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» Ravenna - 25/07/2016

«Famiglia: un bene per tutti»

Citando l'esortazione apostolica "Amoris Laetitia" di papa Francesco, nel corso della Messa pontificale per il patrono Sant'Apollinare celebrata sabato mattina in Cattedrale, l'arcivescovo Lorenzo Ghizzoni si rivolge a chi ha responsabilità nella società: «Tutti coloro che sono impegnati in politica, nelle amministrazioni, nelle professioni, nella vita sociale, e tra loro soprattutto i fedeli cristiani laici, si rendono conto della situazione in cui si trovano le nostre famiglie? Cosa fanno e cosa faranno, insieme, nei prossimi tempi, viste le urgenze in atto?»

Basilica Santuario di Santa Maria in Porto. Un momento della processione in onore di Sant'Apollinare

La famiglia al centro. Questo il tema portante dell'omelia per la Santa Messa del Patrono Sant'Apollinare, pronunciato sabato mattina in Cattedrale dall'arcivescovo di Ravenna-Cervia Lorenzo Ghizzoni. Quasi un appello, quello di monsignor Ghizzoni, alla politica e in particolare ai fedeli cristiani laici all'urgenza di promuovere, sostenere e aiutare le famiglie, cardini della società e ammortizzatori nelle difficoltà della vita, che sono in grave difficoltà a causa della crisi e di un concetto distorto del rapporto tra individuo e società.


"Sulla famiglia ci giochiamo la struttura di base dei nostri rapporti umani, presenti e futuri; rapporti che vengono prima di tutto, anche delle esigenze dello Stato e della società - ha affermato l'arcivescovo durante l'omelia -. Ci andiamo di mezzo noi, i nostri figli, i nostri cari, le esperienze di vita comune che più di tutte le altre ci possono dare felicità o disperazione. Qui ci giochiamo il senso delle nostre vite più che in ogni altro ambito: economia, salute, lavoro, amicizie, impegni o altri valori umani vengono dopo".

SALMO 127. A partire dal Salmo 127 che aveva ispirato il tema del rapporto tra dimensione religiosa e vita pubblica nell'omelia per la festa del Patrono dell'anno scorso, questa mattina monsignor Lorenzo Ghizzoni ha sottolineato la seconda parte del testo biblico, che affronta appunto il tema della famiglia.
" Se il Signore non costruisce la casa, invano si affaticano i costruttori. Ecco, eredità del Signore sono i figli, è sua ricompensa il frutto del grembo. Come frecce in mano a un guerriero, sono i figli avuti in giovinezza. Beato l'uomo che ne ha piena la faretra: non dovrà vergognarsi
quando verrà alla porta a trattare con i propri nemici".

APPELLO ALLA POLITICA. Monsignor Ghizzoni parte da un'analisi puntuale della condizione delle famiglie: "Secondo il Rapporto Toniolo che periodicamente studia i cambiamenti dei giovani in Italia – spiega l'arcivescovo - l' 80% di un campione di più di 9.800 giovani intervistati recentemente tra i 18 e i 33 anni desidera una famiglia con almeno due figli. Se accostiamo questo dato alla recente 'provocazione' del Censis che prevede, se continuasse l'attuale tendenza al declino dei matrimoni religiosi, che nel 2031 nessuno si sposerà più, scopriamo che la società in cui viviamo è drammaticamente incapace di soddisfare una dimensione fondamentale del ben-vivere umano quella delle relazioni interpersonali, a cui i giovani tengono moltissimo e sulla quale sognano ancora".

La domanda è diretta e molto "laica": "Tutti coloro che sono impegnati in politica, nelle amministrazioni, nelle professioni, nella vita sociale, e tra loro soprattutto i fedeli cristiani laici, si rendono conto della situazione in cui si trovano le nostre famiglie? Cosa fanno e cosa faranno, insieme, nei prossimi tempi, viste le urgenze in atto?"

