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» Ravenna - 29/04/2010

"Una commedia acida, tra incubo e materia"

Marco Martinelli racconta i due Molière del Teatro della Albe, uno fedele e l'altro infedele

Il regista Marco Martinelli
Il regista Marco Martinelli

Il 2010 per il Teatro delle Albe è forse l'anno con più produzioni da quando la compagnia nacque nel 1983. Abbiamo parlato con il regista Marco Martinelli per farci raccontare il suo anno più lungo.

"Dopo il debutto del ‘Detto Molière' in Belgio sono subito tornato al lavoro con ‘L'avaro' a Ravenna: un'anteprima a Macerata, il debutto a Modena, poi Torino e ora Ravenna, senza respiro".

Come sono nati questi spettacoli?

"Si tratta di due spettacoli completamente diversi, legati da Moliere. Il ‘Detto Molière' (produzione belga che sarà a Ravenna in ottobre) è una drammaturgia mia ispirata al ‘Medico per forza', ma è una creazione autonoma a cui ho lavorato con Ermanna Montanari. ‘L'avaro' invece è attaccato al testo di Molière, nella traduzione di Cesare Garboli. È una rievocazione dell'antico in maniera anarchica. Ci siamo incatenati ai cinque atti del testo come un poeta che si lega a scrivere i versi in terzina. Lo piazzamento più forte è Ermanna che interpreta il ruolo maschile di Arpagone. Non è ‘en travesti', è vestita con un semplice vestito nero e una treccia da cinese. La forza sua sta nello schiacciamento della voce. Con un microfono domina come la voce del padrone.

Come ha accolto il pubblico ‘l'avaro'?

Lo spettacolo è arrivato al giovane appassionato di teatro di ricerca come all'anziana abbonata di prosa. Entrare nello spettacolo è come passare attraverso la porta dei sogni, è un passaggio strettissimo e larghissimo allo stesso tempo. È un pertugio che è stato attraversato da molti spettatori.

 

 
L'avaro
L'avaro di Moliere riletto dal Teatro delle Albe

 

Molière per ‘l'Avaro' si ispirò a Paluto, che era romagnolo e alla Commedia dell'Arte, ora voi lo riportate in Romagna, è un cerchio che si chiude?

Ci sono percorsi di lunga durata. Alla mostra ‘Hystrionica', sulle maschere del teatro antico, ho trovato una citazione di un testo latino che diceva: ‘se vuoi trovare il circo vai a Roma, se vuoi trovare il teatro vai a Ravenna'. Chi l'avrebbe mai detto? Non si pensa mai che il proprio lavoro possa avere echi così lontani.

Denaro e amore sono i temi al centro del testo.

‘Dov'è il denaro?' È la domanda cruciale. Di amore vero, in realtà, ce n'è poco. È finto, come quello che avevamo messo in scena nel nostro ‘Sogno di una notte di mezza estate', i personaggi rinuncerebbero all'innamorata per un vestito nuovo. È una commedia acida, tra il reale e l'immaginario, tra l'incubo e la materia. Non ci sono i grandi sentimenti, ma un vuoto. Non c'è la ribellione, ma la forza della realtà. Un rigor mortis.

Il teatro delle Albe ha avuto diverse fasi, da quella ‘Romagna-Africa' con gli attori senegalesi, a quella ‘non-scuolina' con i ragazzi in scena, che fase state attraversando ora?

Non sono fasi che vengono una dopo l'altra, ma si incastrano. È un percorso a spirale e rimane sempre un eco della fase precedente. Qui sono in scena gli attori storici, assieme ad altri che sono tornati e tre nuove entrate. Le Albe sono una tribù fatta di più ondate.

Solitamente dopo le prime repliche lo spettacolo viene modificato e assestato cosa avete cambiato ne l'Avaro'?

Niente. Il ‘Detto Molière' in quindici repliche è stato tagliato di 20 minuti. ‘L'avaro' invece è rimasto uguale. Questo perché il testo è Molière. Quando metto in scena un mio testo il Marco regista da una botta in testa al Marco drammaturgo e cambia lo spettacolo.

Quali sono i vostri nuovi progetti?

Un anno così non lo avevamo mai fatto. Quattro debutti in sei mesi e il 2011 con la direzione di Ermanna al festival di Santarcangelo. Abbiamo due spettacoli all'interno del Ravenna Festival a giugno e luglio. Uno è il risultato di una ‘non-scuola' fatta con cinquanta ragazzi tunisini e siciliani di Mazzara del Vallo, l'altro è un mio monologo, che sarà interpretato da Alessandro Renda con i canti siciliani dei fratelli Mancuso, sulle tragedie del mare, su quei ventimila morti dei barconi che cercavano di arrivare in Sicilia".

L'avaro del Teatro delle Albe sarà in scena al teatro Rasi di Ravenna al 4 al 14 maggio

Matteo Cavezzali

 
L'avaro