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» Ravenna - 02/06/2010

"Un Festival delle Culture aperto a tutti"

Intervista a Tahar Lamri, direttore artistico del festival racconta una città che sta cambiando

Tahar Lamri
Tahar Lamri

Venerdì 4, sabato 5 e domenica 6 giugno a Ravenna (presso le Artificerie

Almagià) si tiene la IV edizione del Festival delle Culture promosso dal Comune di Ravenna, dalla Rappresentanza dei cittadini stranieri e dal coordinamento delle associazioni per l'immigrazione Ravenna Solidarietà. Saranno tre giorni di musica, incontri, danze, gastronomia, mercati che coinvolgono in maniera attiva decine di associazioni di migranti e autoctoni. Abbiamo intervistato Tahar Lamri, scrittore algerino a Ravenna da quasi trent'anni, ideatore e direttore artistico del Festival.

Quali sono i motivi che ti hanno portato a dar vita a un Festival delle Culture?

In realtà io non ho dato vita al Festival delle Culture. E' stato l'assessore Ilario Farabegoli, dopo aver assistito ad una nostra festa algerina organizzata nel 2004 al Valtorto e davanti al successo di tale iniziativa ha avuto l'idea del Festival delle culture, pensato prima come festival delle associazioni delle communità immigrate, associazioni miste e associazioni impegnate nel sociale. Così è nata la prima edizione del Festival delle culture, nel 2005. L'abbiamo organizzato quell'anno al Pala De André. Il successo è stato strepitoso e immediato e anche la nostra sorpresa è stata grande nel vedere che Ravenna aveva bisogno di un festival del genere.

Che culture si intrecciano a Ravenna e nel suo festival?

Nel Festival delle culture si intrecciano tutte le culture rappresentate a Ravenna, a cominciare da quella romagnola, del territorio, alla quale abbiamo sempre dato ampio spazio, ospitando i canterini romagnoli o aprendo il festival con la banda cittadina. Tuttavia, se finora, sono state soprattutto le associazioni delle comunità a mettere in scena la cultura di origine, da quest'anno abbiamo deciso di dare ampio spazio ai nostri figli, senza distinzione del paese d'origine dei genitori, nati e cresciuti nella diversità e nelle frontiere aperte. I ragazzi che hanno condiviso gli stessi banchi di scuola, gli stessi parchi pubblici, il 4 giugno apriranno il Festival con una loro parata immaginata e nominata come un fiume, intitolata "ie vnu zo cun la fiumana" che da San Vitale marceranno pacificamente, gioisamente, con acrobazie e balli, fino all'Almagià, luogo di tutte le feste, in Darsena che, si dice, sarà il futuro di Ravenna. Anche il tema quest'anno è diverso dagli altri anni. Se finora il festival è stato dedicato a un'etnia o un paese invitato d'onore, come lo è stato l'Albania l'anno scorso o i nativi americani due anni fa, quest'anno il tema è l'acqua come bene comune.

In cosa differisce la realtà multietnica ravennate da quelle di altre città?

La realtà interculturale, è di questo che si tratta, di Ravenna differisce dalle altre realtà con un solido impianto di associazioni che si stringono prima attorno alla Rappresentanza dei cittadini extra UE e poi attorno all'attivissimo Coordinamento delle associazioni Ravenna Solidarietà.

Qual'è la difficoltà più grande di chi giunge in città da paesi lontani?

Non si può parlare di una e una sola difficoltà. Le difficoltà per chi giunge da lontano sono tante. Questa città per natura ospitale finché il lavoro era un valore solido e riconoscibile, ora che il lavoro è in via di smantellamento come valore, si è installata l'ostilità verso le espressioni culturali da chi giunge da lontano (vedi caso moschea).

Cosa sono le seconde generazioni? Che esperienza vivono?

Personalmente sono molto critico con l'espressione "seconda generazione". E' un'espressione che esclude e che contiene in sé una insnabile contraddizione. Quando diciamo seconda generazione intendiamo dell'immigrazione, mentre la condizione di immigrati non si eredita. Chi nasce qui non ha compiuto alcun viaggio e non può essere tacciato di essere un immigrato di seconda generazione. L'esprerienza che vivono i figli degli immigrati non è dissimile da quella che vivono i figli degli italiani. Appunto sta crescendo sotto i nostri occhi, anche se stentiamo a vederla, una generazione totalmente nuova, una generazione cresciuta insieme nella diversità, estranea agli adulti. Il futuro è già qui, si può dire.

Matteo Cavezzali

 
Un momento del Festival delle Culture
Un momento del Festival delle Culture

IL PROGRAMMA DEL FESTIVAL

Saranno tre giorni di musica, incontri, danze, gastronomia, mercati che coinvolgono in maniera attiva decine di associazioni di migranti e autoctoni. Prima Manifestazione culturale in Italia con un direttore artistico di origine straniera, lo scrittore algerino Tahar Lamri, il Festival delle Culture è nato per valorizzare l'arte del dialogo e la diversità culturale che, come sancito dalla Dichiarazione Universale dell'Unesco del 2001, è necessaria per il genere umano quanto la biodiversità per qualsiasi forma di vita. Il Festival quest'anno è dedicato al tema dell'acqua, come fonte di vita e diritto inalienabile di ogni essere umano. La grande festa cittadina sarà infatti aperta da un simbolico fiume di giovani artisti che venerdì 4, dalle 17.30, dalla splendida Basilica di San Vitale inonderà il centro di Ravenna attraversandolo con un coloratissimo corteo in cui si esibiranno percussionisti senegalesi, danzatori di jerk e hip hop, atleti di parkour, maschere ed acrobati nigeriani, capoeristi, fino a inondare le Artificerie Almagià (darsena di città) che è il cuore pulsante del Festival.

