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» Ravenna - 11/02/2010

Di mare e di terra: il punto di Fausto Sartini

Ecologicamente parlando… torna in auge il vecchio “Paguro” al largo della costa ravennate. Guardate nel servizio le immagini di ieri e di oggi

la vecchia piattaforma metanifera Paguro a Ravenna
La piattaforma "Paguro" era visibile dalla diga foranea nord

La conoscevano tutti, almeno fino alla metà degli anni Sessanta. E non era necessario mettersi in navigazione per vederne la sagoma scura in mezzo all'acqua verdeazzurra, bastava passeggiare in riva al mare o raggiungere la diga foranea di Marina e guardare all'orizzonte, nemmeno troppo lontano, in direzione nord-est.
Si vedeva bene la famosa piattaforma "Paguro", che all'epoca rappresentava lo stacco economico dai durissimi momenti del dopoguerra e il simbolo dello sviluppo, lento e progressivo, dell'industria italiana. L'Adriatico, in tal senso, era uno spazio ideale per i sogni del presidente dell'Eni, il grande Enrico Mattei, che aveva deciso di puntare carte importantissime sull'estrazione del gas metano.
Poi, per questioni radicalmente diverse (e molto intricate...), i due destini imboccarono una strada simile, nel senso della sparizione violenta dalla scena di entrambi: la personalità di primo piano e l'impianto marittimo più famoso della costa ravennate.
Adesso, il "Paguro" è solo un relitto artificiale, conosciuto molto bene dagli appassionati di immersioni con maschera, bombole e pinne, oltre che dai vari marinai in transito e dagli ambientalisti.
Non è un caso, infatti, che la sua presenza sia diventata particolarmente rilevante sotto il profilo naturalistico: il relitto della piattaforma è diventato il primo di importanza comunitaria istituito in Emilia-Romagna. Situato a undici miglia al largo della costa ravennate, il Sic si trova nel luogo dove affondò, nel 1965. Nel tempo si è trasformato in un vero e proprio reef, una barriera corallina artificiale dove vivono specie animali e vegetali rare.

 
la situazione sommersa della piattaforma Paguro
Il sito adesso è meta dei sommozzatori

E' facile avvistare astici, cicale di mare, occhiate, mormore, scorfani neri, spigole, gronghi, tanto che una quindicina di anni fa il sito venne dichiarato, con decreto ministeriale, zona di tutela biologica: divieto di pesca, dunque, e meta perfetta per i subacquei.

"La Rete Natura 2000, costituta dai Sic e dalle Zone di protezione speciale, rappresenta un salto di qualità per i territori - spiega l'assessore all'ambiente Lino Zanichelli -. Mi riferisco sia alla tutela che alle opportunità di finanziamento destinate alle attività che si possono svolgere sul posto. L'istituzione del Sic al largo di Ravenna rappresenta il primo passo verso un'ulteriore valorizzazione del nostro mare".

Con quella del "Paguro" le zone di protezione speciale presenti in Emilia-Romagna passano da 148 a 153, con un aumento di circa mille ettari, per una superficie complessiva di quasi 263 mila ettari, che equivale alll'11,7% del territorio regionale.

 
l'esplosione del Paguro
Il momento dell'esplosione del "Paguro"

L'ESPLOSIONE DEL PAGURO

La piattaforma Paguro, varata nel 1963 a Porto Corsini, nel settembre 1965 doveva perforare il pozzo PC7 per raggiungere un giacimento a circa 2900 metri di profondità.
Purtroppo, oltre a quello, la trivella intaccò un secondo giacimento, che conteneva gas a pressione elevatissima. Furono subito attivate le misure di sicurezza, ma dopo poco le pareti del pozzo cedettero e sprigionarono un'eruzione non controllabile.

Il Paguro si incendiò. Nell'incidente persero la vita tre tecnici dell'Agip: Pietro Peri, Arturo Biagini e Bernardo Gervasoni.
Il pulviscolo di acqua e gas, che raggiunge i 30 metri di altezza, bruciò per quasi tre mesi, fino a quando l'Agip, con un pozzo deviato, riuscì a cementare il PC7. L'esplosione creò un cratere centrale profondo 33 metri.

IL RELITTO

Pur essendo molto al largo, la trasparenza delle acque è molto variabile: la visibilità può passare da poche decine di centimetri fino a un massimo di 15/18 metri.
E' sempre presente una corrente Nord-Sud, che risente notevolmente delle escursioni di marea.
Con la buona stagione la temperatura superficiale è in media di 22 gradi, mentre oltre i 18 metri oscilla sui 16 (attenzione però ai "tagli": più di una volta si sono registrate temperature fra i 10 ed i 12 gradi).
Insomma, un'immersione abbastanza faticosa, o quantomeno impegnativa, anche se sempre affascinante.

