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Il Settimanale
21/3/2003 - Prove tecniche di turismo

Editoriale

Una sconfitta per la pace

Quando questo numero sarÓ in edicola, la macchina da guerra , salvo miracoli dell'ultima ora, sarÓ giÓ partita. Scadeva infatti alle prime ore di ieri, 20 marzo, l'ultimatum inviato da Bush a Saddam Hussein che imponeva, per scongiurare il conflitto, a lui e alla sua famiglia di abbandonare l'Iraq. Una guerra annunciata, senza l'appoggio dell'Onu e dopo che il pianeta aveva riversato sulle piazze milioni e milioni di uomini e donne per dire no a questo conflitto. E' questo sentimento prima di tutto di impotenza, che attanaglia gli animi di tutti noi. Ma accanto a questo c'Ŕ la convinzione profonda di aver perso una importante scommessa. Quella, che all'indomani dell'attentato alle Torri Gemelle, aveva saputo costruire un muro di solidarietÓ, che, nel dramma di quei giorni, aveva fatto capire ad una super potenza come l'America di essere vulnerabile, e per ci˛ avrebbe potuto far cambiare gli scenari mondiali, puntando dritto verso la risoluzione del conflitto medio orientale e costruendo un fronte compatto per affrontare alle radici ed isolare la minaccia terrorista. Oggi invece il ruolo dell'Onu Ŕ stato sconfitto, l'Europa mostra la sua debolezza politica e l'America rischia un inutile isolamento. E' questo lo scellerato scenario che si presenta. Vittorio Zucconi in un'editoriale apparso martedý su Repubblica dice che dall'ultimatum di Bush si capisce chiaramente che le ragioni di questa guerra non sono mai state "questioni di disarmo, vaghe complicitÓ con Al Qaeda o "violazioni materiali" di risoluzioni". Il vero problema Ŕ solo Saddam. Il dittatore lasciato alla guida da Bush padre e ora giustiziato da suo figlio. Una prova di forza inutile, che rischia di far gongolare il sanguinario dittatore irakeno di fronte alle divisioni nel mondo e al marcato isolamento americano. Una resa dei conti personale per interessi che nulla hanno a che fare con la sorte della pace nel mondo e che rischia inevitabilmente di minare quel clima di solidarietÓ incondizionato espresso all'indomani dell'attentato alle torri Gemelle. In questo clima a nulla aiutano le ambiguitÓ del nostro Governo, proteso e supino incondizionatamente verso l'America per farsi accettare nel salotto dei grandi, ma sufficientemente furbo per non cogliere i rischi derivati dalla forte opposizione al conflitto espressa in larga parte dall'elettorato italiano. Il ruolo dell'Europa, quale che sarÓ l'esito del conflitto, resta tutto da giocare. Un'assunzione di responsabilitÓ politica che non pu˛ pi¨ essere delegata. La caduta del muro di Berlino ci ha consegnato una Europa sprovvista e intimorita di fronte a questa necessitÓ. Ora Ŕ da questo scellerato conflitto che si deve ripartire. Che sia da monito per dare una identitÓ politica e non solo monetaria ad una cultura che pur nelle sue differenze, sa esprimere valori democratici e contribuire a costruire un percorso di pace mondiale.