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Il Settimanale
21/3/2003 - Prove tecniche di turismo

Inchiesta

Prove tecniche di turismo

Dall'Osservatorio regionale arrivano le valutazioni sul 2002 e le aspettative per la prossima stagione. Tra incertezze per la situazione internazionale e speranze di ripresa

Nell'approssimarsi della nuova stagione si mettono a punto le strategie per ‘catturare' i turisti che nel 2002 hanno rallentato il flusso verso le nostre spiagge. L'osservatorio turistico regionale, fondato da Regione e Unioncanere Emilia Romagna, in collaborazione con Confcommercio e Confesercenti, ha reso noto il settimo rapporto annuale ("Ampliare e qualificare l'offerta di prodotti turistici", edito da Franco Angeli). Ecco in sintesi gli elementi di analisi del 2002 e le principali linee guida di prospettiva.

Presenze, 1 per cento in meno
Per la prima volta, in Emilia-Romagna, si rileva una divaricazione fra previsione e consuntivo dell'annata turistica: il 2002 è stato caratterizzato da un calo contenuto delle presenze, a causa anche di un maltempo eccezionale, con inusuale abbassamento delle temperature, che ha segnato l'estate turistica della regione, causando soggiorni brevi e una sensibile contrazione dei consumi nei due comparti più "stagionali" quali spiaggia e pubblici esercizi all'aria aperta. Tuttavia le perdite del comparto sono state contenute e si può parlare sostanzialmente di una "tenuta". In Riviera il calo è infatti di 526.000 presenze, di cui 368.000 italiane e 158.000 straniere, per una percentuale vicina all'1%.
Dunque rimane comunque molto alto l'indice di "fedeltà" del turista che ha scelto l'Emilia-Romagna e si può tracciare un consuntivo tutto sommato soddisfacente, considerando che nel 2001 era stato toccato il massimo numero di arrivi e presenze.

Il mare prima attrattiva
Queste le osservazioni del presidente di Apt Servizi, Sergio Mazzi: "In un risultato comunque positivo, importante è stato il ruolo di chi ha saputo essere dinamico ed ha raccolto più turisti. Quindi dovuto alla caratteristica di una classe di operatori turistici che ha saputo lavorare molto. Fantasia, qualità, spirito di iniziativa, costante informazione ed attenzione per il turista sono le risorse messe in campo efficacemente dai nostri operatori, a cui deve continuare ad affiancarsi un'adeguata sensibilità degli enti locali per investimenti e promozione nel settore turistico".
La Riviera ha assorbito quindi senza traumi anche la negativa condizione del mare: dal sondaggio realizzato dall'Osservatorio sui turisti dell'estate 2002 si registra l'elevata soddisfazione degli ospiti presenti; la condizione del mare resta la ragione principale della lealtà dei turisti. L'elemento che clienti di vecchia data e nuovi arrivi indicano come ragione della loro scelta è l'organizzazione dell'ospitalità e dei servizi. La spiaggia continua ad essere considerata il punto di forza della Riviera emiliano-romagnola, il luogo che i turisti intendono vivere, anche nelle future vacanze al mare.

A gonfie vele le città d'arte
Per quanto riguarda le città d'arte, Ravenna e le altre città emiliane hanno risentito molto meno della critica situazione del turismo mondiale e superano il 2002 meglio di Roma, Firenze e Venezia. Le terme dell'Emilia Romagna migliorano con un più 2% rispetto al 2001. Mentre gli stabilimenti termali si aggiornano, cercano soluzioni di qualità nell'ospitalità e nel benessere, il sistema alberghiero per ora non registra lo stesso trend. Indicazioni incoraggianti vengono da Salsomaggiore, Bagno di Romagna e Castrocaro. L'Appennino resta una risorsa che ancora non trova una fase di rinnovamento per collocarsi in un ruolo di primo piano nell'offerta turistica.

