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» Ravenna - 25/05/2019

Maria Paola Patuelli: «Alcune riflessioni a proposito di Europa»

A margine del dialogo di Gianfranco Pasquino con studentesse e studenti avvenuto l'11 maggio alla sala Corelli del teatro Alighieri per iniziativa del Movimento federalista europeo

Convegno del Movimento Federalista Europeo, incontro dell'11 maggio con il professor Gianfranco Pasquino

Credo che il racconto che segue sia in sintonia con il tempo presente e con la scadenza che ci attende, domenica prossima. Nell'ambito del Piano dell'Offerta Formativa predisposta dal Comune di Ravenna, in occasione della Festa dell'Europa, il Comitato in difesa della Costituzione di Ravenna e il Movimento Federalista, Sezione Carlo Sforza di Ravenna, hanno proposto alle Scuole Medie Superiori lo studio di un recente libro di Gianfranco Pasquino, «L'Europa in Trenta Lezioni». Numerose Classi, dell'Istituto Ginanni, del Liceo Scientifico, del Liceo Classico hanno accolto la nostra proposta, e più di 150 studentesse e studenti, con i loro insegnanti, hanno riempito la sala Corelli del Teatro Alighieri, lo scorso sabato, 11 maggio. Un incontro di dialogo, che vale la pena qui ricordare, in attesa dell'appuntamento con l'Europa che ci aspetta domenica prossima. Un appuntamento da non mancare, qualunque possa essere la scelta elettorale che faremo. La mia sarà, comunque, una scelta nettamente europeista. Fiduciosamente europeista, nonostante le severe critiche a questa Europa che ho in più di una occasione condiviso, in particolare quando una selvaggia austerità ha colpito la Grecia. Juncker ha fatto, tardivamente, l'autocritica. Non dimentichiamo invece, la forte lezione che la Grecia ci ha dato. Enormi sofferenze, ma dignitosamente in piedi. Altro punto debole di questi anni europei,  l'assenza di una politica condivisa di fronte a un fenomeno epocale che sarà di lunga durata. Bambini, donne e uomini in fuga dai loro paesi, per ragioni di sopravvivenza, non per ragioni turistiche, come qualche voce irresponsabile e beffarda ha avuto il coraggio di dire. Se l'Europa che avremo dopo il 26 maggio non affronterà con intelligenza e sguardo lungo questo passaggio storico, correrà, l'Europa di questo tempo, il rischio di passare alla storia molto male, perdendo per strada quanto scritto nelle nostre Costituzioni, dopo le tragedie della seconda guerra mondiale.

L'introduzione di Pasquino, seguita con molta attenzione dal pubblico presente - studentesse e studenti, ma anche cittadinanza ravennate – ha focalizzato alcune questioni, in risposta a molti stereotipi negativi in corso. Nei paesi  – sono ormai 28 – entrati in Europa, la vita è migliorata rispetto a prima.  L'unità europea ha assorbito l'impatto della gravissima crisi economica che ha colpito l'Occidente, crisi che, come è noto, è nata negli USA, non in Europa. Indebolire i nostri legami con l'Europa avrebbe come esito un netto peggioramento della nostra condizione, da ogni punto di vista. In questo momento il "popolo" europeo comprende 500 milioni di persone. Cosa non ci rende ancora del tutto "popolo"? Il Parlamento europeo, eletto con sistema proporzionale, ha un ruolo portante. Nessuna decisione viene assunta, se il Parlamento non la approva. Ma ci sono due debolezze, di natura politica. Il Consiglio europeo è composto dai capi dei vari Governi, e procede, in modo non democratico, solo con l'unanimità. Anomalia che dovrà essere superata. Inoltre, il "popolo" europeo non ha una Costituzione. La Francia, con spirito nazionalista, la fermò, con un referendum popolare. Il popolo francese ha compito, a suo tempo, un grave errore, come il popolo britannico con la Brexit, nel 2016. Non sempre gli elettori hanno ragione. Errori che hanno indebolito la grande e irreversibile – mi auguro – idea di Altiero Spinelli. L'Europa è stato il più grande progetto politico dell'età moderna e contemporanea, dopo la fondazione degli USA. All'Europa sono rivolte critiche di eccesso burocratico, a volte fondate. Ma la Commissione europea, che ha il compito di applicare le leggi approvate dal Parlamento, è composta da politici, non da burocrati. E, come sempre, la responsabilità è in capo alla politica, bella o brutta che sia. Non vanno quindi dimenticate le responsabilità dei singoli Stati che fanno parte dell'Europa. Il bilancio europeo non è fatto di grandi numeri, perché gli Stati nazionali conferiscono poco. Ma i contributi sono molto ridistribuiti, come ben sanno Irlanda, Ungheria, Spagna, Portogallo, che ne hanno tratto grande vantaggio. Anche il nostro Sud ha ricevuto molti contributi. Sono stati sprecati o non utilizzati. E' colpa dell'Europa?

Non abbiamo la Costituzione europea. Prima o poi dovremo pur averla, se vogliamo essere "popolo", garantito nelle sue differenze e nelle sue libertà. Ma il Trattato di Lisbona e la Corte Europea di Giustizia hanno reso l'Europa il più grande spazio del mondo di libertà e di diritti civili e politici. In USA, in molti Stati, vige ancora la pena di morte. In Europa no. Ditemi voi se è poco. Può sembrare poco solo a chi disprezza il valore di ogni singola vita umana. E l'Europa sociale? Molte competenze, come quelle riguardanti il lavoro, i singoli Stati – guarda caso – le hanno volute tenere per sé. Recentemente il Parlamento europeo ha approvato una mozione per il salario minimo garantito. Di questa mozione poco si è parlato. Di Europa, anche i giornali, parlano poco e male.  Ma è su questa strada - diritti civili, politici e sociali da tenere insieme -  che l'Europa dovrà andare, per continuare ad essere una civiltà che ha fatto tesoro dei tragici errori del Novecento, e non solo somma di egoistici nazionalismi.

Il dialogo fra Pasquino, gli studenti, e  una sola studentessa, è stato ricco. Immigrazione, respingimenti, Brexit, allargamento dell'Europa ad altri paesi, nuove pulsioni antisemite e neonazi, il progetto degli Stati Uniti d'Europa, Ius soli ancora fermo in Italia. Un dilogo intenso. Due forti richiami di Pasquino, in conclusione. Chi scappa da fame e guerre deve essere accolto. Chi arriva in Italia non vuole l'Italia in primis – è quasi naturale sbocco geografico -  vuole l'Europa. Dovremmo pensare che è un omaggio a noi, potremmo esserne orgogliosi.

E, per concludere. La storia dobbiamo conoscerla e studiarla, in continuazione. Senza storia ognuno di noi è zero.

Maria Paola Patuelli

Comitato in Difesa della Costituzione di Ravenna e associata al Movimento Federalista Europeo, sezione Carlo Sforza di Ravenna