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» Ravenna - 14/01/2010

MAMMA MIA! La rubrica sui bambini di Silvia Manzani (12)

Quando un mese in più o in meno fa la differenza. Con annesse qualche "ingiustizia" e qualche esagerazione

“Quant’ha la piccola?”. “Quasi 17 mesi”. Alcuni fanno gli occhi stralunati. Eppure, a quest’età, si contano ancora le settimane di vita. Pochi mesi di differenza, appunto, la differenza la fanno eccome. Beve dal biberon-beve dal bicchiere. Oppure si fa imboccare-mangia con il cucchiaino. Ancora, gattona oppure cammina. Anche per i pediatri, i mesi contano di quel po’. A cinque mesi inizia lo svezzamento, a sei i bambini in genere cominciano a stare seduti, a tot mesi dovrebbero avere tot denti, a circa 11 alcuni muovono i primi passi. Eccetera eccetera.

Ma come per tutte le abitudini, le esagerazioni sono dietro l’angolo. In alcuni fantastici abitini di mia figlia, l’etichetta recita “23 mesi”. Mi chiedo quale differenza ci sia tra 23 e 24, quest’ultima cifra meglio riassumibile nella formula “2 anni”. Vabbè. Il miele, ci spiegavano al corso pre-parto, non si può dare in pasto ai pargoli fino all’età di un anno, pena lo sviluppo di nocivi batteri. E a un anno meno un giorno? Idem per la frutta. All’inizio dello svezzamento solo banana-mela-prugna. In realtà ogni tipo di omogeneizzato (tranne quelli tropicali o alla fragola) dice “dai 4 mesi in su”. Via libera, dunque, ad albicocche, pesche e bla-bla-bla. E su mia figlia un frutto piuttosto che l'altro non ha mai causato problemi.

Fatto sta che la migliore amica della mia bambina ha esattamente due mesi e sei giorni in meno di lei. E nonostante tra le due non ci sia un abisso, le regole a volte le separano. Quando una aveva undici mesi e l’altra tredici, in piscina erano in due gruppi distinti. Adesso che le rispettive mamme le vorrebbero mandare ad un corso di coccole sonore, per vederle unite devono aspettare che la più piccola raggiunga la soglia dei 18 mesi come la grande farà a breve. Tra qualche anno, o anche prima, queste sfasature anagrafiche si dissiperanno ma per ora hanno conseguenze reali. Che ingiustizie.

Forse bisognerebbe dare ragione ai bambini. Quando mia figlia era in fasce, un bambino mi fermò in giro per la strada, affacciandosi alla carrozzina: “Che carina! Quanti anni ha?”. “Zero, ha solo due mesi”. “Perché si contano anche i mesi?”. Viva l’ingenuità.

Per commenti e segnalazioni scrivetemi a qui11@quimagazine.it