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» Cervia - 11/05/2013

Inaugura la "Colonna del Mare" ideata dallo scrittore e poeta Carlo Nava

Una stele-monumento dedicata ai pescatori e alle donne della marineria cervese

Carlo Nava

Nell'ambito delle manifestazioni in programma per lo Sposalizio del Mare 2013 e in concomitanza con la cerimonia di intitolazione del porto-canale di Cervia a Papa Giovanni Paolo II, verrà inaugurata sabato 11 maggio 2013, alle ore 11, la "Colonna del mare", una stele-monumento dedicata ai pescatori e alle donne della marineria cervese, ideata dal grande scrittore e poeta Carlo Nava, recentemente scomparso. Promotore dell'iniziativa è Il Circolo Ricreativo Pescatori "La Pantofla" di Cervia, in collaborazione con l'Amministrazione Comunale di Cervia e con la Coop Pescatori Penso Luigi. La realizzazione del monumento e delle iniziative collaterali di valorizzazione culturale e promozionale, vedono anche il coinvolgimento della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna. Oltre al Sindaco Roberto Zoffoli e all'assessore Michele De Pascale(per il Comune di Cervia) interverranno all'inaugurazione anche Silvano Rovida, Presidente del Circolo Pescatori, Luciano Sartini per la Coop Pescatori e il figlio di Carlo Nava, Vittorio. Impartirà la benedizione Mons. Lorenzo Ghizzoni, arcivescovo di Ravenna-Cervia.
La proposta progettuale del monumento consiste nella realizzazione, in prossimità del Mercatino dei Pescatori, di una colonna a base esagonale, dell'altezza di 3 metri, con 6 lati, nei quali e collocata una formella in bronzo, per ciascuna faccia, contenente un breve racconto di mare di Carlo Nava. La stele dedicata alla marineria cervese è posizionata su una pavimentazione a mosaico, di ampie dimensioni, che riproduce la tradizionale rosa dei venti marinara. In una delle facce della colonna viene reso omaggio, con versi poetici, al ruolo svolto dalle donne nella marineria cervese.L'opera è stata realizzata dalla ditta Zamuner Marmi s.a.s. di Cervia. Sulla parte superiore della colonna è collocato un tradizionale segnavento della marineria cervese.
La stele è posizionata di fronte al Mercatino dei pescatori e in prossimità dello storico edificio (ex mercato all'ingrosso del pesce), attuale sede del Circolo e della Cooperativa Pescatori.  La posizione centrale del monumento, conferisce allo stesso la caratteristica di un elemento identitario di un percorso culturale che abbraccia l'antico borgo marinaro di Cervia. La stele è un omaggio e un riconoscimento ai pescatori e alle donne della marineria cervese, che costituiscono una componente importante della storia, dell'economia, della cultura e delle tradizioni, di Cervia.
Purtroppo il 21 aprile scorso, all'età di 86 anni,  è venuto meno Carlo Nava, l'ideatore del progetto, Carlo Nava è stato autore di oltre 20 opere di carattere letterario e storico, molte delle quali legate al mare. Il monumento è frutto della sua creatività artistica.. L'esperienza di imbarco a Cervia, da giovane, come marinaio nella barca di paron Francesco Bonaldo, è rimasta indelebile nella sua memoria ed è rimasta in lui la grande passione per il mare. Non è un caso che una raccolta antologica dei suoi scritti sia intitolata "Di venti impetuosi e di leggere brezze" Ricordiamo Carlo Nava protagonista di alcuni incontri culturali cervesi quali: "Storie di mare … un mare di storie" e "Tempo di (A)mare". Tra i tanti riconoscimenti culturali, che Carlo Nava ha avuto, uno dei più  graditi è stato sicuramente  la vittoria del Concorso letterario indetto nel 1996 dal "Club dei ventitré", l'associazione Culturale che è un punto di riferimento per tutte le persone interessate a Giovannino Guareschi, un grande personaggio particolarmente legato a Cervia" L'inaugurazione del monumento costituirà l'occasione per ricordare Carlo Nava,  un protagonista della cultura cervese e ravennate.