 
il reef della piattaforma Paguro
Il reef formato dalla piattaforma

IL PAGURO: OGGI UNO SPLENDIDO REEF ARTIFICIALE

Dal 1965 ad oggi sulla piattaforma metanifera affondata è piano piano esplosa una nuova vita. Nella zona più alta del relitto (da -9 a -12 metri) le strutture metalliche sono interamente ricoperte da mitili (Mitilus Galloprovincialis), ostriche (Ostrea Edulis), ed altri organismi sessili (Tunicati, Poriferi, Briozoi, Policheti e Celenterati).
Gli invertebrati mobili più presenti sono Echinodermi, Olotulidi ed Asteroidi; abbondantissimi gli Ofiuridi.
Fra i crostacei si segnala l'astice (Homarus Gammarus), la cicala di mare (Scyllarus Arctus) e alcune varietà di granchi.
I pesci sono quelli tipici dei fondali rocciosi, difficilmente riscontrabili in altre partidell'Adriatico nord-occidentale: Corvine (Sciaena Umbra), Occhiate (Oblada Melanura), Mormore (Lithognathus Mormyrus),Scorfani neri (Scorpaena Porcus), Spigole (Dicentrarchus Labrax) e Gronghi (Conger Conger).
Sul fondale fangoso attorno al relitto vive una rigogliosa fauna: numerose esemplari di Pinna Pectinata, molti Celenterati, Asteroidi ed Ofiuridi.

 
il reef
Un ambiente suggestivo... ma solo per esperti

ASSOCIAZIONE PAGURO e RELITTO PAGURO - ZONA DI TUTELA BIOLOGICA

Un gruppo di amici, animati dall'amore per il mare, agli inizi del 1994 avviano una serie di consultazioni ed incontri "istituzionali" con il Comune di Ravenna, la Provincia di Ravenna, la Regione Emilia-Romagna, la Capitaneria di Porto di Ravenna e con la Facoltà di Scienze Ambientali di Ravenna della Università degli Studi di Bologna, onde verificare la possibilità di creare una "riserva" o "area di tutela" sul tratto di mare interessato dal relitto della piattaforma Paguro. Obiettivo primario è la conservazione, tutela e valorizzazione dell'area del relitto ove sia vietata qualsiasi attività di pesca sportiva e professionale e siano autorizzatele sole immersioni sportive e didattiche nonché, ovviamente, quelle dedicate alla ricerca scientifica.

Il consenso dei vari Enti è totale con un diretto contributo di studio e proposte progettuali di realizzazione, che si traduce nella emanazione, da parte del Ministero delle Politiche Agricole, del Decreto di istituzione della "zona di tutela biologica" in data 21 luglio 1995, peraltro ulteriormente definita nel successivo Decreto del 05 novembre 1996, per una estensione di mt. 1000 per 700.

Nella primavera del 1996, con atto notarile, viene costituita la "Associazione Paguro" quale strumento per la gestione della "zona di tutela biologica", ne sono promotori la locale Cooperativa di pescatori "Nuovo Conisub" ed il "G.S. Sub Delphinus". Nel corso di questi anni si associano ben 23 circoli subacquei dell'Emilia-Romagna, n. 68 privati, n. 3 Società, una Cooperativa di Biologi.

Dal gennaio 1997 la Capitaneria di Porto di Ravenna, con specifica ordinanza, autorizza l'Associazione Paguro ad "organizzare e gestire le visite subacquee nell'area, definendo altresì specifico Regolamento di gestione ed accesso".

L'area attualmente occupata dal relitto del Paguro e dalle piattaforme posizionate nel corso dl 1999/2000 è di circa 15.000 mq. I due siti, limitrofi, hanno caratteristiche diverse e possono offrire alla ricerca scientifica ed ai subacquei notevoli potenzialità ed interessi, soprattutto in relazione alla loro particolare ubicazione (Alto Adriatico) ed alla incredibile vita che ha colonizzato le strutture, offrendo spettacoli di impareggiabile bellezza e fascino, difficilmente riscontrabili anche nelle aree più rinomate del nostro Paese.

Lo scopo è di fare in modo che i ricercatori supportino e confermino, su base scientifica, le opportunità e le potenzialità offerte da questo tipo di intervento sull'ambiente, per il ripopolamento attivo del mare, al fine di poter cogliere tutte le opportunità possibili e recuperare il "gap" nei confronti dell'ambiente e del territorio.
L'immersione sportiva nell'area ha un fascino unico non solo per l'effetto scenografico che le strutture offrono, ma anche per la presenza e vicinanza di migliaia di pesci che finalmente possono convivere con la presenza dell'uomo in quanto discreta e non invasiva. Obiettivo primario dell'Associazione è stato nel corso di questi anni soprattutto la difesa e la tutela dell'area, la codifica di severe norme di sicurezza per le immersioni ed anche la organizzazione di specifici corsi per "Accompagnatori Subacquei del Paguro" a cui hanno aderito 63 soci e che ha lo scopo di accompagnare i subacquei alla visita del relitto.

L'impegno dell'Associazione è finalizzato alla protezione, gestione, conservazione dell'area di tutela biologica, nonché alla divulgazione e conoscenza del grande patrimonio di vita che si è insediato sulle strutture.