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Il Settimanale
21/3/2003 - Prove tecniche di turismo

Un incontro sul mobbing

di Vania Rivalta

Secondo
le stime
un milione
di lavoratori
ne sono vittima ogni anno


Venerdì 7 marzo alla Casa Matha si è svolto un incontro, organizzato da Fidapa (Federazione italiana donne arti professioni affari), sul tema del mobbing. Ma che cos'è il mobbing e, soprattutto, come si fa a capire se si è mobbizzati? A queste domande ha cercato di dare una risposta il più chiaramente possibile il dottor Harald Ege, presidente di Prima, associazione italiana contro mobbing e stress psicosociale con sede a Bologna. Il verbo "to mob", in inglese, viene usato nel campo dell'ornitologia e significa accerchiare, assalire, costringere qualcuno a fare qualcosa. Da qualche anno "mobbing" è diventato sinonimo di terrore psicologico sul posto di lavoro. Secondo le stime, in Italia circa 1 milione di lavoratori sono vittime del mobbing. I settori più colpiti da questo fenomeno sono l'industria e la pubblica amministrazione seguiti dalla scuola, dalla sanità e dalle banche. Il mobbizzato viene aggredito sia verbalmente che, in alcuni casi estremi, fisicamente per ottenerne la distruzione psicologica sia a livello personale che a livello professionale. "Per l'Italia – spiega Harald Ege – quello di mobbing è un concetto relativamente recente. La prima regione che ha stabilito un regolamento anti-mobbing è stata la Sicilia nel 2001. Purtroppo, spesso si riscontra ancora una scarsa preparazione professionale da parte di chi gestisce sportelli mobbing". Per capire bene cos'è il mobbing è meglio definire subito cosa non è. Il mobbing non è costituito da una singola azione, ma da una serie di azioni che devono ripetersi per alcune volte al mese per una durata di sei mesi almeno. Una singola azione, come ad esempio un demansionamento, a cui non seguono altri comportamenti vessatori non è, quindi, mobbing. Anche un conflitto generalizzato, dovuto ad esempio ad un brutto clima in azienda, non è mobbing. Non si tratta di una malattia: il mobbing è una situazione che può creare una malattia, ma non lo è di per se stesso. Non è un fenomeno collettivo, poiché si può venire mobbizzati anche da una singola persona. Non è una molestia sessuale o, per lo meno, non è solo una molestia sessuale, dato che le molestie di questo tipo hanno uno scopo esclusivamente libidinoso, mentre il mobbing si pone come fine l'annientamento psicologico dell'altro. Infine, non ha vittime designate: tutti possono diventare oggetto di mobbingo, indipendentemente dalla qualifica e dal livello culturale.
"Quando si tratta di capire se un caso che ci viene sottoposto è mobbing – continua Ege – dobbiamo sempre tenere in conto sette fattori principali. Se manca uno di questi, quasi sicuramente non ci troviamo di fronte ad una caso di mobbing". Innanzitutto, il mobbing riguarda l'ambiente lavorativo. Inoltre, sono importanti la frequenza (le azioni ostili si devono essere ripetute per più volte al mese) e la durata (le azioni ostili devono continuare da almeno sei mesi). Queste azioni ostili possono essere attacchi ai contatti umani, un isolamento sistematico della persona, un cambiamento delle mansioni, attacchi alla reputazione o minacce di violenza. Ci deve essere un dislivello tra gli antagonisti nel senso che le persone non hanno più le stesse capacità di attacco e di difesa. Tuttavia, il mobbing può essere "dall'alto" (nel caso in cui un superiore adotti un comportamento vessatorio contro un sottoposto), "tra pari" (nel caso di persone al medesimo livello) o "dal basso" (nel caso di un sottoposto che mobbizza un superiore). Il comportamento vessatorio deve avere un andamento progressivo e deve essere sempre presente un intento persecutorio.
Le conseguenze del mobbing sono le più svariate, sia per l'individuo che per l'azienda, che risente del calo di produttività del proprio dipendente. In genere il mobbing causa problemi psicosomatici, disturbi del sonno e della concentrazione, agitazione, insicurezza e apatia. In alcuni casi gravissimi ha portato la persona al suicidio o, comunque, a seri problemi familiari. Uno dei problemi principali delle vittime di mobbing è, poi, quello di riuscire a provare la propria accusa, dato che spesso mancano i testimoni e raramente ci sono prove materiali. Chi volesse può richiedere informazioni a Prima – via Tomino 14 – 40134 Bologna (tel. 051-6148919/fax 051-941926). Sito internet: www.mobbing-prima.it