Ecco alcuni brevi racconti del grande poeta e scrittore Carlo Nava, recentemente scomparso, ideatore della stele-monumento dedicata alla marineria cervese

MARE

POLITTICO IN SEI QUADRI

PARLIAMO D'ACQUA, DI ONDE, DI VENTO, DI VELE, DI BURRASCHE, DI UOMINI, DI SILENZI, DI NEBBIE, D'AZZURRO, DI REFOLI, DI ALBE, DI SOLE, DI SPAZI, DI MAROSI, DI SCROSCI, DI NOTTI, DI RETI, DI PESCI, DI TRAMONTI, DI BUIO, DI PERICOLI, DI PRUE, DI TIMONI, DI SALSO, DI BREZZE, DI MARE, DI MARE, DI MARE………..
MARE DI NOTTE

In principio è solo il buio. Poi, poco alla volta, la notte si stempera, si divide in zone, in spazi di oscurità meno densa. L'occhio percepisce lievi lucori e forme incerte che poi emergono, si definiscono. Il cielo è un sipario forato di luci. La superficie del mare è un lucere sommesso di minime creste d'acqua alzate dalla brezza. Ora gli sfondi sono più chiari, gli oggetti solidi appaiono. Le murate stabiliscono un limite al tuo mondo. Al di là c'è il mistero, lo spazio, il largo mare infinito. Lo senti fremere sotto il vento leggero, lo vedi luccicare, lo senti cedere condiscendente, senti il suo aprirsi davanti alla prua ferrata. L'aria fruscia sulla tela, se guardi in alto vedi la grande vela piena di vento, su, fino al limite alto della pennòla che accarezza le stelle. Appaiono gli alberi, le sàrtie, le manovre. Sotto di te la solida superficie delle tavole catramate del ponte è una rassicurante certezza. La barca scivola  sulla sua larga strada d'acqua, d'acqua, d'acqua...

MARE ALL'ALBA
   
L' orizzonte   schiarisce,  avverti l'alleggerirsi dell'oscurità. Il buio cede la sua densità, il cielo trascolora. Il vento si è calmato, il mare è grigio, levigato, compatto. La barca è ferma,  le vele pendono immobili. C'è, nell'aria, un senso d'attesa. Le tonalità del grigio s'ammorbidiscono, virano verso un indefinito colore di madreperla  che poco a poco fa emergere le tonalità del rosa, del porpora. Poi,  oltre una bassa linea di vapori, la luce cresce rapidamente, il rosa si illumina,  petali gialli invadono il cielo. Il sole appare, levigato e splendente come un disco d'oro rosso. E l'alba è tua. Non ci si abitua. Ogni volta è diversa ed ogni volta ti lascia senza parole.  La rivelazione d'una bellezza che richiama alla mente l'immortalità. Tutto, per un tempo che sembra come sospeso, ti appare immobile. Il mare è una lastra levigata di metallo fuso, riflette il cielo chiaro del primo mattino. Poi la superficie dell'acqua freme, s'increspa. Senti la brezza  leggera sul viso e guardi in alto e la tela palpita, si gonfia ed il timone asseconda e la barca prende abbrivo, s'inclina, scivola. La prua, con un  lieve scroscio di fontana, divide l'acqua infinita, l'acqua, l'acqua...

MARE DI GIORNO

Il vento ha rinforzato. Il giro è giusto, viene da levante, fra qualche ora volgerà da scirocco. La barca è al lavoro. Gli uomini hanno calato la rete ed i pesanti divergenti piombati e le lunghe cime. Ora quel buon vento fa forza sulle vele e la barca s'inclina e le manovre gemono e le punte degli alberi disegnano brevi archi nel cielo. La pesante rete  striscia sul fondo e con la grande bocca di rade maglie, di fitte maglie, setaccia l'acqua  e intrappola pesci. Passano lente le ore. La barca continua a lavorare pazientemente, instancabilmente, nella pace e nel silenzio di quel mare che ci circonda a perdita d'occhio.
Attorno a noi,  nella piena luce del giorno, nello sfolgorio del sole, splendono gli allegri colori delle vele, riluce e specchia e barbaglia la mutevole superficie dell'acqua, dell'acqua, dell'acqua...

MARE E PESCI

Cigola il paranco dell'albero di trinchetto e sale la pesante rete, ne affiorano i bracci. Gli uomini si sporgono, afferrano le maglie, inarcano la schiena ad aiutare. La rete viene a bordo: è sospesa sul largo ponte di prua. Il sacco è gonfio, pesante, gocciola acqua e bava di fango. Un rivolo denso scola sul ponte curvo, si fa strada verso le murate, trova un ombrinale, si scarica in mare. Ora una mano afferra  la cima dello stroppo, con un violento strattone lo scioglie. La rete si apre, si allarga e la coperta è invasa da una massa informe  che brulica di creature marine strappate alle acque. I pesci catturati si dibattono, escono dal cumulo, c'è un rapido battere di code sul legno, i granchi si fanno strada, schiumando dalla bocca, cercando tenacemente una via di scampo per tornare alle acque. Gli uomini fanno cerchio, le mani rapide cernono,  afferrano, agguantano. Secchi  di chiara acqua attraversano le ceste. Le cassette si riempiono, qualità per qualità, grandezza per grandezza, ordinate, allineate, accatastate. Il premio alla fatica è lì, il mare ha concesso il raccolto: iridano le scaglie,  stupisce la varietà delle forme  che splendono di colori brillanti. La coperta è lavata, lo stroppo lega di nuovo il sacco, la rete è calata fuoribordo, seguono i divergenti, le cime.  
La barca riprende la paziente fatica.  Altri pesci da pescare, altre cassette da riempire. Avanza a bocca aperta la grande rete, nell'acqua, nell'acqua, nell'acqua...