Sport e incoming
Il turismo di tipo sportivo rappresenta una delle più significative potenzialità per la regione. A questo punto occorre trovare soluzioni ed incentivi finalizzati all'innalzamento degli standard ed al completamento dell'offerta del prodotto ‘turismo sportivo', con particolare attenzione al caso dell'Appennino. Le agenzie e i consorzi con compiti di gestione incoming e sviluppo sono strumenti di promozione che vanno sempre più imponendosi. L'Osservatorio ritiene che anche le agenzie di viaggio tradizionali siano in grado di svolgere i compiti richiesti sul fronte incoming. Agli operatori è richiesto, però, di passare da una visione localistica a una visione che comprenda il territorio turistico nella sua complessità, mettendo a disposizione prodotti diversificati.
Il sistema turistico va dunque articolato e presentato secondo un'offerta varia, dando forma e contenuti a proposte integrate, circuiti di prodotto, card e benefit al turista, offerte di servizi multi-città; favorendo, in prospettiva, una logica di cooperazione anche a livello interregionale verso territori, prodotti e mercati, che possano costituire un fattore di crescita e di maggiore valore in aggiunta al patrimonio del territorio.

Turismo, l'industria
di domani
Ravenna è uscita da un decennio di eventi negativi con una inaspettata capacità reattiva. In questo momento vive il passaggio forse più critico della sua storia moderna. Il quadro tendenziale è quello di una realtà socio-economica matura avviata al rapido declino in due comparti storici come chimica e turismo, legata ad una incerta stabilità nel porto. Ad una prospettiva industriale che sembra alla fine della sua parabola si affianca una realtà portuale che ‘tiene' ma che ormai vede i limiti di una crescita le cui variabili, oltre ai condizionamenti strutturali, vanno riferite ai termini geopolitici che regolano le direttrici del traffico mondiale delle merci. Pare che non resti quindi che giocare la carta del turismo: abbiamo chiesto a Emilio Benini docente di sociologia del turismo, di disegnare un posisbile scenario per la provincia.
Può il turismo risollevare le sorti del declino economico ravennate?
"Sì e no. L'attuale realtà turistica del territorio, includendo anche il comune di Cervia, è una realtà esausta per quello che riguarda la stagione balneare, mentre è ancora un fatto marginale il pur apprezzabile incremento del turismo incentrato sul capoluogo come città d'arte. A queste condizioni il ruolo del turismo nell'economia locale non potrà che essere integrativo, legato come è alle incertezze climatiche di una stagione ancora così breve nonostante i lodevoli tentativi di dilatarne i termini ed ai capricci di una domanda, soprattutto interna, scarsamente orientabile e quindi sempre più volatile nei bisogni e nelle scelte".
Eppure qualche passo verso la diversificazione è stato fatto.
"L'offerta ‘generalista' della tradizione tende ad arricchirsi di richiami e di occasioni di divertimento con la tendenza ad esercitare l'attrazione su tutto e su tutti , fatto questo che risponde più ad una logica di ‘tenere' rispetto a quella di ‘attaccare' il mercato. Ed è sempre stata nell'economia moderna una scelta perdente".
Serve, pare di capire, un impegno maggiore?
"Si perché di questo si tratta, ‘aggredire' il mercato, progettare un futuro turistico per Ravenna e il suo territorio che non sia semplicemente rilancio di un ‘vecchio prodotto' ma la individuazione di una ‘offerta esclusiva' che consenta di rivolgersi a nuove fette di mercato, alla cattura di flussi pregiati del movimento turistico non interessati ad un prodotto che soffre la concorrenza di migliaia di competitori, cui proporsi come meta unica, inimitabile e che merita di essere vissuta".
Vendere la propria unicità, quindi.
"E riferirsi ad un mercato come quello turistico che è già di fatto globalizzato e nel quale bisogna suscitare un interessamento che non può essere alimentato da un'offerta ‘di tutto un po' ma ‘solo qui e da nessun'altra parte'. E questa specificità non può che essere rappresentata dalle vestigia bizantine, una fetta della cultura mondiale che ‘solo qui' può essere vissuta. L'intuizione c'era già stata con la richiesta di inclusione di Ravenna nell'elenco dei siti ‘patrimonio dell'umanità'".
Basta puntare sui grandi monumenti?
"No. L'elenco dell'Unesco è lunghissimo e l'esservi inclusi non è di per sé garanzia di flussi turistici crescenti. Ci vuole ben altro! Il disporre di un patrimonio musivo unico al mondo non garantisce nulla dal punto di vista turistico. E' come disporre di una materia prima che per essere adeguatamente collocata sul mercato debba essere trasformata. Per diventare offerta turistica la nostra ‘materia prima' deve subire un adeguato processo di valorizzazione. Il torpedone che segue l'itinerario delle città d'arte ‘minori' assegna a Ravenna una sosta di 3-4 ore, questo non è turismo è offrire un ‘prodotto grezzo' senza valore aggiunto; le torme di scolari in gita che invadono la città fra aprile e maggio non costituiscono turismo ma un'occasione persa. Non basta riscuotere un biglietto all'ingresso dei monumenti per creare valore aggiunto sulla presenza di questi sbirciatori frettolosi'.

