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» Ravenna - 10/07/2017

Ravenna. «Mi piace pensare che il mare trattenga le cose che a lui interessano, le altre le mandi a riva». I misteri de "La Sedia nell'acqua", il romanzo noir di Franco Poggiali e Antonio Lenzi

Un delitto intricato, ambientato a Ravenna, che si dipana nel mondo portuale. Edizioni Fernandel

Franco Poggiali

“La Sedia nell’acqua”  il titolo dell’ultima fatica letteraria di Franco Poggiali scritto verso la fine del 2016 insieme a Antonio Lenzi e presentato in diverse occasioni. Il mare è il suo sottofondo, dove si dipana una intricata storia noir, fatta di personaggi certamente virtuali, ma che potrebbero “nascondere” personaggi del mondo portuale ravennate e che Poggiali fa “fantasiosamente” recitare in un palcoscenico che non esiste, in una storia che non esiste, è un romanzo inventato ma con sottili riferimenti , «fatti persone sono inventati e puramente casuali. I motivi per scrivere un romanzo giallo » si chiede Poggiali nella presentazione del libro. «I motivi potrebbero essere tanti. Forse la passione per l’imprevedibile, forse il piacere per i colpi di scena… Forse la continua ricerca di ciò che non è palese, il vedere ciò che gli altri non vedono, sentire ciò che gli altri non sentono, valutare ciò che gli  altri non valutano».

L’Editore è Fernandel, Giorgio Pozzi, amico di Franco Poggiali, ha creduto nel suo lavoro impegnandosi in prima persona nella pubblicazione e nella sua promozione.La foto di copertina è di Paolo Pizzimenti. 

Normalmente - chiediamo a Poggiali - un imprenditore non ha tempo per scrivere libri, soprattutto per chi lavora nel suo settore quello marittimo, dove i trasporti e la logistica conseguente, hanno tempi velocissimi. Burocrazia. Se poi si sommano anche i suoi incarichi in associazione, da ultimo la nomina a Presidente dell’Associazione Agenti e Mediatori Marittimi, come riesce a conciliare ricerca, realtà fantasia e impegno? «Beh, vorrei rassicurarla, non possiedo il dono dell’ubiquità», risponde l'autore di "La Sedia nell'acqua". «L’amore per le navi risale ormai a 40 anni fa e non si è ancora esaurito. Come sempre sostengo le navi, che sono praticamente tutte donne eccetto le navi da guerra, sono una vera e propria passione che si autoalimenta con la gratificazione nel continuo esercizio della professione di agente marittimo. Gli incarichi associativi,  che ho sposato da lungo tempo cerco di portarli avanti con spirito di servizio agli associati ed ora più che mai con questo nuovo incarico che i colleghi hanno voluto affidarmi l’impegno sarà ancora maggiore.  I libri, gli articoli, i saggi che appaiono su varie pubblicazioni sono un volano che da sempre uso per omaggiare la mia amata Ravenna che è sempre presente». 

Nella sua presentazione del libro afferma, facendo un parallelismo con le navi, che «l’apparenza cela spesso qualcosa di molto diverso…». Un atto d’accusa anche alla società odierna che privilegia l’apparire, piuttosto che interrogarsi per ricercare il vero senso delle cose?

«Oggi, forse più di ieri, conta molto apparire e ad ogni costo. I nostri vecchi avevano un proverbio "l’abito non fa il monaco". Era vero ed oggi più che mai abbiamo tanti falsi monaci in circolazione ma, non ci si può permettere di essere “out” quindi, occorre seguire la moda dei tempi. Auto, telefoni, computer, modi di vestire; tutto deve essere inquadrato in standard forms decisi da altri ai quali noi ci uniformiamo convinti di aver effettuato noi le scelte. Siamo sempre più dei profili e sempre meno degli esseri umani. Tutto corre veloce e chi non riesce a mantenere questo folle ritmo è squalificato».  

“La Sedia nell’Acqua” lo sfondo di questo libro è il mare, come il precedente”Rotta verso l’ignoto” dove affronta più l’aspetto della vita a bordo e a terra  dei marittimi, con gli inevitabili colpi di scena, che ricorrono spesso nei suoi libri. Per lei il mare oltre al lavoro, cosa rappresenta? Rappresenta forse l’ignoto ,la paura, l’imprevedibile?

«Il mare ha una sorta di intrinseca attrattiva per lo più turistica o sportiva. Per me invece, il mare è un custode geloso del proprio habitat e di tutto ciò che in esso finisce e si amalgama. Mi piace pensare che il mare trattenga per se solo le cose che a lui interessano, le altre le manda a riva. L’immagine dei petali di rosa gettati in acqua che le onde disperdono e ritornano sulla battigia ne sono l’esempio lampante. E poi abbiamo la sedia, quella inquietante sedia fucsia che, inspiegabilmente, si ritrova sul bagnasciuga». 

Il Libro è stato scritto con Antonio Lenzi, docente di Discipline Pittoriche, Storia dell’Arte. Come è nato questo connubio letterario?

«La mia amicizia con Antonio è di lunga data. Il sodalizio letterario invece è storia recente. L’arte ha degli spazi molto ampi e dei confini non ben identificati. Quindi Antonio è stato preziosissimo collaboratore volendo inserire nel romanzo descrizioni artistiche che contribuivano ad identificare meglio alcuni spazi. Io ho fatto studi artistici, in gioventù e da sempre sono un collezionista d’arte nelle sue più svariate forme ed aspetti; fermamente convinto che l’arte dovrebbe far parte della vita di ognuno di noi, in una sorta di incessante e continua ricerca del bello che certamente migliorerebbe la qualità della vita». 

La trama. Sulla spiaggia di Marina di Ravenna, in una fredda sera di fine novembre viene ritrovato il corpo senza vita di un giovane avvocato. Simona Restani, intraprendente ispettore di Polizia, fra molte difficoltà e con pochi indizi indagherà nelle pieghe più nascoste del territorio ravennate e ferrarese per cercare di scoprire il movente di quello che appare da subito come un omicidio. Il caso è reso più complicato dal coinvolgimento di personaggi all'apparenza insospettabili, che finiranno per catturare l'attenzione del commissario Antonio Santandrea, il quale cercherà di battere sul tempo la collega e di arrivare per primo alla soluzione di un delitto intricato che coinvolge il mondo portuale ravennate. In vendita nelle librerie.

 
La copertina de "La Sedia nell'acqua" (Fernandel)
 
Franco Poggiali e Antonio Lenzi