MARE DI NEBBIA

Arriva, silenziosa, la nebbia. Rotola muta sull'acqua, cancella ogni cosa. La barca è sospesa nel vuoto. Poco oltre la murata finisce il mondo. Non c'è più  orizzonte, né altre barche, né linee di coste lontane. Il vento è cessato. Il silenzio incombe. Pochi suoni lo incrinano: una carrucola geme, sciaborda una piccola onda contro lo scafo. Anche gli uomini tacciono. Da oltre il muro di caligine può arrivare il pericolo. Ascoltano. Un marinaio s'infila sotto coperta. Ritorna. Ha in mano  un ritorto corno di bue dalla punta segata. Lo porta alle labbra, ne trae un suono cupo,  vibrante, che lascia un'eco nel cuore degli uomini, quasi fosse un grido, il lamento di qualche strano mostro marino. Potrebbe emergere all'improvviso dall'acqua, dall'acqua, dall'acqua.....

MARE DI BURRASCA

Da lontano viene il vento  che porta la burrasca. Davanti a sé  sospinge i segni che avvisano la gente. Stanotte s'è visto lampeggiare, a ponente. E prima ancora, a sera,  stormi di gabbiani volavano alti verso gli specchi d'acqua delle saline. E al vecchio pescatore dolgono forte le ossa stamani e sta ingroppito nella logora giacca di panno. Da lontano si vede il mare iscurire. D'improvviso il vento: subito svela la sua forza e urla e fischia fra le sartie, s'abbatte sulla vela in raffiche rabbiose. Riduci, riduci, ammaina! Giù la maestra! gridano gli uomini e rapidi  si buttano alle manovre, e la vela sbatte impazzita ed il pennone segue, vibrante. Servono tutte le braccia, tutte le mani. La tela è ridotta, legati i matafioni, la barca è prua al vento. Issa, ooh issa! E la vela terzarolata  sale di nuovo lungo il robusto albero, su, fino al segno. Poggia, timoniere, falla partire. Abbriva potente la barca sotto quel vento e già ci sono  onde ripide e corte. Battono i marosi sull'alta prua ricurva, si sfrangiano, vola l'acqua e la schiuma oltre la murata, lungo la coperta e l'onda cresce ancora,  cresce il frastuono e la barca s'ingavona e geme il fasciame torturato, cricchiano gli alberi ed i pennoni sotto il peso della tempesta e gli uomini safferrano con le dure mani dolenti alle sàrtie, alle manovre e pregano muti che quel gran vento cali, che già così basta, di più ancora sarebbe naufragio certo e le vite perdute.
Poi,  quasi a risposta,  il vento  pare cedere un poco, le raffiche sembran meno violente ed il mare intorno è pieno di onde gialle e anche la luce sembra gialla e illumina le facce illividite dei marinai. Il vento è ancora forte, ma sa di salso,  non più di rabbia e l'acqua non sale più in coperta. Raddrizzano la schiena gli uomini, guardano fuori bordo, increduli d'averla scampata. La barca corre, il porto non è lontano, già s'intravedono i moli. Preparare il paranco, issare il profondo timone, che non tocchi. Un'ultima grande onda passa rapida sotto la carena e si è dentro, fra i moli che scorrono rapidi ai lati della barca. Là, in fondo, appare l'alta solida torre di San Michele. Il canale è una tranquilla strada d'acqua, d'acqua, d'acqua.........

DEDICA
Questo piccolo libro è dedicato ai vecchi pescatori di Cervia, quelli che di giorno e di notte, col sole e col maltempo faticavano sul mare e sapevano leggere il cielo e il corso delle nuvole e il colore dell'acqua e l'odore del vento.
E altro motore non avevano, per navigare e per pescare, che le grandi vele colorate delle loro barche. Per loro ho scritto queste pagine.
Pochi purtroppo ormai sono ancora fra noi.
Ma quei pochi sanno.
C.N.