
Tamburelli, pianoforte, bottiglie piene di sciroppo: portate i bambini a "Coccole sonore"
“Un corso di musica? A quest’età? Ma che cosa fanno fare ai bambini?”. Quante domande prima di iniziare. Ma la risposta è semplice: “Di tutto un po’”. Il liceo musicale Pinza di Ravenna (via Cavina) è l’unico in città a proporre un’ora alla settimana di “Coccole sonore” a partire dai 18 mesi. Anch’io sono andata incuriosita con la pargola. E ne sono uscita entusiasta. Premetto che tra le tante note musicali rientrano anche quelle dei pianti e degli urli, fisiologici a questa età. Ma il resto è davvero una full immersion nel suono.
Si parte con qualche canzoncina per bambini. Si battono le mani e poi i piedi. Si gira intorno su un tappeto. Qualche minuto, non di più. L’attenzione, soprattutto ad un anno e mezzo, quando la si riesce a conquistare non dura che un attimo. Dunque via all’attività successiva. La maestra tira fuori un sacco pieno di tamburelli e sonagli: i bambini di sbizzarriscono (le mamme pure). Poi arrivano delle bottiglie di plastica sigillate piene di sciroppi colorati: bottiglie da scuotere tipo maracas. Poi ci si ferma: “Silenzio!”, invoca la maestra. E per un secondo non si ascolta che il suono del proprio respiro. Poi musichetta relax, accompagnata da bolle di sapone che i bambini tentano di acchiappare. Infine tutti al pianoforte, quello vero, altro che pianole della Chicco. Ad alcuni bimbi i tasti arrivano ad altezza naso, ma l’importante è riuscirne a pigiare qualcuno per la soddisfazione di sentirne il suono. Gran finale, una musica che ondeggia, un drappo blu che simula il mare, palloncini mignon.
Le reazioni sono le più disparate: chi resta tutto il tempo aggrappato alle gambe della mamma, chi si butta in pista (la mia, con il suo egocentrismo, è una di queste), chi alterna le due cose. La maestra assicura che anche i più timidi e restii, dopo le prime lezioni, romperanno il ghiaccio e si lasceranno andare. I bambini infatti, nella lezione di “Coccole sonore”, non vengono mai obbligati a fare nulla: solo stimolati. Ed è vero anche che ognuno porta dentro l’aula il suo “patrimonio musicale”: mia figlia, in questo senso, è stata fin da embrione super tartassata. Nella pancia ascoltava Ludovico Einaudi e Max Gazzè. Appena sfornata passava le sue giornate, fin dall’alba, sugli spartiti di Giovanni Allevi. Poi si è dovuta sorbire, in ordine sparso, i remake di De André, Dente, Malika Ayane, Francesco Renga. In macchina, però, esige lo Zecchino d’Oro: appena entriamo punta il dito contro la radio, come a pretendere che, almeno in quei dieci minuti che separano casa dall’asilo, vadano in onda le sue, di musiche. Non mi resta che accontentarla.