Logo stampa
Il quotidiano online della provincia di Ravenna
 
 
 
 
Sei in: Homepage » In Primo Piano » MAMMA MIA! La rubrica sui bambini di Silvia Manzani (17)
» - 07/03/2010

MAMMA MIA! La rubrica sui bambini di Silvia Manzani (17)

Bando all'ordine e a se stesse: come sopravvivere alla reclusione forzata quando vostro figlio è ammalato

Un bimbo piccolo ammalato è peggio della zappa sui piedi. Non tanto per le conseguenze dirette del qualsivoglia virus (mia figlia è un angelo quando ha la febbre), quanto per la reclusione forzata alla quale mezza famiglia è costretta. Specie se si tratta del week end, in genere la prigionia mi innervosisce parecchio. Soprattutto se non so come far passare alla pargola ore e ore in sessanta metri quadri. Ho consultato la mia fantasia, qualche sito, ho accolto suggerimenti di amici e parenti. E ho elaborato la mia strategia di sopravvivenza alla detenzione, che vi giro per le emergenze. Le clausole iniziali da accettare sono due: “chissenefrega del caos” e “in questi giorni sono disposta ad annullarmi per far stare sereno il bambino”. Se avete barrato entrambe le caselle, allora continuate a leggere.  

– procuratevi uno dei tanti dvd in commercio dei cartoni dello Zecchino d’oro. Chiamarli una mamma del cielo è poco. Il mix musica-personaggi animati ipnotizza il bambino, che addirittura riuscirà a stare immobile davanti alla televisione come mai ha fatto in vita sua. In una giornata sono arrivata ad ascoltarlo otto volte, tanto che mi sveglio la notte canticchiando “Torero camomillo”.  

- tirate fuori i vestiti del bambino che non usate più. Io ne ho qualche scatolone in casa. Lasciate che vostro figlio li prenda, li butti all’aria, si travesta, li utilizzi come originali stracci per strofinare il pavimento. E scordatevi che poi li rimetta a posto, questa è pura utopia.  

- tenete in casa ogni tipo di colore e materiale per pastrocchiare. Alcune cose le ho comprate mesi fa ma le tengo lontane dalla portata della pargola per non esaurire tutte le proposte troppo in fretta. Plastilina, coriandoli, adesivi, acquarelli: tutto questo ben di Dio è ancora intonso a casa mia. Per ora ci siamo limitati a colori a dita, pennarelli, matite colorate, colori a cera. Abbiamo una vita, davanti.  Ma soprattutto influenze e gastroenteriti varie ed eventuali.

- dal cassetto fate uscire anche gli album delle fotografie. Premesso che mia figlia adora staccarle dalle pagine di cartoncino avorio per poi – a volte – stropicciarle sotto i pugni, l’attività porta via parecchio tempo, tutto quello che serve per descrivere ogni immagine. Le parole “mamma”, “papà”, “nonna” e via di seguito vi tartasseranno ma sarà un interessante ripasso dell’albero genealogico. 

- dopo aver tolto coltelli, pelapatate, pelacarote, grattugie e forbici, fate accedere il bimbo malaticcio al fantastico mondo del cassetto delle posate. A lui non parrà vero. Tutto quel luccichio, quel metallo, quel rumore sordo, lo ammalierà. Lui simulerà il gesto della “pappa”, sbaverà ovunque ma un veloce giro in lavastoviglie farà tornare il vostro parco forchette e cucchiai come nuovo. Niente paura. 

- date al pargolo (con la giusta parsimonia perché costano un fottio) le salviette profumate che tenete sul fasciatoio. Mia figlia gira per casa pulendo parquet, mobili, divano. Oppure le usa per detergersi la faccia e pulire i piedi.

- quando portate il bambino al parco fategli raccogliere foglie, fiori, rametti, erbe aromatiche (noi davanti a casa abbiamo foreste di rosmarino) e conservate tutto questo patrimonio naturale. Quando sarà ora di chiudersi in casa potrete realizzare degli amatoriali collage, muniti solo di vinavil e fogli di carta. Se siete degli adepti della conservazione (alzo la mano) appiccicate sopra i lavoretti dei bambini della carta trasparente adesiva. E decorate la sua cameretta. Lui ne sarà fiero.

Sono solo sette idee, è vero, ma se aggiunte ai soliti giochi e ai soliti libri, contribuiranno a farvi ammazzare il tempo. Garantito.