È urgente, secondo l'arcivescovo, non solo per la Chiesa ("Noi come ministri della Chiesa, come preti, diaconi, catechisti, sposi, abbiamo un compito specifico di annuncio del valore dell'amore che si concretizza nella famiglia, fedele, stabile e feconda, costruita secondo il Vangelo") ma per la società pensare e soprattutto mettere in pratica strumenti concreti di sostegno, custodia e promozione della famiglia, a partire da specifiche politiche familiari "perché assai pochi sono oggi gli strumenti e le attenzioni, sia a livello statale che locale". L'appello è a tutti, "in qualunque partito si militi, qualsiasi ruolo sociale o istituzionale si svolga, coloro che hanno intelligenza e hanno a cuore il bene comune".

IL VALORE DELLA FAMIGLIA. Il problema è strutturale, secondo l'analisi dell'arcivescovo, e occorre ripartire dalla riscoperta del valore "umano, etico e sociale" della famiglia. "Dobbiamo innanzitutto – spiega citando l'Amoris Laetitia di Papa Francesco – stare attenti a non pensare che ‘indebolire la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio sia qualcosa che giova alla società. Accade il contrario: pregiudica la maturazione delle persone; la cura dei valori comunitari e lo sviluppo etico delle città e dei villaggi. Non si avverte più con chiarezza che solo l'unione esclusiva e indissolubile tra un uomo e una donna svolge una funzione sociale piena, essendo un impegno stabile e rendendo possibile la fecondità". Perché, e cita ancora Papa Francesco, "La famiglia è la prima scuola dei valori umani, dove si impara il buon uso della libertà. È l'ambito della socializzazione primaria, perché è il primo luogo in cui si impara a collocarsi di fronte all'altro, ad ascoltare, a condividere, a sopportare, a rispettare, ad aiutare, a convivere. Nel contesto familiare si insegna a recuperare la prossimità, il prendersi cura, il saluto. Lì si rompe il primo cerchio del mortale egoismo per riconoscere che viviamo insieme ad altri, con altri, che sono degni della nostra attenzione, della nostra gentilezza, del nostro affetto".

PROPOSTE. Cosa fare, dunque? L'arcivescovo indica alcune "idee e proposte da condividere". Tre le linee guida: fronteggiare la crisi della coniugalità con adeguate politiche sociali, ridare alla genitorialità biologica il suo primato nelle leggi e nella pratica amministrativa, "perché è l'unica che può sconfiggere la pretesa di utilizzare la procreazione artificiale (provetta e utero in affitto) senza accettare limiti e senza assumersi responsabilità sulle conseguenze per i figli" e infine lavorare sul piano dell'etica pubblica per ribadire che "la famiglia è una struttura antropologica primaria che costituisce il paradigma di tutti quei beni relazionali sui quali e solo sui quali si possono fondare anche i beni individuali. Prima viene la famiglia, poi la comunità, poi l'individuo, prima i diritti comuni, sociali, poi quelli individuali".
L'arcivescovo propone anche strade concrete alle amministrazioni locali dei territori della diocesi:  detrazioni e contributi, prestazioni sociali e servizi, che tengano i considerazione le famiglie con più figli, una qualche forma di "fattore Famiglia", un livello di reddito non tassabile (la no tax area familiare) che cresce con l'aumentare del numero dei componenti della famiglia, interventi sull'abitare per facilitare la formazione delle nuove famiglie, il sostegno alle donne in gravidanza che chiedono aiuti  economici o sostegno alla persona, nidi e le scuole per l'infanzia, anche fuori città "dove i numeri sono più bassi e le gestioni più costose", per gli anziani un'assistenza domiciliare più diffusa, la formazione specifica per le badanti, il controllo delle case-famiglia e progetti specificatamente dedicati alle famiglie dei migranti per migliorarne l'integrazione.

CONCLUSIONE. "Non possiamo tacere. Non possiamo stare fermi. Accettare supinamente la crisi della famiglia significa accettare una crisi generalizzata della società – conclude l'arcivescovo –. Solo rapporti sociali modellati sui rapporti familiari autentici cambiano il vivere insieme e migliorano le possibilità di affrontare qualsiasi crisi. Più matrimonio, più figli, più famiglia significa più benessere sociale e un futuro migliore per tutti, con comunità più vivibili perché più accoglienti e più solidali, più giovani e più allegre, perché le famiglie diffondono la letizia dell'amore!