Tre i concerti in programma all'Almagià il venerdì sera.Dopo un'esibizione di arti marziali cinesi alle 21 salirà sul palco l'australiano Dave Kaye che presenterà il suo nuovo album "This Functional", un folk rock contaminato dalle sonorità etniche delle tablas, darbouka e didjeridoo. Alle 21.30 uno dei momenti clou con la Banda del Villaggio Solidale, un'orchestra di musicisti rom della Romania nati nel 2005 in reazione allo sgombero del campo nomadi di via Capo Rizzuto a Milano. Terza band della serata, alle 22.30, i Quilombo Total, un ensemble meticcio (italio-marocchino-argenitino-giamaicano) con un originale mix di gnawa, rap, reggae e musica latina.

La festa di sabato sarà aperta alle 18 con un Sabar, un ancestrale spettacolo della tradizione senegalese che ruota attorno al frenetico dialogo fra balli femminili e percussioni maschili. Seguono dalle 19.30 le danzatrici filippine, il Taijiquan e Qigong dei maestri cinesi, il mini-concerto etno-indie-rock dei giovanissimi Apolide&Suli per arrivare a un alto momento di danza etnico-contemporanea: alle 21 la compagnia camerunese Mo'O Me Ndama presenterà lo spettacolo "Bissima e Match", un racconto per coreografie che racchiude tutta la storia dell'Africa. Come degna appendice due balli curati dalle associazioni nigeriane di Ravenna con un finale "Voodoo Rituals". Alle 22.30 si cambia completamente registro: occuperanno il palco i giovani di seconda generazione, diranno la loro sul razzismo per introdurre poi il loro ospite, il rapper Aban che terrà un concerto di rime infuocate a scaldare il pubblico per la notte disco Shakin' Generation.

Domenica 6 giugno sarà la serata della consegna del premio all'intercultura città di Ravenna (ore 21), che quest'anno viene assegnato a Emergency. Presente la responsabile del centro per migranti di Palermo. A precedere la cerimonia uno spettacolo in costume di danze e musiche dal lontano Bangladesh, mentre alle 21.30 spazio alle danze nigeriane con "Ugho Dance & Ogieke Dance", "Obayangbon Dance", "Opuruiche Dance & Ekpo Dance" e"Ika Cultural Dance". Chiuderà il Festival il concerto di Andrea Capezzuoli e Compagnia che alle 22.30 sul palco dell'Almagià presenterà il suo viaggio nella musica popolare dall'Europa a Québec.

Non solo spettacoli al Festival delle Culture. Venerdì 4 alle 14.30, a Sala Meandri (centro città), si incontreranno giovani di ogni nazionalità facenti parte di Generazione in Movimento, Rete ToghetEr, Crossing Tv, Juvenilia per presentare e discutere una serie di cortometraggi da loro realizzati, in particolare nell'ambito del progetto ministeriale Pillole di identità. Di fronte all'Almagià sarà poi allestita una suggestiva tenda berbera che ospiterà due incontri: sabato, alle 18, la presentazione di "Terre di seta", il progetto di cooperazione con il Madagascar del Villaggio Globale di Ravenna, domenica alla stessa ora Marina Girardi con un dialogo attorno al suo libro "Kurden People" sulla diaspora curda dalla Turchia.

Attorno alla tenda berbera si svilupperà poi la fiera del Festival, con un mercato di prodotti artigianali dai cinque continenti, la seconda fiera del baratto e del riuso (solo domenica) e tre punti ristoro: il ristorante Marrakesh, con specialità maghrebini e mediorientali, il ristorante Aralya con cibi dall'India, Sry Lanka e Indonesia, e la cucina romagnola a base di piadina e salumi.

Tornando al tema dedicato: il Festival delle Culture aderisce alla campagnaAcqua Bene Comune. Sempre sulla questione dell'acqua è incentrata la mostra Futuro di Sabbia, un'esposizione di pannelli fotografici che illustrano il drammatico fenomeno della desertificazione, a cura dell'Associazione di Cooperazione Rurale in Africa e America Latina, Cospe, Icu e Rc.

La mobilitazione della cittadinanza è grande per la preparazione del Festival e diversi eventi avverranno anche alcuni giorni prima. Tra questi si segnala lo spettacolo teatrale "Ehi Vanja, Bisogna vivere!" di Evelyna Drianovska, per il 150° compleanno di Cechov, che si tiene alle 21 al Teatro dello Zodiaco (via E. Mattei 28) sabato 29 e domenica 30 maggio. La serata dedicata all'emigrazione italiana, con un reading e una performance teatrale sul linciaggio dei salinari italiani in Francia ad inizio ‘900 (Sala Forum, via Berlinguer 11, lunedì 21 ore 21). La Festa della Repubblica di Lido Adriano: un'intera giornata nella periferia marittima di Ravenna con ospiti la banda di musica albanese Spartiti per Scutari Orkestra  (2 giugno, dalle 10 del mattino a mezzanotte, viale Parini 48).

Infine il Festival delle Culture anche quest'anno approda al Ravenna Festival, venerdì 11 giugno, alle ore 21, nei giardini di San Vitale, nella serata "Voci nella Preghiera". Le comunità dei cittadini immigrati di Ravenna si uniscono in un In-canto di voci sparse sui tre grandi libri, introdotti dal filosofo Umberto Galimberti.

VENERDI IN EDICOLA SUL QUI MAGAZINE l'inchiesta sulle seconde generazioni di immigrati e diversi interventi sul tema dell'intercultura.

 
 
Il sito del Festival delle Culture