Logo stampa
Economia
 
 
 
 
Sei in: Homepage » Regione Emilia Romagna » Economia » Le organizzazioni agricole chiedono un tavolo di concertazione
» Emilia-Romagna - 30/01/2012

Le organizzazioni agricole chiedono un tavolo di concertazione

Cia, Coldiretti, Confagricoltura e Copagri scrivono all’Anci regionale e ai Comuni perché si avvalgano della facoltà di dimezzare la nuova tassa

Promuovere un tavolo di concertazione tra tutte le amministrazioni comunali dell’Emilia Romagna sotto l’egida dell’Anci regionale per applicare in modo equo l’imposta municipale unica (Imu) sulle aziende agricole, che costituiscono il più importante presidio ambientale e alimentare sul territorio. A chiamare a raccolta i 347 Comuni della regione sono le organizzazioni agricole Cia, Coldiretti, Confagricoltura e Copagri, fortemente preoccupate dall’impatto della nuova imposta sulle imprese agricole. Le organizzazioni hanno scritto al sindaco di Imola e presidente dell’Anci Emilia Romagna, Daniele Manca, e a tutti i sindaci della regione, chiedendo di “applicare la facoltà di riduzione delle aliquote, prevista dalla norma a favore degli imprenditori agricoli, limitando al minimo l’imposizione nell’applicazione della fiscalità locale al settore, tenuto conto del ruolo multifunzionale dell’attività agricola”. Cia, Coldiretti, Confagricoltura e Copagri, nella lettera sottolineano che “ci è perfettamente chiara la grave situazione di difficoltà in cui versa l’intero Paese e quali siano i grandi sacrifici imposti ai cittadini italiani, così come è evidente la necessità improcrastinabile di reperire risorse in poco tempo usando la leva patrimoniale che ricade sui beni conosciuti. Tuttavia l’Imu – prosegue la lettera –  si abbatte pesantemente sugli agricoltori, colpendo il ‘bene terra’ in quanto tale, non riconoscendone più il carattere di ruralità e la funzione di bene strumentale (ed indispensabile) all’esercizio dell’attività di impresa”. In sostanza le organizzazioni chiedono ai Comuni di dimezzare l’Imu per i fabbricati rurali e  per i terreni agricoli. Senza un tale provvedimento il rischio è che migliaia di aziende agricole chiudano i battenti, con la conseguenza di perdere un importante presidio ambientale in zone difficili della regione.