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» Ravenna - 21/01/2019

Paolo Olmi nel dramma di Roméo et Juliette

Ottima direzione, da parte del Maestro ravennate, alla guida dei complessi artistici del teatro Nazionale Croato “Ivan pl. Zajc” di Rijeka-Fiume, del capolavoro di Gounod, in scena all’Alighieri. Al termine, grandi applausi per i (tantissimi) protagonisti. Un’opera di grande impatto emotivo, una delle più alte vette della musica per il teatro francese di metà ottocento.

Di Alessandro Emiliani

Paolo Olmi sul podio di Romeo et Juliet al Teatro Alighieri

Missione compiuta. Il nuovo allestimento di Roméo et Juliette di Charles Gounod coprodotto dal Teatro Alighieri di Ravenna insieme al quello Nazionale Croato "Ivan pl. Zajc" di Rijeka-Fiume, in scena, a Ravenna, venerdì scorso, 18 gennaio (con replica domenica 20, ore 15,30), ha splendidamente ottenuto l'effetto cercato, e cioè innanzitutto, far risaltare le caratteristiche principali del compositore francese: un ottimo "ritrattista nel far emergere la propria arte drammatica". E poi, sottolineare, nel suo impianto generale, la passione amorosa piuttosto che la rivalità fra famiglie, con  l'autentico antagonista (dei due amanti scaligeri) impersonato dalla società dell'epoca, con quei suoi "sterili doveri-feticcio" contro cui Gounod si scagliava ripetutamente nelle proprie memorie, e contro i quali intendeva promuovere un "più elevato senso del bello sulla scena francese" (progetto di cui quest'opera in cinque atti rappresenta un indiscusso vertice). Roméo et Juliette, guidato registicamente da Marin Blažević, direttore dello stesso Teatro croato, ("ho cercato di resistere alla prevedibile compulsione a soccombere alle sfide di attualizzazione, proponendomi piuttosto di indagare i risvolti della tragica vicenda dei due amanti veronesi nel contesto teatrale e musicale a cui, in una straordinaria complicità con il misto di toni e atmosfere shakespeariani, provvedono Gounod e i suoi librettisti"), e diretto,  magistralmente, sul podio, dal Maestro Paolo Olmi, ravennate, alla sua prima direzione lirica in città (non in forma di concerto, da lui, al contrario, già praticata più volte, in Romagna), dopo una lunghissima carriera in giro per il mondo, riflette infatti una nuova concezione del dramma musicale come specchio della "réalité vivante", quindi della fisionomia ed evoluzione psicologica dei personaggi: piuttosto che le convenzioni teatrali e le rigide strutture formali del dramma, infatti, in Gounot è la dimensione interiore dei protagonisti a rappresentare il cuore dell'opera.

Bravi, i protagonisti dei ruoli principali, dal soprano lituano Margarita Levchuk al tenore spagnolo Jesús Álvarez, dal Frate Lorenzo di Eugeniy Stanimirov, al  Mercuzio di  Michael Wilmering. A seguire, nei panni del paggio Stéphano  (personaggio introdotto secondo la consuetudine francese che prevedeva l'esecuzione di un brano solistico per l'adolescente "en travesti"), Ivana Srbljan;  Dario Bercich in quelli del conte Capuleti; Marko Fortunato nel ruolo di Tebaldo, mentre la nutrice è stata Sofija Cingula. Tutti all'altezza nell'esprimere, a vari livelli, l'esemplare consapevolezza del compositore, giunto, col Roméo et Juliette, all'apice della maturità: ricchezza d'invenzione, mestiere magistrale, senso della misura si compongono qui in una sintesi qualitativamente prestigiosa. A convincere, è la temperatura espressiva globale, mantenuta elevata con sorprendente continuità al di là degli esiti spesso assoluti dei singoli momenti. Nel primo atto, ad esempio, percorso per intero da brillanti ritmi di danza, è in evidenza la briosa, aerea ‘ballade de la reine Mab' di Mercuzio, notevole esempio di stile ‘parlante' alla francese, debitore del brano analogo del Roméo berlioziano, come anche il celebre "Je veux vivre" di Giulietta, valse tra il virtuosistico e il malinconico. Prezioso infine il madriga l"Ange adorable", breve duetto dei due protagonisti: un altro valzer, lento questa volta. Nel secondo atto, la cavatina di Romeo ("Ah lève-toi soleil"), elegante, persuasivo esempio delle attitudini elegiache di Gounod. Più oltre, incastonato tra le grottesche schermaglie di servi e nutrice, brilla il duetto "O nuit divine", melodicamente irresistibile. Il terzo atto, dopo la sobrietà del quadro del matrimonio segreto, propone una verticale progressione di toni. Si va dalla beffarda chanson di Stefano ("Que fais-tu"), sorta di remake della serenata di Mefistofele nel Faust, al drammaticissimo duello successivo, sino alla maestosità del concertato ("O jour de deuil"), che termina con l'esilio di Romeo. Nel quarto atto, altro duetto di Romeo e Giulietta ("Nuit d'hyménée") che, accanto alla consueta felicità melodica, propone un declamato flessibile e sfumato, che sembra indicare la strada ai futuri sviluppi della vocalità dell'opera francese. A chiusura di questo breve percorso ancora un duetto: "C'est-là", ultima scena dell'atto quinto. Vertice espressivo dell'opera, questo brano chiama a raccolta i temi dei precedenti incontri dei due protagonisti in un epilogo toccante di amore e morte.

Di tutto questo, oltre ai già citati protagonisti canori (coro compreso) e regista, si è fatto, perfettamente, interprete il direttore ravennate Paolo Olmi, preciso e puntuale nel gesto, soprattutto nei momenti di grande concitazione ritmico-evolutiva, ma, allo stesso tempo, delicato, affettuoso e ben rispettoso delle varie poetiche atmosfere cantabile-espressive, fra i momenti di maggio ispirazione dell'opera. Ed è proprio da tale efficienza musicale che traspare chiaramente la sua passione per questo lavoro e per questo tipo di musica:  "Gounod fa tesoro di tutta la musica che conosceva, a cominciare da Bach e Mozart. Nella sua opera ci sono reminiscenze dello stile classico e dello stile barocco, ma anche dello stile sinfonico. Occupandomi sia di repertorio sinfonico che di quello lirico cerco sempre di conciliare le due cose…ed è per questo che quest'opera mi piace molto".

Al termine, teatro molto caloroso, con tantissimi applausi per tutti i protagonisti

 
Paolo Olmi sul podio in un altro momento di Romeo et Juliet al Teatro Alighieri
 
Un momento del Romeo e Juliet di Gounot diretto da Paolo Olmi