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» Ravenna - 13/07/2018

«Alle porte dei sogni», domani la conversazione di Maurizio Bettini con la partecipazione di Elena Bucci

Sabato 14 luglio, alle 19, all’Antico Porto di Classe

Elena Bucci, foto di Piero Casadei

Dal "sogno" intonato da Martin Luther King, da quell'"I have a dream" che è divenuto il suo discorso più celebre, e che Ravenna Festival ha assunto come titolo e nucleo tematico di quest'edizione 2018, era inevitabile approdare al sogno declinato secondo le sue più diverse accezioni, in bilico tra storia e mitologia. A guidare l'indagine onirica non poteva che essere Maurizio Bettini: classicista e scrittore, docente di Filologia classica all'Università di Siena, sabato 14 luglio all'Antico Porto di Classe (alle ore 19) incontrerà il pubblico in Alle porte dei sogni, in una conversazione a cui si unirà l'attrice Elena Bucci.

Da una parte, dunque, l'autore di alcuni dei più importanti e interessanti saggi sul mondo classico e sulle implicazioni che quell'universo di significati riverbera sul mondo di oggi, intrecciando passato e presente lungo il filo rosso dell'immutabile natura umana. Dall'altra, la voce di una delle attrici (ma anche regista e drammaturga) più in vista del panorama teatrale italiano, pluripremiata (Premio Duse, Premio Ubu, Hystrio Altre Muse, Premio ETI Gli olimpici del teatro... solo per citarne alcuni), e che da sempre riserva nel proprio lavoro un ruolo importante alla ripresa e rilettura degli autori della classicità, da Sofocle a Euripide, a Plauto.

Due voci d'eccezione che intrecciano i loro saperi, mescolando saggistica e recitazione, riflessioni ed emozioni, in una sorta di "viaggio nella terra dei sogni" (prendendo a prestito il prezioso volume che lo scorso anno Maurizio Bettini ha pubblicato per Il Mulino): quelli degli antichi e quelli dei moderni, e quelli che da tempo immemorabile visitano le notti dell'umanità, perché comuni a tutte le epoche. In una narrazione che si dipana tra racconti storici ed episodi mitologici, tra aneddoti, citazioni letterarie e riferimenti antropologici. Insomma, un viaggio dentro quella misteriosa porzione notturna della nostra psiche, dentro quell'esperienza onirica che costituisce la forma di conoscenza più ambigua e impalpabile che ci sia, perennemente in fuga tra lo sperimentalismo, la filosofica e la psicologia, ma lambita anche dall'arte divinatoria e dalla magia. In un gioco di specchi tra sogno e realtà, tra immaginazione e vita... quasi come nello straordinario meccanismo del teatro, che, fugace, irripetibile e potente, è il sogno che facciamo da svegli, e che ci rimesta dentro senza chiedere il permesso.

 
Maurizio Bettini, foto di Genevieve Shiffrar