Logo stampa
 
Ravenna Politica
 
 
 
 
Sei in: Homepage » Ravenna » Politica » Un dossier di Ancisi sullo scandalo degli autocostruttori di Filetto
» Ravenna - 27/06/2012

Un dossier di Ancisi sullo scandalo degli autocostruttori di Filetto

Riceviamo e pubblichiamo

Alla base dello scandalo che già il 20 luglio 2010 denunciai essere in corso a Filetto a danno di 14 povere famiglie di “autocostruttori”, sette italiane e sette straniere, non c’è solo la truffa vera e propria che hanno subito da Alisei,  appaltatrice dei lavori, alla quale il Comune di Ravenna le aveva affidate, patrocinandole, ma in prima persona il Comune stesso, per responsabilità di cui lo invito a farsi carico.

IL PROGETTO AFFOSSATO
Alla base di questo progetto di autocostruzione - come di quelli di Piangipane, compiuto faticosamente da Alisei, presumibilmente utilizzando anche i soldi degli autocostruttori di Filetto, e di Savarna, avviato a termine con grave ritardo e per intervento dell’amministrazione comunale - c’è un protocollo d’intesa del dicembre 2003 tra il Comune e  Alisei per la realizzazione di una serie di alloggi in autocostruzione, tramite cui famiglie a basso reddito, non superiore a 31 mila euro, avrebbero costruito da se stesse, col loro lavoro, nei fine settimana e durante le ferie, gli edifici dei cui rispettivi appartamenti sarebbero diventate proprietarie non appena terminati i lavori. Il Comune ha concesso in diritto di superficie per 99 anni, a pagamento, i terreni nelle zone PEEP: 110.000 euro a carico degli autocostruttori di Filetto. La Banca Etica ha anticipato i fidi necessari per realizzare i lavori. Per Filetto, ad inizio cantiere, nell’ottobre 2005, il fido erogato è stato di  1.245.000 euro, saliti poi vertiginosamente per interessi passivi maturati a seguito di varie sospensioni dei lavori e infine, nel 2009, dell’abbandono da parte di Alisei del cantiere. Alisei avrebbe dovuto utilizzare questi soldi per compiere il lavoro in due o tre anni al massimo, dopo di che il fido sarebbe scaduto, trasformandosi in mutuo almeno ventennale, stipulato dai singoli proprietari degli alloggi autocostruiti, con la previsione del pagamento di rate mensili pari a 500 euro o poco più. Ogni autocostruttore ha prestato gratis le 1.500 ore di lavoro dovute entro i due anni prescritti, cioè entro il 2007. Ma, terminate le murature, il resto delle finiture (impianti, intonaco, pavimenti, rivestimenti, infissi, fognatura, ecc.) è saltato letteralmente in aria, perché Alisei, incassati i soldi del fido, non ha pagato più le ditte specializzate e i fornitori dei materiali. Da allora, il grezzo dei due edifici da 7 alloggi ciascuno, col tetto non ancora finito, sono finiti in malora e devastazione, al punto che ora si parla di un milione di euro per riprendere i lavori e portarli a termine.

RESPONSABILITÀ DIRETTE DEL COMUNE
Nessuna responsabilità ricade sugli autocostruttori che hanno fatto la loro parte e di più, anche ricevendo elogi scritti da parte del presidente di Alisei (“attività del cantiere…non molto distante da una impresa edilizia”), e hanno assunto a proprio carico finanziario ogni altro costo e perfino i gravosi interessi causati da ritardi non a loro imputabili. Hanno lavorato come negri, si sono pesantemente indebitati, hanno visto naufragare i loro progetti di entrare nel proprio alloggio entro tre anni dall’inizio dei lavori pagando un modesto rateo mensile di mutuo: ed ora il Comune pretende di riprendersi il possesso del terreno con tutto il costruito, sottraendolo agli autocostruttori, non essendo stati terminati i lavori entro i tre anni stabiliti in convenzione, mentre la Banca Etica vuole indietro i soldi del fido con tutti gli interessi maturati.
Ma questa non è una faccenda solo tra privati, perché investe direttamente l’amministrazione comunale. A seguito del protocollo d’intesa con Alisei, il Comune, oltre a bandire il concorso e a presiedere la commissione per la scelta degli autocostruttori tramite graduatoria pubblica, si è impegnato, tra l’altro, “a sovrintendere, coordinare e vigilare in tutte le fasi la corretta attuazione del progetto di autocostruzione”, essendosene però totalmente disinteressato, anche quando il livello di guardia era stato largamente superato. Inoltre, avrebbe dovuto “dare periodicamente informazione sull’andamento del progetto alla Commissione Consiliare di riferimento”, e non l’ha mai fatto. A mio parere, esistono responsabilità valutabili anche in sede penale.

