
La spesa, la neve, le cose belle, l'amicizia. Ecco cosa s'impara da una bambina di sedici mesi durante due settimane di vacanze
In questi giorni di tête à tête con mia figlia causa vacanze di entrambe (sulle mie ho qualche dubbio) ho imparato molto. Questa full immersion dalla quale ho bandito fretta e frenesia mi ha spalancato le porte di lei in un modo che non avevo sperimentato prima (eccetto quando era una neonata). Ne ho trasformato il risultato, il succo, in un vademecum, che forse serve più a me che a voi ma chissà.
Scena 1: AL SUPERMERCATO. Posto che la spesa grossa con un pargolo è davvero un’impresa, ho imparato a limitarmi agli acquisti veloci. Il carrello, se non è necessario, meglio lasciarlo dov’è. Prendete i cestini con le ruote. Ok, per comprare il classico latte-uova-farina ci metterete due ore se va bene. Ma almeno la spesa sarà una goduria per i piccoli. La mia, al timone del suo mini trolley, si sente davvero un capitano. Percorre le corsie in lungo e in largo, si avventura nel reparto frigo ignorando il gelo, fa le piroette, gira su se stessa, infila meticolosa nel cestino i prodotti che le passo nelle mani. Insegnamento 1: i bambini, dove è possibile, vanno coinvolti nelle azioni dei grandi.
Scena 2: SOTTO LA NEVE. La neve è una rogna, mi indispettisce. Ma per i bambini anche molto piccoli è fantasmagorica. Il percorso parcheggio-pizzeria, una sera, è diventato meglio di un luna park. Suo padre, ignorando l’utilizzo del cappuccio del giubbotto, la teneva in braccio parallela al suolo, di modo che i fiocchi le cadessero sulla faccia. Le risate sono assicurate. Senza contare la fase “spalare la neve da sopra e intorno la macchina”: mia figlia sembrava ipnotizzata dallo spettacolo, reso più esilarante dal lancio di qualche palla verso di lei. Insegnamento 2: non date retta a mia nonna che dice saggia (?), in un dialetto che non so riprodurre, che “i bambini senza denti hanno freddo in tutti i tempi” e (adesso ci provo) “ta lé da chuté” (non mi odino i cultori del romagnolo) che tradotto sarebbe “la devi coprire”, un monito che quando sono fortunata mi viene ripetuto dieci volte di seguito.
Scena 3: AL BAR. Non credevo che una bambina di sedici mesi potesse memorizzare così bene un bar. Eppure bastano un cane e un biscotto a sortire l’effetto. Siamo entrati una mattina in un caffè che non dirò vicino casa. Sotto la cassa c’era un BA-BA. Visto che noi ci stavamo leccando i baffi con il nostro cappuccino, abbiamo pensato bene di condividere con lei quel momento comprandole un biscotto. Da allora è stata fatta. Quando entriamo in quel bar, è una continua richiesta del cane. E senza biscotto si scatena in un pianto disperato. Negli altri bar non succede. Insegnamento 3: è più bello andare in un bar a cui siamo affezionati tutti, pena un biscotto in più e una cantilena imperterrita, che in un altro che non soddisfa nessuno. Viva le cose piacevoli.
Scena 4: DALL’AMICA DEL CUORE. “Oggi pomeriggio andiamo a trovare la Martina”. Anche questa volta avevo sottovalutato la mia scricciola. Lei ha cominciato a battere i piedi, a ridere di gusto mettendosi le mani sulle guance. Non pensavo sapesse associare a quel nome una bambina in carne ed ossa. Imbacuccarla con berretta-sciarpa-piumino è stato un gioco da ragazzi. In macchina, legata alle cinture del suo seggiolino, non ha opposto resistenza. “Dove stiamo andando?”, le chiedevo a più riprese mentre guidavo. “Ta”, uguale Martina. Le due hanno giocato mezzo pomeriggio, consentendo una partita di chiacchiere che le mamme non si ricordavano da tempo. Insegnamento 4: le amicizie vanno coltivate da subito, anche per la gioia di mammà.
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