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» Ravenna - 26/06/2017

San Pier Damiano Hospital: artrosi del ginocchio, curarla con le cellule staminali e la chirurgia mininvasiva

Impiego dei fattori di crescita, cellule staminali, innesti osteo-condrali (osso e cartilagine assieme), chirurgia mininvasiva. Queste le metodiche che hanno trasformato l’ortopedia. Specie nei casi di lesioni cartilaginee e, dunque, di artrosi del ginocchio.

"L'usura della cartilagine, il tessuto a rivestimento e protezione delle articolazioni, è purtroppo un processo irreversibile. Una malattia a decorso lento, ma progressivo. Rispetto al passato - dice il Professor Hassan Zmerly, Co-Responsabile dell'Unità Operativa di Ortopedia e Traumatologia di San Pier Damiano Hospital, ospedale polispecialistico accreditato S.S.N. di Faenza - oggi disponiamo di tecniche applicabili ai pazienti ancora prima di ricorrere alla chirurgia. Mi riferisco, in particolare, alle infiltrazioni con acido ialuronico, a vario peso molecolare, al PRP (o gel piatrinico) sostanze capaci di stimolare la ‘rigenerazione' del tessuto degenerato, e alle cellule staminali derivate dal grasso del paziente: una volta impiantate nell'area in cui è presente la lesione prendono il posto dei condrociti (le cellule cartilaginee naturali) cicatrizzando le ‘ferite'. Su quest'ultime però la ricerca è tuttora in corso e presto avremo riscontri più precisi del loro reale impatto curativo". 

"Laddove con il trattamento conservativo non si ottengano i risultati sperati, la chirurgia vera e propria diversifica l'approccio. L'artroscopia è dedicata a ripulire l'articolazione del ginocchio dai frammenti cartilaginei e per risolvere alcune lesioni del menisco. Mentre la chirurgia delle microfratture ossee per indurre il midollo alla produzione di tessuto fibro-cartilagineo; gli innesti osteo-condrali (osso e cartilagine assieme); il reimpianto di cellule cartilaginee (condrociti); le membrane di collagene e gli innesti sintetici trovano indicazione negli under 50 con danno condrale grave ai fini della riparazione/sostituzione del tessuto compromesso. Qualora, infine, il grado di artrosi risulti il più grave in assoluto, l'unica alternativa percorribile rimane la sostituzione protesica (totale o parziale) fatta con materiali innovativi che permettono nella maggior parte dei casi una durata della protesi anche di 20-25 anni".