DRAMMATICO MESSAGGIO DEL 20 AGOSTO 2009
Mi spiego meglio. Già il 25 agosto 2009, avevo trasmesso alla dirigente del servizio competente, che aveva gestito fin dal principio l’intera operazione, il seguente drammatico messaggio che il 20 agosto mi aveva trasmesso una delle persone autocostruttrici, immigrata: “È parecchio tempo che aspettiamo i materiali, però la risposta è che al momento c’è crisi e loro non hanno i soldi né per pagare i fornitori, né per comprare i materiali. Io personalmente sono molto preoccupata perché dei soldi che c’erano nella banca Etica non c’è più niente e addirittura adesso dobbiamo fare una proroga del fido e ovviamente continuare a pagare interessi (più o meno al mese sono 350 euro a persona). Non mi pare Alisei un ente corretto, visto che noi paghiamo interessi su soldi che non abbiamo a disposizione. Più o meno due mesi fa qualcuno di noi è andato in Comune a chiedere informazioni su come comportarsi con Alisei. Ma abbiamo dovuto ritirare tutto visto che loro hanno sospeso i lavori per “mancata fiducia” da parte nostra. Non sappiamo come andrà a finire e nemmeno se questa casa finirà. Io avrei bisogno di sapere da chi devo andare per avere una risposta seria e sicura, o perlomeno avere la certezza che i materiali per finire questa casa, in cui al momento siamo al 60%, quel 40% che sono gli impianti, gli infissi e le finiture, praticamente quello che costa di più, arriverà. Spero che da parte di Alisei non ci sia una sospensione dei lavori soltanto perché sto chiedendo un aiuto. Però veramente sono stanca di aspettare. Da novembre dell’anno scorso abbiamo chiesto aiuto all’assessore, però non abbiamo avuto più risposte”. Non avendo ricevuto risposta io stesso dalla dirigente, il 21 novembre sono tornato a chiederle di “chiarirmi cosa è successo e succede nella situazione” descritta nel messaggio di agosto. Non ho mai ricevuto risposta, mentre non si contano le volte in cui ho chiesto ai vari assessori, da allora ad oggi, di trovare una soluzione onorevole a questo caso indegno.
Anche la Banca Etica deve porsi qualche domanda, a prescindere dal nome che porta e per il quale è stata scelta dal Comune per gli aspetti finanziari del progetto: ad esempio,  avendo liquidato ad Alisei i soldi degli autocostruttori sulla base di stati di avanzamento gonfiati e tuttora da accertare seriamente.

PROPOSTE OPERATIVE
Se non avessero solo gli occhi per piangere, gli autocostruttori di Filetto potrebbero intentare cause giudiziarie verso tutti i soggetti aventi responsabilità più o meno gravi sulle loro disgrazie, che paragono alle conseguenze di un terremoto. Sottopongo al Comune, di cui sono consigliere, alcune proposte fattibili.
1)    Offrire agli autocostruttori (rimasti peraltro in 9 sulla breccia, causa ritiro degli altri) la concessione in affitto di un alloggio di casa popolare. Si può fare introducendo nel regolamento per l’assegnazione di tali alloggi una norma transitoria a loro favore, essendo essi in possesso dei requisiti di basso reddito richiesti.
2)    Costituire una commissione tecnica indipendente – ad esempio composta da un magistrato e dai segretari generali del Comune e della Provincia – perché definisca cause e responsabilità del fallimento del progetto e formuli una proposta di transazione/soluzione, secondo cui, ad esempio:
a)    agli autocostruttori è riconosciuto il valore economico di quanto da loro erogato (1.500 ore di lavoro e quanto finora versato a Banca Etica);
b)    il Comune assume a proprio carico i residui pagamenti a favore di Banca Etica, senza pagamento di interessi, e porta a termine, tramite ACER, i lavori di costruzione dei 14 alloggi da includere negli alloggi di casa popolare di sua proprietà: tratterà con la Regione l’utilizzo dei 240.000 euro da essa concessi per portare a termine il progetto di autocostruzione di Filetto e non utilizzati entro il termine fissato.
Perdurando l’attuale atteggiamento pilatesco e vessatorio del Comune, sarà necessario che qualche avvocato di buon cuore si offra di assistere gli autocostruttori di Filetto in ogni azione di sacrosanta giustizia: umana, prima che civile e penale. Credo di aver fatto la mia parte e continuerò a farla.

(Alvaro Ancisi, capogruppo LpRa)