
Riceviamo e pubblichiamo la nota del vicecapogruppo PdL
Ancora una volta, nel momento in cui la commissione toponomastica del comune si trova a decidere i nomi di sette nuove strade, perde una buona occasione per dimostrare che questa città non è più schiava delle ideologie. Infatti dobbiamo prendere atto di come continuino le scelte a senso unico con l’intitolazione, sulle sette denominazioni da attribuire, in tre casi a martiri della resistenza tra cui non poteva mancare una bella partigiana, preferibilmente rossa (CGIL….), come se di questi toponimi in questi anni non fossero già stati attribuiti in numero sufficiente.
Sia ben chiaro: non abbiamo nulla contro queste persone o le loro famiglie, cui va il nostro assoluto rispetto e infatti in molti casi non mancano ottime motivazioni per attribuire quei toponimi.
Tuttavia non si può non riscontrare che scegliendo di continuare a percorrere tali tracciati mentali, si prende la decisione esplicita di non percorrerne altri.
E così, mentre l’amministrazione rossa che ci governa non ha il coraggio, o forse la volontà, di chiedere al prefetto la deroga per intitolare la nuova piazza di Porto Fuori a Don Fuschini, mettendo in evidenza tutta la propria piccolezza politico-ideologica, ecco che siamo ancora in attesa dell’intitolazione di una strada di questo comune a Marino Pascoli, il partigiano vero ucciso da coloro che invece tali semplicemente si proclamavano ma che in realtà volevano solo sostituire un’altra dittatura a quella che stavano combattendo.
Così come attendiamo che finalmente si dedichi un parco a Jan Palach, il giovane martire del comunismo, suicidatosi dopo che la primavera di Praga era stata soffocata nel sangue.
Con la toponomastica si fa politica da tempo e non ne siamo scandalizzati, ma è con la trita e ritrita retorica della Resistenza che pensiamo di diventare Capitale Europea della Cultura?
(Alberto Ancarani)