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» Ravenna - 11/03/2010

MAMMA MIA! La rubrica sui bambini di Silvia Manzani (18)

Armate di pazienza, coinvolgete i piccolissimi in cucina. Si divertiranno e le loro ricette diventeranno dei rituali

Preparare la cena con un bambino piccolo che gironzola per casa è un’impresa. Tra pentole e ciotole varie, fornelli accesi e soffritti, il tempo per badare alle sue richieste non c’è. C’è poco da fare. Voltate verso la cucina e con le spalle al pargolo e ai suoi movimenti, provate ad arrotolare fettine di carne alla velocità della luce, a confezionare sughi più rapide che si può (in barba ai consigli della nonna), a mescolare impasti azionando il vostro braccio in modo da fare invidia alle case che producono robot e frullatori. Tutto questo per evitare che vostro figlio si attacchi alle vostre gambe pretendendo attenzioni, passeggi sotto schizzi bollenti e movimenti di coltello, esiga di cenare troppo prima del previsto.

Per sottrarsi a questo incubo in cui le prime a rischiare siete voi (la velocità in cucina fa spesso rima con tagli, sangue, disinfettante e cerotti), è bene, quando si può, coinvolgere il pargolo nella preparazione. Bisogna averne voglia, certo. Ieri è stato uno di quei giorni. Dovevamo andare a cena da amici, ai quali avevamo promesso di portare il dolce. E mi è venuta un’idea: andare a cercare in un negozio del centro grembiule e cappello da chef formato ridotto. Detto fatto: ho raccattato un completino a quadretti bianchi e rosa, munito anche di guanto da cucina. E già nella fase travestimento, la pargola era divertita.

Quando ha visto ciotola in acciaio, cucchiaio e vasetto dello yogurt (la nostra torta è partita da lì), il suo entusiasmo si è trasformato in fibrillazione. Dopo aver evitato che trangugiasse tutto il contenuto del barattolino, ha capito il meccanismo: rovesciare nella ciotola il contenuto del vasetto. E così abbiamo trattato farina, olio, zucchero, uova, lievito, gocce di cioccolata. Quando abbiamo versato l’impasto nella teglia, ma soprattutto quando abbiamo infornato il tutto, le proteste sono state inevitabili. Il sogno di mangiare il frutto di quel lavoro è svanito sotto gli occhi di mia figlia.

Che però, la sera, si è rifatta. Ingerendo a manate quel ben di dio prodotto dalle sue manine e dalla pazienza di mamma e papà. Stamattina c’era ancora qualche schizzo sul pavimento, ma la soddisfazione per il proprio lavoro (a cena la torta è sparita in un battibaleno) supera ogni cosa. E i piccoli sono i primi a saperlo.

La nostra ricetta, rivisitata per l’occasione, sarà d’ora in poi uno di quei riti ai quali i piccoli si affezionano in due nanosecondi. La liturgia è il loro pane. Anzi, il loro dolce.

 
 
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