Insomma, viviamo su un tesoro che non abbiamo ancora saputo sfruttare?
"E' necessario realizzare un processo di ‘trasformazione' che faccia di Ravenna una meta a sé stante, la ragione per spostarsi dall'altra parte del mondo per venire a passarvi una settimana; per viverla come capitale bizantina, ma anche come centro culturale vitale, come capoluogo storico di un triangolo che da Ferrara a Rimini a Faenza offre la possibilità di attivare risorse straordinarie.
Se si continua a ragionare in termini di valorizzare la presenza nel circuito delle città d'arte minori la partita è persa in partenza, si tratta di incidere su di un target che non viene in Italia per vedere Roma, Firenze e Venezia e di passaggio Ravenna, ma che è attratto da un'offerta culturale che nelle sue componenti e nella sua ambientazione si presenti come unica, diversa da ogni altra e irripetibile in questa unicità".
Ci sono le condizioni perché tutto ciò si avveri?
"Esiste un Festival, iniziative culturali di pregio, ma tutto ciò in un'ottica frammentata dove le singole iniziative sono molto più frutto dell'attivismo di pochi che di strategie lungimiranti". Ma serve ben altro
Chi dovrebbe darsi da fare per spingere in questa direzione?
"Qui si colloca il nocciolo della questione, Ravenna e le sue amministrazioni comunale e provinciale devono assumersi il ruolo di orientamento di questa strategia di sviluppo incentrata sul turismo, non un ruolo notarile o di coordinamento ma progettuale, di investimenti e realizzazioni adeguati a questo futuro. Questo stadio di sviluppo di un ‘turismo avanzato' non è realizzabile attraverso la sporadicità delle iniziative (un campo da golf in più o in meno, uno zoo-safari, un parco giochi) del ‘loisir' ma attraverso una programmazione concertata il cui obiettivo non sia tanto di rivitalizzare i flussi attuali quanto quello di catturarne dei nuovi in segmenti di mercato in cui si possa far valere una specificità senza concorrenza a livello mondiale".
Serve una politica culturale
Specificità che abbiamo e che vanno solo valorizzate…
"L' unicità della nostra materia prima (i mosaici), che gode già di un'immagine internazionale, si deve tradurre nella unicità di un'esperienza culturale che, partendo dallo stesso patrimonio musivo (giornate di studio, stage, laboratori permanenti, eventi), si abbini a straordinarie esperienze concomitanti (concerti, spettacoli, eventi espositivi, musei), rendendo il soggiorno ravennate un'esperienza indimenticabile ed eccezionale. Tale processo di trasformazione, che partendo dal ‘far guardare' deve puntare al ‘far vivere', richiede una serie di ingredienti e di condizioni che non possono essere lasciate alla spontaneità, l'Amministrazione è chiamata ad avviare come primo passo una politica culturale di crescente impegno progettuale ed economico tesa alla crescita del Festival, ad un suo potenziamento con ‘code' ed ‘anticipi' nel corso dell'anno, alla realizzazione di almeno un ‘grande evento' all'anno il cui punto di forza non sia tanto nella notorietà dei materiali esposti (ricerca assai difficile e onerosa) quanto nella straordinarietà dei suoi presupposti, al porsi il problema di una struttura museale che possa costituire di per sé motivo di elevato interesse (valga a questo proposito l'esempio di Rovereto)".
In conclusione, cosa deve fare la provincia di Ravenna?
"In conclusione, al di là delle recriminazioni circa la mancata realizzazione di infrastrutture attese da anni, Ravenna deve spendere la sua isolanità come risorsa su un mercato globale dove solo chi riesce a rendere visibili e seducenti le proprie proposte ha la possibilità di sfruttarne appieno le potenzialità".


Una maxi delegazione di svedesi, oltre 120 persone, ha visitato il ravennate per intrecciare rapporti con le nostre comunità. Torna ad affacciarsi un popolo che ha animato le leggende degli anni sessanta. Dall'Olanda arriva la richiesta di aerei per raggiungere l'aeroporto di Cervia e da qui tutta la Romagna, dalla costa alla collina. Intanto Cervia azzarda un ‘colpo ad effetto': in occasione dello Sposalizio del mare annuncia un gemellaggio con Cuba