatori' è quello di cercare di abbattere questi muri: il Meeting delle etichette indipendenti è nato anche per questo motivo".
"A loro volta le istituzioni locali – conclude Sangiorgi - dovrebbero cercare ragionevolmente di aggiungere qualche fondo in più per le iniziative legate alla musica giovanile, per la vastità, la complessità e l'interesse di questo movimento".

Giovani band crescono
Piero, Pierpaolo, Jacopo e Andrea sono i Fisherman friends, una band di diciottenni nata due anni e mezzo fa a Ravenna. "Con il nome volevamo evocare qualcosa di simpatico , ma abbiamo scelto di eliminare il genitivo sassone delle più famose caramelle Fisherman's friend… dice Piero. Ci siamo conosciuti negli scout, suoniamo insieme da due anni e mezzo, abbiamo fatto concerti al Vidia, al Rock Planet e nei centri sociali e proviamo una volta a settimana". I Fisherman friends suonano hard core melodico con influenze Emo. "Molti gruppi cominciano con le cover perché sono più semplici da eseguire, poi, imparata un po' di tecnica si decide per un proprio genere. Qui a Ravenna va molto il new metal e il punk rock, ma anche molto le cover band e soprattutto quello che propone la tv a cui molte giovani band si ispirano. Lo Studio 73? E' stata davvero una manna dal cielo. Quello che invece credo manchi a Ravenna sono gli spazi per fare attività live".
"Il panorama musicale ravennate è piuttosto selettivo: o fai cover o vieni considerato poco. I gestori dei locali non apprezzano molto le band che propongono pezzi originali". Stefano dei Dafne, un gruppo ravennate che fa dark rock stile Sepultura e canta pezzi originali in inglese, dopo alcuni concerti al Vidia, al Rio Grande, in alcuni centri sociali, alla Casa della musica e al Suspiria, non sembra molto soddisfatto del panorama musicale locale. "Cinque anni fa circa, quando i Livello Zero vinsero Around the rock, Ravenna era la patria del cross over, dell'hard core e del metal: oggi vanno più che altro le cover ed è sempre più difficile per i gruppi emergenti farsi conoscere. Prima degli happy hour a Marina di Ravenna, nei bagni al mare ci si poteva proporre per suonare mentre adesso basta un dj per fare un po' di musica. Stefano, Francesco, Alex e Federica, età media 24 anni, provano nella casa di quest'ultima, la chitarrista, una volta a settimana.
Andrea, Alex, Manu, Filippo e Giovanni: sono questi i componenti dei "Mald'estro", un gruppo di giovani cervesi . La band suona brani inediti di genere pop e dopo varie esibizioni nei locali della riviera è riuscita a produrre anche un cd. " Una volta acquistati gli strumenti mantenere un gruppo non è costoso" dice Alex "il costo maggiore è nella sala prove, circa 10 euro ad ora, e nella produzione di un demo. Noi personalmente abbiamo deciso di reinvestire i soldi guadagnati nelle serate in una specie di fondo comune che ci è servito nella produzione del nostro cd. Il brano che ha riscosso maggiore successo è "La musica solare" del famoso brano di Raul Casadei. Ciò che demoralizza è rendersi conto che quando arrivi ad un certo punto non c'è possibilità per andare oltre perchè è difficile trovare qualcuno disposto a farti la produzione". I Maldestro hanno creato un sito internet www. Maldestro.it in cui ospitano le canzoni dei ragazzi che iniziano a suonare e vogliono avere uno spazio su internet.