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Il Settimanale
21/3/2003 - Prove tecniche di turismo

Fare poesia in un mondo che cambia

di Letizia Magnani


Un incontro con il poeta romagnolo Tolmino Baldassari


Operaio, bracciante, sindacalista e poi poeta di fama internazionale, Tolmino Baldassari è nato a Castiglione di Cervia nel 1927. Dal 1962 vive e lavora a Cannuzzo, in una villetta bianca che sorge proprio vicino al fiume Savio. Fra le sue opere più famose e più citate dalla critica vanno ricordate la raccolta di poesie del 1982, "La néva", quella del 1993, "I vìdar" e l'ultima, edita nel 2002 da Pazzini Editore, con prefazione di Gianfranco Lauretano, "L'éva". Citato nelle antologie di letteratura italiana come poeta contemporaneo, Baldassari è anche autore di testi in prosa, fra i quali spicca "Qualcosa di una vita", l'autobiografia edita nel 1995.
Che cosa è fare poesia?
"È amore per un linguaggio che risale alla fanciullezza, quando mi incantavano le poesie dei libri di scuola, per lo più imparate a memoria. Tra i quindici e i diciassette anni ho letto Tasso, Pascoli, Leopardi: conservo vivissimo il ricordo delle emozioni di quel tempo. In seguito non ho mai trascurato la letteratura. Perché ho cominciato a capire che quel linguaggio non era riferito solo alla versificazione, ma era parte di un'espressione più complessa, una peculiare indagine della realtà, che nasceva sì da un'emozione, ma che la fondeva con la cultura. Non è importante imparare versi a memoria, ma piuttosto sentire che quel dato componimento dice cose. Non si può ridurre la poesia a esercizio mnemonico.
Fare poesia è ormai diventato un mio vero, profondo, modo di essere, di pormi nel mondo per quello che veramente sono. E se anche si debba aggiungere che tutto è filtrato attraverso lo studio, la cultura in senso lato, e particolarmente in senso letterario, ciò non fa che confermare che noi tutti siamo sì formazione storica, collettiva, ma che man mano che prendiamo coscienza della vita, assumiamo una più o meno marcata connotazione individuale. E il poeta sente l'enorme divario tra le emozioni che ci aprono all'amore e la violenza che quasi soffoca il mondo: la base prima della cultura è sapere che al mondo ci sono anche gli altri".
Calvino dice che "scrivere" è sempre "riscrivere", è d'accordo? Quali sono i poeti e gli scrittori che l'hanno influenzata?
"Sì, come rifacimento, nuova stesura di un testo letterario, ma in modo più ampio la scrittura può parzialmente informarsi a quanto scritto in precedenza da altri. Molte le mie letture di poesia, narrativa, saggistica e storiografia. Sarebbe un elenco troppo lungo, dagli autori della lirica greca dell'età arcaica a tutto quanto è venuto in seguito. Per la poesia mi limito a due nomi del Novecento italiano: Dino Campana (voce alta e caso anomalo nel panorama italiano) e Vittorio Sereni (per la sua intensa interrogazione sul senso dell'esistenza umana). Per la narrativa i nomi di Franz Kafka; Italo Svevo; Federigo Tozzi e Carlo Emilio Gadda".
Pensa che nei nostri comuni si faccia cultura? E a Cervia?
"La risposta non può essere uniforme, poiché tra i comuni vi sono differenziazioni, talvolta notevoli (anche per la qualità). Cervia non è certamente tra gli ultimi".
Lei è stato sindacalista per tanti anni, come vede l'attuale divisione sindacale?
"Ovviamente non bene, ma credo in una possibilità di recupero, anche se forse a lungo termine".
Cosa pensa dello stato di guerra attuale?
"Penso a una condizione gravemente pericolosa e alla necessità di operare per un superamento di vecchie e nuove divisioni esasperate fino a portare a vari e cruenti conflitti. E anche se le lezioni del passato dovrebbero servire, pare proprio che non se ne voglia tener conto. Io credo in una collaborazione possibile tra i diversi popoli del mondo quando si abbia la volontà vera di costruire la pace".
Quale suggerimento darebbe a un giovane che volesse dedicare la propria vita alla scrittura?
"Dedicare la vita? Una parte della vita, direi, poiché la vita è anche quella di tutti i giorni, con i suoi vari impegni, ma anche perché non si può scrivere senza esperienza di vita, quella di tutte le persone "normali". Ovviamente la scrittura è un impegno molto serio, richiede tempo e fatica. Serve rigore e conoscenza. Vedo troppi che scrivono senza le necessarie conoscenze di letteratura".